La fideiussione omnibus non è nulla, ma (a determinate condizioni) “risarcibile”.



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Nota a Trib. Roma, 21 settembre 2020, n. 12619.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Tre fideiussori proponevano opposizione avverso il decreto ingiuntivo, emesso dal Tribunale di Roma, con cui era stato loro intimato, in qualità di garanti, il pagamento di alcune rate insolute di un finanziamento stipulato tra la Banca opposta e il debitore principale, chiedendone la revoca a causa della nullità delle fideiussioni prestate, per difetto di causa, per la non meritevolezza degli interessi perseguiti ex artt. 1325, 1418 e 1322 c.c., per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c., nonchè per violazione della forma, nonché per contrasto con norme imperative, in quanto attuative di intese anticoncorrenziali vietate dalla l. n. 287/90.

Relativamente all’eccepita nullità delle fideiussioni per violazione dell’art. 2 della l. n. 287/1990, in materia antitrust, il giudice romano rileva come la questione tragga, come ormai noto, origine dal provvedimento di Banca d’Italia, n. 55 del 2 maggio 2005, con il quale si dichiarava il contrasto con l’art. 2, secondo comma, lett. a), degli artt. 2, 6 e 8 dello schema contrattuale di fideiussione omnibus predisposto dall’ABI[1].

Il giudice romano, dopo aver riassunto puntualmente i principali pronunciamenti avutisi in seno alla giurisprudenza di legittimità[2], richiama un recente arresto della giurisprudenza di merito[3], per cui, premesso che le intese vietate (e, quindi, nulle) siano quelle che “abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza e che la standardizzazione contrattuale è anticoncorrenziale nel caso in cui gli schemi contrattuali prevedano clausole, incidenti su aspetti importanti del negozio, che impediscano un equilibrato contemperamento degli interessi delle parti”, anche laddove lo schema contrattuale della singola fideiussione sottoposta all’attenzione del giudice appaia speculare rispetto a quello stigmatizzato dalla Banca d’Italia, ciò non esclude che vi siano stati, nello stesso periodo attenzionato, Istituti che abbiano offerto delle condizioni fideiussorie più favorevoli e migliori di quelle materialmente sottoscritte dal garante, né che il garante non sia stato comunque coartato da tali disposizioni, poiché, esemplificativamente, la fideiussione era stata indicata dalla Banca come condizione necessaria per l’apertura del credito o per l’erogazione del finanziamento. Di talché, appare necessario, per affermare la nullità della fideiussione omnibus, accertare il nesso di dipendenza tra quest’ultima e lo schema predisposto dall’ABI e sottoposto al vaglio della Banca d’Italia, in funzione di Autorità Garante per l’accertamento delle violazioni della legge antitrust nel settore creditizio, ovvero un collegamento negoziale, del quale, nella fattispecie oggetto del giudizio, non vi è prova.

La prevalente giurisprudenza di merito ha osservato, inoltre, che l’eventuale nullità delle clausole contrattuali recettive di un accordo anticoncorrenziale non possa avere l’effetto di travolgere l’intero contratto, venendo in rilievo l’art. 1419 c.c., secondo cui la nullità di singole clausole contrattuali può essere determinativa di quella dell’intero contratto solo nel caso in cui i contraenti non l’avrebbero stipulato in loro assenza[4], circostanza, nel caso di specie, non addotta dalla Banca e che non risulta verosimile con riferimento al fideiussore (posto che le clausole ritenute invalide da Banca d’Italia sono sfavorevoli al fideiussore)[5].

In ossequio agli orientamenti richiamati, il Tribunale di Roma ritiene infondate le domande attoree di nullità (totale o parziale) dei contratti di fideiussione per cui è causa. Invero, la legge antitrust n. 287/90 detta norme a tutela della libertà di concorrenza aventi come destinatari non soltanto gli imprenditori, ma anche gli altri soggetti del mercato, ovverosia chiunque abbia un interesse, processualmente rilevante, alla conservazione del carattere competitivo di quest’ultimo; il consumatore finale, che subisce un nocumento da una contrattazione che non ammette alternative per effetto di una collusione “a monte”, ha a propria disposizione (ancorché non sia partecipe di un rapporto di concorrenza con gli imprenditori autori della collusione) l’azione di accertamento della nullità dell’intesa e di risarcimento del danno, di cui all’art. 33 legge antitrust[6].

È, pertanto, evidente la differenza intercorrente tra gli accordi “a monte” (rectius, le intese tra imprenditori, oggetto di valutazione in merito all’illiceità per violazione della normativa antitrust e, consequenzialmente, sanzionate con la nullità) e i contratti “a valle” (in relazione ai quali, per contro, può essere esercitata l’azione risarcitoria). La nullità per violazione della disciplina antitrust è, dunque, espressamente prevista per le intese illecite tra imprenditori, non per i singoli contratti stipulati con i clienti, rispetto ai quali, in quanto costituiscano lo sbocco delle intese illecite e ne rappresentino l’esecuzione, l’ordinamento giuridico prevede la tutela risarcitoria a favore del contraente danneggiato.

Si rileva, inoltre, che, in considerazione della particolare natura della fideiussione (che è un contratto accessorio a un rapporto creditizio stipulato dal debitore garantito con l’Istituto di credito a favore del quale viene prestata la garanzia) non possa desumersi, sic et simpliciter, dalla mera coincidenza tra le clausole contrattuali sottoscritte dal fideiussore e quelle di cui ai nn. 2, 6 e 8 dello schema ABI la limitazione della concorrenza in danno del garante, laddove la scelta del contraente dipende dall’intera operazione creditizia in cui si inserisce la fideiussione, il cui attore principale è il debitore garantito.

Nel caso di specie, ne consegue l’infondatezza dei motivi di opposizione.

 

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Per un approfondimento, A. Zurlo, Fideiussione omnibus e disciplina anticoncorrenziale, in questa Rivista, 8 agosto 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/08/08/fideiussione-omnibus-e-disciplina-anticoncorrenziale/.

[2] Per un approfondimento, A. Zurlo, Le fideiussioni “a valle” e le intese anticoncorrenziali “a monte”: le prime “immunizzate” dalla nullità delle seconde, in questa Rivista, 2 ottobre 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/10/02/le-fideiussioni-a-valle-e-le-intese-anticoncorrenziali-a-monte-le-prime-immunizzate-dalla-nullita-delle-seconde/.

[3] Il riferimento è a Trib. Napoli, 1 marzo 2019, n. 2338, già annotata in questa Rivista, con commento di M. Lecci, Sulla nullità delle fideiussioni modello ABI, 3 aprile 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/04/03/sulla-nullita-delle-fideiussioni-modello-abi/.

[4] Sulla questione, F. Greco – A. Zurlo, Analisi della garanzia fideiussoria, tra validità anticoncorrenziale e revisionismo consumeristico, in corso di pubblicazione in Responsabilità Civile e Previdenza. V. anche A. Zurlo, La nullità parziale delle fideiussioni omnibus, in questa Rivista, 20 luglio 2020, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/07/20/la-nullita-parziale-delle-fideiussioni-omnibus/; P. Verri, Fideiussioni omnibus: la nullità è parziale, in questa Rivista, 2 aprile 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/04/02/fideiussioni-omnibus-la-nullita-e-parziale/.

[5] Cfr. Trib. Roma, n. 17243/2019.

[6] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 4 febbraio 2005, n. 2207, con nota di T. Meschini, Nota a Cass. civ. S.U. n. 2207 del 2005, in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 6, 2005, 721. V. A. Zurlo, Fideiussione e violazione normativa antitrust: la tutela è solo risarcitoria. Nota a una pronuncia controtendenza., in questa Rivista, 19 settembre 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/09/19/fideiussione-e-violazione-normativa-antitrust-la-tutela-e-solo-risarcitoria-nota-a-una-pronuncia-controtendenza/.

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