Ammissibilità dell’acquisizione documentale d’ufficio, ex art. 210 c.p.c., in sede di consulenza tecnica, senza previa richiesta stragiudiziale, ex art. 119 TUB, della documentazione da parte del correntista.



8 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. III, 10 novembre 2020, n. 25158.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile ritiene fondate le censure della società ricorrente, inerenti all’applicazione della normativa processuale in riferimento all’ordine di esibizione della documentazione bancaria afferente a un conto corrente (ovverosia, gli estratti del conto), disposto dal giudice in accoglimento dell’istanza istruttoria, tempestivamente proposta, ex art. 210 c.p.c.

 

Le circostanze fattuali.

In particolare, parte ricorrente deduceva l’erroneità delle statuizioni della sentenza di secondo grado, laddove, accogliendo il secondo motivo di appello della Banca resistente, aveva limitato l’indagine sull’effetto dell’anatocismo, ai documenti bancari prodotti tempestivamente dalla stessa correntista, non estendendola, per contro, anche a quelli acquisiti mediante ordine di esibizione disposto dal giudice, ex art. 210 c.p.c., ricevuti ed esaminati dal CTU. Il giudice di secondo grado aveva rilevato, difatti, la mancanza dei presupposti per l’emissione dell’ordinanza di esibizione, assumendo che essa non potesse supplire all’onere probatorio gravante sulla correntista – attrice e censurando, quindi, l’autorizzazione conferita allo stesso CTU, nel corso della consulenza, ad acquisire ulteriori documenti. In altri termini, la Corte d’Appello ha ritenuto di non aderire al filone interpretativo per cui, in ragione del principio di prossimità o vicinanza della prova, avrebbe dovuto essere la Banca convenuta a fornire la documentazione che la cliente non aveva avuto cura di produrre; in tal guisa, il giudice del gravame ha ritenuto che il principio de quo non potesse giustificarsi in base alla diversità di forza economica dei contendenti, ma esigesse l’impossibilità dell’acquisizione probatoria, non rinvenibile nel caso di specie, in quanto negata dalla facoltà riconosciuta in capo al cliente dell’Istituto di ottenere copia della documentazione, ai sensi dell’art. 119 TUB.

Pertanto, l’acquisizione ex officio di documenti, dopo l’infruttuoso decorso dei termini processuali per le produzioni documentali (coincidente, nella fattispecie, con lo spirare del termine per le memorie istruttorie), si porrebbe in evidente contrasto con il regime di preclusioni sancito per l’indicazione dei mezzi di prova e il deposito documentale, principio non derogabile da parte del giudice e superabile solo attraverso il meccanismo della rimessione in termini, da attivarsi su istanza della parte incorsa in una decadenza per causa a sé non imputabile (ipotesi neppure allegata dalla difesa di parte attrice). Da tali premesse, la Corte ha fatto discendere la necessità di rielaborare i calcoli del rapporto di dare – avere mediante espletamento di una nuova CTU, che tenesse conto della documentazione ritualmente prodotta dall’attrice in primo grado, espungendo, consequenzialmente, quella acquisita con l’ordine di esibizione o, comunque, autonomamente dal perito contabile.

A giudizio del Collegio, i motivi di ricorso presuppongono la soluzione di un’unica centrale questione: se possa (o meno) ritenersi ammissibile l’acquisizione di documentazione nuova in sede di CTU, per il tramite di un’ordinanza di esibizione, ex art. 210 c.p.c., emessa in accoglimento di istanza di parte, avanzata entro i termini preclusivi, ex art. 184 c.p.c., quandanche la parte non si sia avvalsa della facoltà, insita nell’art. 119 TUB, di chiedere alla banca la documentazione afferente al rapporto bancario.

 

La decisione del Collegio.

In punto di fatto, è pacifico che: – la società attrice abbia depositato con la prima memoria la sola documentazione relativa agli estratti conto afferenti al periodo compreso tra il 1992 e il 2000, e non quella risalente al tempo di apertura del conto corrente; – la stessa abbia, contestualmente, avanzato istanza di esibizione, ai sensi dell’art. 210 c.p.c., relativamente a tutta la documentazione inerente al rapporto di conto corrente, a partire dal 10.08.1983; – il giudice di primo grado abbia accolto l’istanza di esibizione de qua ; – in corso di esperimento della CTU, la società abbia effettuato un ulteriore deposito di estratti conto, relativi ad altro periodo (rispetto al 1992-2000), utilizzati dal consulente, autorizzato dal giudice ad acquisire la documentazione presso l’Istituto di credito, sulla base dell’ordine di esibizione disposto.

Sotto il profilo dell’ammissione dell’istanza di esibizione, deve, innanzitutto, rilevarsi che la sentenza impugnata non sia conforme al principio recentemente affermato in seno alla giurisprudenza di legittimità, in tema di interpretazione dell’art. 119 TUB, per cui «il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre diritto di ottenere dalla banca il rendiconto, ai sensi dell’art. 119 del d.lgs. n. 385 del 1993 (TUB), anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all’art. 210 c.p.c., perché non può convertirsi un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà ad onere vincolante»[1].

Difatti, il potere del correntista di chiedere alla Banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi dell’art. 119, quarto comma, TUB, anche in corso di causa e attraverso qualunque mezzo si mostri idoneo allo scopo. Tale principio si pone, invero, a conferma di un consolidato orientamento della giurisprudenza di merito. In materia va, peraltro, ricordato che il diritto del cliente ad avere copia della documentazione abbia natura sostanziale, e non meramente processuale, e che la sua tutela si configuri come situazione giuridica “finale”, e non puramente strumentale.

Non possono, pertanto, trovare applicazione, nella fattispecie, i principi elaborati dalla giurisprudenza in ordine di esibizione dei documenti, ex art. 210 c.p.c., e, dunque, non può pertanto negarsi il diritto del cliente di ottenere copia della documentazione richiesta, adducendo a ragione e in linea di principio la natura meramente esplorativa dell’istanza in tal senso presentata[2].

Da rilevare è, inoltre, che la norma del comma 4 dell’art. 119 T.U.B. non contempla, o dispone, nessuna limitazione che risulti in qualche modo attinente alla fase di eventuale svolgimento giudiziale dei rapporti tra correntista e istituto di credito. D’altra parte, non risulta ipotizzabile una ragione che, per un verso o per altro, possa giustificare, o anche solo comportare, un simile risultato. En pendant, è, inoltre, da rimarcare come la richiamata disposizione dell’art. 119 venga a porsi tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli Intermediari bancari.

Di talché, appare ictu oculi evidente come non possa risultare corretta una soluzione che addivenga a una surrettizia limitazione dell’esercizio di questo potere, alla fase anteriore all’avvio del giudizio eventualmente intentato dal correntista nei confronti della Banca presso la quale è stato intrattenuto il conto. Una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge (che, peraltro, si manifesta inequivoco), ma, per di più, tende a trasformare uno strumento di protezione del cliente, quale quello in esame, in uno meccanismo processuale di penalizzazione del medesimo, facendo transitare, in via indebita, la richiesta di documentazione del cliente dalla figura della libera facoltà a quella, decisamente diversa, del vincolo dell’onere.

D’altra parte, non è neppure da ritenere che l’esercizio del potere in questione sia in qualche modo subordinato al rispetto di determinare formalità espressive o di date vesti documentali, né, tantomeno, che la formulazione della richiesta, quale atto di effettivo esercizio di tale facoltà, debba rimanere affare riservato delle parti del relativo contratto o, comunque, essere non conoscibile dal giudice o non transitabile per lo stesso. Simili eventualità si tradurrebbero, invero, in appesantimenti dell’esercizio del potere del cliente, non previsti dalla legge e frontalmente contrari, altresì, alla funzione propria dell’istituto.

A completamento, è premura della Terza Sezione specificare, in concreto, l’impossibilità di una esibizione documentale, ai sensi dell’art. 210 c.p.c., a fini meramente esplorativi. A tal riguardo, nel caso in cui «non sia contestata l’applicazione al rapporto di conto corrente di interessi ultralegali non pattuiti nelle forme di legge, nonché l’applicazione della capitalizzazione trimestrale», «non può mettersi in dubbio l’esistenza di un conto corrente, non contestato dalla Banca e dunque l’esistenza della documentazione relativa alla sua gestione». In ragione dei contenuti propri del quarto comma dell’art. 119 TUB, il «correntista ha diritto di ottenere dalla Banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale»[3].

Pertanto, l’accoglimento delle due censure assorbe gli ulteriori motivi di ordine processuale, nonché quelli collegati al potere di acquisizione della medesima documentazione esercitato dal CTU, posto che questo si ricollega all’ordine di esibizione disposto dal giudice, non rivelandosi, quindi, espressione di un autonomo potere conferito al perito contabile, finalizzato ad acquisire ulteriore documentazione.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. VI, 8 febbraio 2019, n. 3875,già commentata in questa Rivista, con nota di M. Lecci, L’esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. prescinde dal 119 TUB, 12 febbraio 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/02/12/lesibizione-documentale-ex-art-210-c-p-c-prescinde-dal-119-tub/; v. anche V. Papagni, Il correntista ha diritto di ottenere le scritture contabili della banca in sede giudiziaria?, in Diritto & Giustizia, fasc. 27, 2019, 6.; Cass. Civ., Sez. I, 28 maggio 2018, n. 13277, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 11 maggio 2017, n. 11554, già rassegnata in questa Rivista, con nota di M. Chironi, Banche, trasparenza e rendiconto: alcune decisioni chiarificatrici, 4 giugno 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/06/04/banche-trasparenza-e-rendiconto-alcune-decisioni-chiarificatrici/.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 12 maggio 2006, n. 11004, con nota di S. Carnesecchi, Spese, ora l’avvocato ha un onere in più – Ma sulla procura basta essere diligenti, in Diritto & Giustizia, fasc. 23, 2006, 25; Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28 maggio 2018, n. 13277, in dejure.it.

[3] V. Cass. Civ., Sez. I, 15 settembre 2017, n. 21472, in dejure.it.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap