L’esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. prescinde dal 119 TUB



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Cass. Civ., Sez. VI, n. 3875 del 08.02.2019

di Michael Lecci

 

 


Nella vicenda de qua la Suprema Corte ha puntualizzato (facendo seguito alla nota Cass., 11 maggio 2017, n. 11554) come sussista un obbligo in capo alla Banca di esibizione documentale – ex art. 210 c.p.c. – a prescindere da una preventiva richiesta di documentazione ex art. 119 TUB e ciò in ragione della natura sostanziale, piuttosto che processuale, del diritto del cliente ad avere copia della documentazione.

IL FATTO

La correntista adiva il Tribunale di Lecce affinché venisse accertata la nullità delle clausole di anatocismo trimestrale e di interessi «uso piazza», nonché l’applicazione di spese e commissioni varie non pattuite; il Tribunale rigettava integralmente le domande attoree sulla scorta della mancanza di documentazione a sostegno delle proprie pretese. Impugnato il provvedimento innanzi alla Corte territoriale, quest’ultima accoglieva parzialmente l’appello dichiarando la nullità delle clausole di anatocismo trimestrale e della clausola di interessi «uso piazza»; la Corte di Appello di Lecce, tuttavia, respingeva la richiesta di esibizione ex art. 210 c.p.c. in ragione dell’inerzia della correntista che non aveva formulato una tempestiva richiesta ex art. 119 TUB.

DIRITTO

Con l’unico motivo di ricorso la correntista ha impugnato la sentenza di secondo grado nella parte in cui ha ritenuto illegittima la richiesta – formulata nei confronti del giudice di primo grado – dell’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. di tali estratti conto e ciò in quanto i documenti sarebbero stati «direttamente accessibili ex art. 119 tub».

Gli ermellini, ripercorrendo il noto orientamento giurisprudenziale[1] in merito, ribadiscono la natura sostanziale, e non meramente processuale, del diritto del cliente ad ottenere copia della documentazione, la cui tutela si configura come situazione giuridica finale, a carattere non strumentale. Ne deriva che, non potendo trovare applicazione i princìpi tipici di esibizione documentale di cui all’art. 210 c.p.c., il cliente ha comunque il diritto di ottenere copia della documentazione richiesta (Cass. N. 11004/2006).

 

La ratio dell’art. 119 T.U.B

 

In merito all’esibizione documentale evidenziano i giudici della Suprema Corte che il comma 4 dell’art. 119 Tub non contempla alcuna limitazione che risulti attinente allo svolgimento giudiziale dei rapporti tra cliente e banca dovendosi rimarcare, contrariamente, come la stessa disposizione costituisca uno dei più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari.

Alla luce di ciò, proseguono gli stessi, non può essere ritenuta corretta la soluzione che limiti l’esperimento di tale diritto esclusivamente alla fase pre-giudiziale. Tale ricostruzione, invero, rappresenterebbe un pregiudizio per il correntista in quanto farebbe transitare la richiesta di documentazione dalla figura della libera facoltà al vincolo dell’onere.

Inoltre, evidenziano gli ermellini che la natura “esplorativa” dell’ordine di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. è da escludere nel caso in cui «non sia contestata l’applicazione al rapporto di conto corrente di interessi ultralegali non pattuiti nelle forme di legge, nonché l’applicazione della capitalizzazione trimestrale» nonché laddove «non [possa] mettersi in dubbio l’esistenza di un conto corrente, non contestato dalla Banca e dunque l’esistenza relativa alla sua gestione».

Pertanto, concludono i giudici, in ragione dei contenuti propri della norma dell’art. 119 comma 4 T.U.B., il «correntista ha diritto di ottenere dalla Banca il rendiconto, anche in sede giudiziaria, fornendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale» (Cass., n. 21472/2017).

 


[1] cfr., di recente, Cass., 11 maggio 2017, n. 11554; Cass., 15 settembre 2017, n. 21472; Cass., 28 maggio 2018, n. 13277; ma v. altresì, più indietro nel tempo e con riguardo all’impianto di base della citata norma del testo unico, Cass., 12 giugno 2006, n. 11004, nonché, e prima ancora, Cass., 22 maggio n. 4598 e Cass., 19 ottobre 1999, n. 11733.

 

 Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. VI, n. 3875 del 08.02.2019

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