La non rimborsabilità dei costi di istruttoria, in caso di estinzione anticipata del finanziamento.



5 min read

Nota a Trib. Mantova, 30 giugno 2020.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con una recentissima ordinanza, il Tribunale di Mantova, con riferimento a una domanda di ripetizione delle spese collegate all’erogazione del credito, in ragione dell’anticipata estinzione del finanziamento, ha rilevato la non pertinenza della sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’11 settembre 2019 (c.d. “Lexitor”) al nostro contesto nazionale.

Invero, secondo il giudice mantovano, tale pronunciamento, emesso in esito a un giudizio pregiudiziale sull’interpretazione di una disposizione normativa polacca, si è limitato a «osservare che al cliente, in caso di estinzione anticipata, spetta il rimborso delle spese collegate al finanziamento che siano non solo ricorrenti, ma altresì quelle fisse per evitare che il soggetto finanziatore possa riversare sulle spese fisse anche eventuali costi ricorrenti così da non recargli un ingiusto profitto.». La decisione de qua, pur tuttavia, non pare attagliarsi al sistema ordinamentale italiano, dal momento che quest’ultimo, rispetto a quello polacco, è certamente più garantista per il cliente, annoverando una puntuale disciplina dei diritti restitutori, in caso di estinzione anticipata del finanziamento.

Difatti, come testualmente riportato nell’ordinanza annotata, l’art. 125sexies TUB (di trasposizione della normativa unionale) statuisce che: «1. Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto. 2. In caso di rimborso anticipato, il finanziatore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito. L’indennizzo non può superare l’1 per cento dell’importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto è superiore a un anno, ovvero lo 0,5 per cento del medesimo importo, se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno. In ogni caso, l’indennizzo non può superare l’importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per la vita residua del contratto. 3. L’indennizzo di cui al comma 2 non è dovuto: a) se il rimborso anticipato è effettuato in esecuzione di un contratto di assicurazione destinato a garantire il credito; b) se il rimborso anticipato riguarda un contratto di apertura di credito; c) se il rimborso anticipato ha luogo in un periodo in cui non si applica un tasso di interesse espresso da una percentuale specifica fissa predeterminata nel contratto; d) se l’importo rimborsato anticipatamente corrisponde all’intero debito residuo ed è pari o inferiore a 10.000 euro.». La circostanza che non vi sia alcun riferimento ai costi “iniziali” del credito non pare possa essere surrettiziamente derubricata a una mera dimenticanza del normatore, integrabile manutentivamente, né, tantomeno, comportare un’eccessiva sproporzione a svantaggio del cliente.

A tale ultimo riguardo, il Tribunale mantovano evidenzia l’ingiustificata singolarità del rimborso di una quota delle spese di istruttoria, in quanto strettamente inerenti a un’attività che l’Istituto di credito svolge in una fase prodromica alla stessa erogazione della somma finanziata e che, in quanto tale, «anche laddove l’importo erogato fosse anticipatamente estinto, non potrebbe essere rimborsata pro quota essendosi svolta tutta già prima dell’erogazione del credito.».

Ne deriva che gli unici costi suscettibili di essere oggetto di una domanda di ripetizione, come espressamente previsto dal succitato art. 125sexies TUB, sono quelli che non si dovranno più sostenere, avendo rimborsato anticipatamente il debito. Nel caso di specie, consegue l’integrale rigetto della domanda, stante la sua infondatezza.

Siano consentite alcune brevi considerazioni. L’ordinanza mantovana è sintomatica di come, tuttora, nel panorama ordinamentale nostrano, la disputa sulla “Lexitor” sia ancora aperta, con la giurisprudenza di merito che, con evidente soluzione di continuità rispetto alla posizione adottata dall’Arbitro Bancario Finanziario (ABF)[1], ha, invero a più riprese[2] (salvo eccezioni)[3], definito l’inapplicabilità diretta del pronunciamento della CGUE ai rapporti tra privati, stante, in primis, l’ontologica differenza intercorrente tra l’ordinamento nazionale ivi attenzionato e il nostro (sì come tratteggiato dal giudice mantovano), anche nelle modalità di recepimento della normativa unionale[4], e, in secundis, l’irriducibile irragionevolezza di prevedere il rimborso di tutti i costi, anche di quelli che rimborsabili non sono, nell’ottica preventiva di un’eventuale condotta opportunistica dell’Intermediario, finalizzata ad artefare la qualifica (e la consequenziale suddivisione) degli oneri recurring e up – front.  

In sostanza, nell’impostazione della Corte di Giustizia, sembrerebbe quasi, mutuando quanto osservato da autorevole dottrina con riferimento all’invalidità delle fideiussioni omnibus[5], che il problema, lungi dall’essere inquadrato nei suoi termini più generali e quindi, affrontato con riguardo al modello contrattuale in sé, soffra una sorta di “soggettivizzazione” di riflesso, sconti quasi un pregiudizio; in altri termini, dalla struttura delle motivazioni, viene il sospetto (legittimo) che la soluzione adottata (quella dell’integrale ripetibilità degli oneri) avrebbe potuto «essere diversa se il creditore garantito fosse un soggetto qualsiasi. E ciò non sarebbe né giusto né coerente.».

Confidando che giunga presto una bonaccia giurisprudenziale.

 


[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, 19 dicembre 2019, n. 2625, già annotato in questa Rivista, con commento di P. Verri, Collegio di Coordinamento ABF: il consumatore ha diritto al rimborso delle componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/12/18/collegio-di-coordinamento-abf-il-consumatore-ha-diritto-al-rimborso-delle-componenti-del-costo-totale-del-credito-compresi-i-costi-up-front/.

[2] Cfr. Trib. Napoli, 10 marzo 2020, n. 2391, già annotata in questa Rivista, con commento di A. Zurlo, La querelle del rimborso degli oneri per l’estinzione anticipata, 18 marzo 2020, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/03/18/la-querelle-del-rimborso-degli-oneri-per-lestinzione-anticipata-linapplicabilita-diretta-della-lexitor/.

[3] V. Trib. Torino, 23 aprile 2020, n. 1434, già commentata in questa Rivista, con nota di P. Verri, Credito al consumo ed effetti della sentenza “Lexitor”: nulla la clausola contrattuale che esclude il rimborso degli oneri up front, 26 maggio 2020, https://www.dirittodelrisparmio.it/2020/05/26/credito-al-consumo-ed-effetti-della-sentenza-lexitor-nulla-la-clausola-contrattuale-che-esclude-il-rimborso-degli-oneri-up-front/.

[4] Per un approfondimento, A. Zurlo, Primum vivere, deinde philosophari: lo strano caso della rimborsabilità delle commissioni, in questa Rivista, 5 novembre 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/11/05/primum-vivere-deinde-philosophari-lo-strano-caso-della-rimborsabilita-delle-commissioni/.

[5] V. G. Valcavi, Se ed entro quali limiti la fideiussione «omnibus» sia invalida, in Foro it., 1985, I, 507.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap