It’s not rocket science: la nullità antitrust delle fideiussioni è solo parziale.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 10 marzo 2021, n. 6543.

di Antonio Zurlo

 

Nel caso di specie, parte ricorrente chiedeva accertarsi e dichiararsi la nullità di una fideiussione stipulata con l’intermediario resistente, in quanto in violazione del Provvedimento n. 55/2005 di Banca d’Italia, relativo alla validità delle garanzie fideiussorie omnibus, redatte su schema approvato dall’ABI. L’intermediario eccepiva, in via preliminare, l’incompetenza ratione materiae dell’ABF e chiedeva, nel merito, il rigetto della domanda.

A giudizio del Collegio bolognese, l’eccezione preliminare è infondata,  in considerazione di quanto affermata nella decisione di coordinamento, n. 14555/2020[1]; segnatamente: “Venendo all’eccezione pregiudiziale sollevata (a p. 1 delle controdeduzioni) dalla banca resistente, si deve rilevare che, ai sensi dell’art. 33, 2° comma, della legge n. 287 del 1990 (e successive modificazioni), le sezioni specializzate in materia d’impresa sono esclusivamente competenti per «azioni di nullità e di risarcimento del danno, nonché i ricorsi intesi ad ottenere provvedimenti di urgenza in relazione alla violazione delle disposizioni di cui ai titoli dal I al IV». Secondo quanto è stato già chiarito da questo Arbitro (ad es. nella già citata decisione del Collegio di Milano n. 16588 del 4 luglio 2019), tale disposizione legislativa è applicabile alle domande di accertamento della nullità dei contratti stipulati “a valle” di tali intese. Poiché nel presente giudizio si tratta non della nullità dell’intesa anticoncorrenziale raggiunta mediante lo schema contrattuale uniforme predisposto dall’ABI, ma della nullità del contratto di fideiussione stipulato tra una delle banche che hanno partecipato a tale intesa e un suo cliente, l’eccezione pregiudiziale sollevata dalla banca resistente è palesemente infondata e deve essere pertanto respinta.”.

Nel merito, parte ricorrente chiedeva dichiararsi la nullità integrale del rapporto fideiussorio, in ragione della circostanza che gli artt. 2, 6 e 8 del contratto fossero pedissequamente riproduttivi degli artt. 2, 6 e 8 del censurato modello ABI (che, secondo quanto accertato dalla Banca d’Italia, si porrebbero in contrasto con il divieto di intese restrittive della libertà di concorrenza, sancito dall’art. 2 della l. n. 287/1990), sì come, del resto, anche il restante articolato presentava notevoli scostamenti dallo schema.

Ciò premesso, il Collegio richiama, in punto di diritto, i principi affermati dalla summenzionata decisione n. 14555/2020 del Collegio di coordinamento, ovverosia: «1. Qualora un contratto riproduca uniformemente i prezzi di acquisto o di vendita o le altre condizioni contrattuali che un’intesa anticoncorrenziale ha fissato in precedenza, le relative clausole contrattuali sono nulle. 2. Per quanto riguarda il prezzo di acquisto o di vendita, in particolare, la nullità della relativa clausola importa la nullità dell’intero contratto, a meno che non siano previsti dalla legge strumenti per integrare tale lacuna (ad es., secondo quanto prevede l’art. 1474 c.c. a proposito della vendita, ovvero l’art. 117, ult. comma, t.u.b. a proposito dei contratti bancari). 3. Per quanto riguarda le altre condizioni contrattuali, la loro nullità importa la nullità dell’intero contratto soltanto quando esse siano essenziali. Quando esse siano invece accessorie, il contratto resta valido per il resto. 4. A tali fini, le clausole contrattuali sono qualificabili come “accessorie” quando, ove esse non fossero state apposte al contratto, quest’ultimo avrebbe comunque avuto un oggetto determinato (o almeno determinabile), ai sensi degli artt. 1346 ss. c.c.; dev’essere peraltro fatta salva la volontà delle parti contraenti di pattuire (espressamente ovvero tacitamente) che una qualsiasi clausola del loro accordo sia “essenziale”. 5. Si tratta di una nullità che può essere fatta valere solo dal ricorrente ed è rilevabile d’ufficio soltanto nel suo interesse. 6. Alla nullità (parziale ovvero totale) del contratto consegue il diritto del ricorrente di domandare la restituzione delle prestazioni ivi previste, ove esse siano state nel frattempo eseguite. 7. Qualora il ricorrente provi di aver subìto un danno a causa dell’intesa anticoncorrenziale, potrà pretenderne il risarcimento a titolo di responsabilità extracontrattuale della parte che abbia partecipato a tale intesa».

L’Arbitro bolognese si pone senza soluzione di continuità, condividendo la motivazione sottostante la richiamata pronuncia, con particolare riferimento ad alcuni passaggi: «Nel merito, si deve anzitutto premettere che la questione della validità dei contratti stipulati “a valle” di intese anticoncorrenziali non è disciplinata dalla legge n. 287 del 1990. Essa è stata pertanto variamente decisa dalla giurisprudenza e costituisce oggetto di un’accesa e sfaccettata discussione dottrinale, la quale non può essere neanche sommariamente riassunta in questa sede. Ai fini del presente giudizio, si deve preliminarmente rilevare che, secondo quanto accertato dal provvedimento della Banca d’Italia di cui si è già detto, lo schema contrattuale uniforme predisposto dall’ABI ha costituito un’intesa anticoncorrenziale diretta a «fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita ovvero altre condizioni contrattuali», risultando così contrario all’art. 2, 2° comma, lett. a), della legge n. 287 del 1990. Tale disposizione legislativa dev’essere interpretata nel senso che essa vieti altresì di stipulare contratti i quali uniformemente recepiscano i prezzi di acquisto o di vendita o le altre condizioni che un’intesa anticoncorrenziale abbia fissato in precedenza (Cass., sez. I, 12 dicembre 2017, n. 29810). Per le ragioni già chiaramente esposte dalla decisione dell’ABF Milano n. 16558 del 4 luglio 2019, si ritiene provato ai fini del presente giudizio che le clausole contrattuali di cui si tratta siano oggetto di applicazione uniforme e che sostanzialmente riproducano gli artt. 2, 6 e 8 dello schema contrattuale uniforme predisposto dall’ABI: esse sono state pertanto stipulate in violazione della norma imperativa dettata dall’art. 2, 2° comma, lett. a), della legge n. 287 del 1990. Poiché tale norma è finalizzata a proteggere l’interesse generale alla tutela della concorrenza e del mercato, si deve ritenere che, ai sensi dell’art. 1418, 1° comma, c.c., le clausole contrattuali in questione siano nulle (Cass., sez. I, 12 dicembre 2017, n. 29810). Si tratta dunque di una nullità parziale del contratto “a valle”, la quale è assoggettata alla disciplina generale dettata dall’art. 1419 c.c. (Cass., sez. I, 26 settembre 2019, n. 24044); in particolare, essa «importa la nullità dell’intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità» (art. 1419, 1° comma, c.c.). Com’è stato più in generale chiarito in dottrina, il riferimento a ciò che le parti avrebbero voluto non è il riferimento a un dato reale ma solo una congettura, che sfugge a ogni obiettivo accertamento, e dalla quale non può quindi dipendere la validità o invalidità del contratto. Ai sensi dell’art. 12 disp. prel. c.c., l’art. 1419 c.c. deve essere piuttosto interpretato teleologicamente, ossia in considerazione della sua ragione giustificativa, che è quella di conservare il contratto salvo che la modifica del contenuto sia tale da non giustificarne obiettivamente il mantenimento. Ciò che si richiede è quindi una valutazione di compatibilità della modifica del contratto con la causa concreta di esso, dovendosi in definitiva accertare se la modifica abbia o no importanza determinante tenuto conto dell’interesse delle parti. Il criterio coincide, così, con quello previsto dall’art. 1420 c.c. per la nullità parziale in senso soggettivo. In altri termini, si deve ritenere che, qualora la nullità parziale del contratto “a valle” riguardi clausole accessorie, esso resti valido per il resto; qualora invece tale nullità riguardi clausole essenziali, esso sia integralmente nullo, a meno che non siano previsti dalla legge strumenti per integrare la sua lacuna (ad es., secondo quanto prevede l’art. 1474 c.c. a proposito della vendita, ovvero l’art. 117, ult. comma, t.u.b. a proposito dei contratti bancari). A tali fini, le clausole contrattuali sono qualificabili come “accessorie” quando, ove esse non fossero state apposte al contratto, quest’ultimo avrebbe comunque avuto un oggetto determinato (o almeno determinabile), ai sensi degli artt. 1346 ss. c.c.; dev’essere peraltro fatta salva la volontà delle parti contraenti di pattuire (espressamente ovvero tacitamente) che una qualsiasi clausola del loro accordo sia “essenziale”. In base a tale criterio, è indubbio che, ai fini del presente giudizio, le clausole specificamente contestate dalla ricorrente siano da qualificarsi come “accessorie”, cosicché la loro nullità non si estende al resto del contratto. Discende da quanto fin qui osservato che la domanda principale della ricorrente, volta all’accertamento della nullità integrale del contratto da essa stipulato con la banca resistente, può essere accolta solo in parte, ossia limitatamente alle clausole contrattuali che sono state specificamente contestate nel ricorso».

In applicazione di quanto sopra (e in attesa del pronunciamento delle Sezioni Unite)[2] l’ABF, in parziale accoglimento del ricorso, non può che rilevare e dichiarare la nullità parziale dei soli artt. 2, 6 e 8 del contratto in contesa.

 

 

Qui la decisione.


[1] V. A. Zurlo, Fideiussioni omnibus: la nuova decisione del Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario (Commento a ABF, Collegio di Coordinamento, 19 agosto 2020, n. 14555), 8 ottobre 2020, Fideiussioni omnibus: la nuova decisione del Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario. | Diritto del risparmio.

[2] Il riferimento è alla recentissima ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, Cass. Civ., Sez. I, 30 aprile 2021, n. 11486, già annotata in questa Rivista, con commento di A. Zurlo, Tanto tuonò, che, alla fine, piovve: rimessa alle Sezioni Unite la definizione delle conseguenze della nullità antitrust delle fideiussioni, 1 maggio 2021, Tanto tuonò, che, alla fine, piovve: rimessa alle Sezioni Unite la definizione delle conseguenze della nullità antitrust delle fideiussioni. | Diritto del risparmio.

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