L’ordinanza dell’Epifania (la prima del 2022): prova dell’affidamento in conto corrente e conseguenze delle nullità per mancanza di forma scritta.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 5 gennaio 2022, n. 188.

di Antonio Zurlo

 

In presenza di eccezione di prescrizione della Banca, è onere del correntista, attore in ripetizione dell’indebito, allegare e provare l’esistenza di un contratto di apertura di credito in conto corrente, che consenta di qualificare come non già solutorie, bensì meramente ripristinatorie della provvista, le rimesse effettuate entro i limiti dell’affidamento[1]. Nella specie, la Corte territoriale aveva affermato l’esistenza di un c.d. “fido di fatto”, indicandone il limite nello stesso “massima scoperto consentito”; tale affermazione, pur tuttavia, cosiste in una mera petizione di principio, avulsa dall’indicazione di qualsiasi prova della stipulazione (ancorché per facta concludentia) di un vero e proprio contratto di apertura di credito in conto corrente. In altri termini, si sostanzia nella pura e semplice affermazione della presunzione del carattere non solutorio (ma meramente ripristinatorio) di tutte le rimesse affluite in un conto corrente che presenti un saldo passivo per il correntista: affermazione che non può, a giudizio della Prima Sezione, essere condivisa, per quanto osservato.

Del pari, la Corte d’Appello ha errato nell’escludere il riconoscimento di qualsiasi interesse, a fronte della dichiarata nullità del rapporto di conto corrente, per mancanza di forma scritta. Invero, laddove sia dichiarata la nullità de qua, non può trovare applicazione l’art. 1284, comma 3, c.c., oltre che l’art. 117 TUB, che presuppongono, per contro, la sussistenza di un’obbligazione ex contractu. In caso di nullità del contratto di conto corrente, la Banca ha, invece, diritto alla restituzione delle somme erogate in favore del cliente, a titolo di indebito oggettivo e, dunque, con la corresponsione degli interessi legati, sì come disciplinati dall’art. 2033 c.c. (ovverosia, con decorrenza dalla data della erogazione o della domanda, a seconda che il cliente – accipiens fosse in malafede o in buonafede).

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 27704/2018; Cass. n. 2660/2019; Cass. n. 31927/2019.

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