L’adempimento “sopravvenuto” degli oneri informativi al vaglio dell’ACF.



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Nota a ACF, 14 febbraio 2020, n. 2239.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, senza soluzione di continuità con l’orientamento già espresso sulla questione, ribadisce la necessità che, ai fini di un corretto adempimento degli oneri informativi, l’Intermediario richiami l’attenzione del cliente, al momento dell’investimento, sulle particolari caratteristiche che connotano il tipo di strumento, come per esempio, nel caso di specie, la presenza di una clausola di subordinazione[1].

In circostanza analoghe a quelle oggetto del ricorso, il Collegio ha già avuto modo di rilevare che “l’informazione presente sul modulo dell’ordine di acquisto si presentava addirittura come parzialmente decettiva, giacché in esso si indicava lo strumento finanziario oggetto dell’investimento come appartenente al sottogruppo delle “obbligazioni ordinarie”. Insomma, quand’anche il ricorrente avesse avuto esperienza sufficiente per sapere quali erano le caratteristiche e il grado di rischio delle obbligazioni subordinate, la locuzione presente sul modulo di acquisto era di per sé tale da indurlo a confidare di aver comprato strumenti “ordinari”, e dunque caratterizzati da un grado di rischio infinitamente minore[2].

Nel caso di specie, l’Intermediario eccepiva di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi informativi, dal momento che il cliente aveva sottoscritto, nel medesimo ordine di acquisto, la dichiarazione prestampata “di aver ricevuto informazioni adeguate sulla natura sui rischi e sulle implicazioni del presente ordine e di aver preso nota delle clausole che lo contraddistinguono”. Anche tale deduzione non è meritevole di un qualche accoglimento. Difatti, l’Organismo arbitrale ha già avuto modo di affermare che l’intermediario non possa scientemente ritenere di aver assolto, in modo compiuto, i propri obblighi informativi, per il tramite de “l’impiego di clausole di stile, con le quali si dà atto che il cliente è stato informato in ordine alla natura e ai rischi dell’investimento poi enucleati in documenti (la Scheda Prodotto) ai quali viene fatto rinvio per relationem non è sufficiente per ritenere che vi sia stata puntuale ottemperanza da parte dell’Intermediario medesimo agli obblighi di che trattasi[3].

Da ultimo, parte resistente rilevava come il ricorrente avesse, in ogni caso, acquisito successivamente contezza della natura subordinata delle obbligazioni acquistate, tramite la missiva sull’Offerta Pubblica di Scambio promossa dalla Banca. A prescindere dalla circostanza di natura strettamente procedimentale che il documento de quo fosse stato prodotto “tardivamente”, solo nelle repliche finali, non consentendone il contraddittorio, nessuna prova è stata fornita in merito all’effettiva ricezione di tale comunicazione da parte del cliente. Ne consegue che non possa ritenersi comprovata l’effettiva ricezione da parte del cliente e, consequenzialmente, l’adempimento sopravvenuto degli obblighi informativi da parte dell’Intermediario o, comunque, una sostanziale ratifica dell’operato di quest’ultimo da parte dell’investitore.

In relazione alle doglianze circa la mancata produzione dei questionari MiFid e la valutazione di adeguatezza/appropriatezza dell’investimento, la negligenza documentale dell’Intermediario, nonostante l’espressa richiesta di Parte ricorrente in tal senso già nella fase precedente al presente procedimento, non consente una valutazione della veridicità o meno delle valutazioni effettuate in punto di adeguatezza/appropriatezza dell’investimento; pur constando che la Banca avesse segnalato al cliente la non appropriatezza per “difformità dell’investimento rispetto all’esperienza dichiarata”, la mancata produzione dei questionari non permette di avere contezza relativamente al percorso motivazionale adottato a fondamento di tale giudizio e, in conseguenza, di verificare anche il grado di diligenza della condotta dell’Intermediario. Né, in chiave suppletiva, si potrebbe utilizzare, quale unico parametro per valutare la correttezza dell’operato della Banca, la composizione e la movimentazione del portafoglio del ricorrente, posto che nel rendiconto titoli precedente all’acquisto contestato non si riscontra la presenza di obbligazioni subordinate nel portafoglio del cliente, che, per converso, era composto solo da titoli con indice di rischio inferiore rispetto a quelli di cui si controverte.

In maniera non dissimile, non può accordarsi meritevolezza all’eccezione con cui la Banca vorrebbe attribuire rilevanza causale allo status di ex dipendente dell’Intermediario del ricorrente, venuto meno circa due anni prima dell’operazione contestata e che, pertanto, non può realisticamente assumere rilievo.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] V., ex multis, ACF, 19 settembre 2019, n. 1851.

[2] Cfr. ACF, 9 agosto 2019, n. 1816; ACF, 18 giugno 2019, n. 1647.

[3] V. ACF, 4 luglio 2018, n. 596.

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