Trading online: la prova della valutazione di non-adeguatezza deve essere univocamente riferibile all’investitore.



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Nota a ACF, 5 luglio 2022, n. 5609.

di Antonio Zurlo (Studio Legale Greco Gigante & Partners)

 

La fattispecie oggetto del ricorso verte sull’acquisto di 250 quote di ETC, effettuato autonomamente dal ricorrente tramite la piattaforma di trading online del resistente, nell’ambito del servizio di ricezione e trasmissione ordini. Dalle condizioni generali, nonché nel Foglio Informativo, era evincibile che, per il canale online, non venisse prestato il servizio di consulenza, ma comunque effettuata la valutazione di adeguatezza.

Nel caso in esame, l’Intermediario resistente, a supporto della propria ricostruzione dei fatti, depositava soltanto una schermata, riproduttiva di dati, nella quale risultava che l’acquisto attenzionato fosse stato classificato come «operazione non adeguata per conoscenza ed esperienza». Dalla schermata in questione non possono trarsi, pur tuttavia, elementi tali da comprovare univocamente che l’operatività si riferisse effettivamente al ricorrente e, tantomeno, risulta dimostrata l’avvenuta segnalazione a quest’ultimo, prima dell’inserimento dell’ordine e con specifica avvertenza bloccante, della non adeguatezza dell’operazione, né, ancora, che il ricorrente avesse preso visione di tale avvertenza, prima di dare comunque seguito all’operazione. Del pari, con riferimento all’informativa precontrattuale, l’intermediario non ha fornito alcuna prova a supporto dell’addotta ricostruzione dei fatti, non dimostrando, più nello specifico, di aver messo a disposizione online copia del KID relativo all’ETC in questione, né, tantomeno, qualsivoglia informativa sulla rischiosità e complessità del prodotto.

 

 

Qui la decisione.

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