Fidarsi è difficile; affidarsi lo è ancora di più: sull’affidamento di fatto.



3 min read

Nota a Trib. Napoli, Sez. II, 8 marzo 2021.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

 

Con la sentenza in oggetto, il Tribunale partenopeo rileva come, con riferimento alla decorrenza del termine di prescrizione, la giurisprudenza di legittimità, assumendo quale premessa necessitata la considerazione per cui il diritto alla ripetizione di un pagamento indebitamente eseguito possa sorgere solo ove tale pagamento esista e sia ben individuabile, ha evidenziato che, in linea di principio, il termine di prescrizione non possa che iniziare a decorrere dalla data del pagamento stesso. In questa prospettiva, si è, quindi, affermato che l’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una Banca, che lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici, maturati con riguardo a un contratto di apertura di credito regolato in conto corrente (analoghe considerazioni possono essere, pur tuttavia, svolte per qualsiasi azione di ripetizione di indebito relativa a interessi e spese addebitate nel corso di un rapporto bancario di conto corrente), è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista (perché effettuati su un conto il cui passivo non abbia superato il limite dell’affidamento concesso dalla banca con l’apertura di credito), dunque non qualificabili come “pagamenti”, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, allorquando, a seguito della richiesta di restituzione del saldo finale da parte della Banca, si verifica quello che può essere definito “pagamento” da parte del cliente. La stessa giurisprudenza ha, tuttavia, anche aggiunto che, nel caso in cui nell’ambito del rapporto attenzionato siano stati effettuati dei versamenti su un conto “scoperto”, ovverosia dei versamenti in assenza di apertura di credito a favore del correntista, oppure dei versamenti destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento, c.d. extrafido (aventi funzione solutoria e qualificabili alla stregua di veri e propri “pagamenti”), la prescrizione decorre dai singoli pagamenti.

In pronunciamenti più recenti si è inoltre statuito che l’onere di allegazione gravante sull’Istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, sia soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia, quindi, necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte[1]. Inoltre, grava sull’attore in ripetizione dimostrare la natura indebita dei versamenti e, a fronte dell’eccezione di prescrizione dell’azione proposta dalla Banca, dimostrare l’esistenza di un contratto di apertura di credito idoneo a qualificare il pagamento come ripristinatorio ed a spostare l’inizio del decorso della prescrizione al momento della chiusura del conto; in tal guisa, poiché per il contratto d’apertura di credito è richiesta la forma scritta ad substantiam, la prova dell’esistenza dell’affidamento deve essere fornita tramite la necessaria produzione in giudizio del relativo documento contrattuale, non potendo la stessa essere fondata su altre “prove indirette”, quali gli estratti conto, i riassunti scalari, i report della centrale rischi, la stabilità dell’esposizione, l’entità del saldo debitore, la previsione di una commissione di massimo scoperto, o altro[2].

Nel caso di specie (contrariamente a quanto sostenuto da parte attrice), le rimesse effettuate sul conto in passivo devono essere considerate tutte solutorie, in quanto non vi è addotta prova di un accordo di concessione di un affidamento a valere sul conto, essendo nullo un accordo meramente verbale relativo ad un fido di fatto per violazione dell’art. 117 TUB. Ne consegue che, tra le ipotesi di ricalcolo effettuate dal CTU, occorre fare riferimento a quella che tiene conto dell’eccepita prescrizione delle rimesse antecedenti il decennio dalla notifica dell’atto di citazione in assenza di fido.

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. V, 22 febbraio 2018, n. 4372; Cass. Civ., Sez. Un., 13 giugno 2019, n. 15895.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 30 ottobre 2018, n. 27704.

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori

  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap