Produzione parziale degli estratti conto e “saldo zero”.



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Nota a App. Milano, 14 aprile 2020, n. 903.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Le circostanze fattuali.

La società attrice aveva citato in giudizio, innanzi al Tribunale di Como, la propria Banca, deducendo di aver intrattenuto un rapporto di conto corrente, nell’ambito del quale erano stati applicati interessi passivi in misura superiore al tasso soglia antiusura, nonché la (illegittima) capitalizzazione trimestrale di interessi passivi, valute e commissioni di massimo scoperto non pattuiti. Su tali basi, parte attrice aveva chiesto la rideterminazione del saldo del conto oggetto di causa, con conseguente condanna dell’Istituto alla restituzione delle somme indebitamente percepite e il risarcimento dei danni, da liquidarsi secondo equità.

Con comparsa di costituzione e risposta, la Banca aveva eccepito l’inammissibilità delle domande attoree e, comunque, la loro infondatezza. L’Istituto convenuto aveva, altresì, svolto domanda riconvenzionale, per il pagamento dello scoperto portato dal conto corrente di parte attrice.

Il Tribunale di Como aveva disposto perizia contabile, onde verificare quanto asseritamente dedotto dalla società attrice e, sulla scorta delle domande reciprocamente proposte, e statuito che entrambe le parti fossero onerate dalla produzione di tutti gli estratti conto, inerenti all’intera durata del rapporto. Di talché, attesa la mancata produzione integrale della documentazione contabile, il giudice di prime cure dichiarava la nullità della clausola contrattuale, che prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi, e rigettava le ulteriori domande proposte reciprocamente dalle parti, per mancanza di prova.

Avverso tale pronunciamento, proponeva appello la Banca, chiedendone la riforma, per la violazione della regola sulla ripartizione dell’onere probatorio.  

 

La decisione della Corte. 

La Banca appellante deduceva l’erronea valutazione del giudice di primo grado, lì dove aveva ritenuto necessaria la produzione integrale degli estratti conto, relativi a tutta la durata del conto controverso, ai fini dell’accoglimento della domanda riconvenzionale. Condividendo il principio per cui le parti siano onerate di produrre in causa la documentazione contabile, l’Istituto reputava censurabile la conclusione tratta dal Tribunale, ovverosia la reiezione della domanda riconvenzionale svolta.

In via preliminare, la Corte d’Appello di Milano osserva come l’orientamento adottato dal giudice comasco si ponga in netto contrasto con la giurisprudenza di legittimità, che ha, invero, ribadito (anche recentemente) il principio per cui, qualora non sia versata in atti la documentazione relativa all’intera durata del rapporto, un correttivo sia rappresentato dall’adozione del “saldo zero”, con la conseguente eliminazione dell’eventuale credito della Banca, presente nel saldo iniziale del primo estratto conto prodotto. Laddove, per contro, il primo estratto conto disponibile sia indicativo di un credito a favore del correntista, questo sarebbe favorevole a quest’ultimo e, perciò, esso dovrebbe essere tenuto in debita considerazione da parte dell’organo giudicante.

In particolare, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che “l’assenza degli estratti conto per il periodo relativo ai primi quattordici mesi del rapporto non appare astrattamente preclusiva rispetto alla possibilità di un’indagine concernente il periodo successivo, potendo questa attestarsi sulla base di riferimento più sfavorevole per il creditore istante[1].

Contrariamente a quanto sostenuto dal Tribunale, a giudizio della Corte territoriale, per decidere sulla domanda riconvenzionale, non avrebbero potuto trascurarsi i dati risultanti dagli estratti conto in atti, a partire da quelli messi a disposizione dalle parti, anche in considerazione del fatto che il primo documento contabile prodotto in causa dalla Banca presentasse un saldo a credito per il correntista.

In senso avvalorativo, il Collegio richiama anche un proprio precedente[2], relativo a un caso non dissimile da quello oggetto della controversia, nel quale, dopo aver ricordato che “il c.d. saldo zero trova applicazione nel caso in cui la Banca domandi il pagamento del saldo risultate da una serie continua di estratti conto (a partire da un momento successivo all’apertura del conto) e il primo di essi porti un saldo negativo per il correntista e, quindi, a credito per la banca attrice (ma non quando porti un saldo positivo per il correntista, come avviene nel caso di specie). In tale ipotetico caso, non avendo provveduto la banca a produrre l’integrale serie di estratti conto dall’apertura del rapporto (necessaria a evidenziare la fondatezza del proprio credito in tutte le sue componenti), l’onere della banca di provare la genesi (recte: il fondamento) del proprio diritto di credito – risultante dal primo estratto conto prodotto con saldo negativo per il cliente – deve ritenersi insoddisfatto e così impone al giudice di non considerare provato l’importo a credito per la banca (saldo negativo per il correntista) e, pertanto, di ricalcolare il saldo finale, come se il saldo del primo estratto conto fosse stato zero”, ha precisato che “il caso di specie si presenta, dunque, radicalmente diverso, posto che la banca ha prodotto non tutti gli estratti conto dall’apertura del rapporto, ma comunque una serie continua di essi di cui il primo (e molti altri successivi) presenta un saldo a credito per il cliente.”.

In virtù dei menzionati principi, il rifiuto del criterio del “saldo zero”, effettuato nella sentenza impugnata, non può risultare condivisibile. Non è, neppure, probante, in senso contrario, affermare (sì come nel pronunciamento gravato), l’irrilevanza del saldo del primo estratto conto in atti, a credito per il correntista, “posto che dalla disapplicazione della capitalizzazione trimestrale illegittima, dall’inizio del rapporto, sarebbe potuto discendere un saldo diverso e maggiore per il correntista”.  A tal riguardo, la Corte, in conformità a quanto deciso con il richiamato precedente, rileva che il primo estratto conto prodotto dalla Banca riportasse un saldo positivo per il correntista, ovverosia fosse un documento sfavorevole all’Istituto. Ne consegue che l’onere di provare l’illegittimità delle poste nel periodo antecedente al primo estratto conto positivo (producendo, quindi, gli estratti conto mancati), non possa che gravare sulla parte che, con tale contestazione, ampliando l’oggetto del giudizio, intenda domandare l’accertamento di un proprio maggior credito.

Il Tribunale di Como non aveva ritenuto utilizzabile il saldo de quo per un duplice ordine di motivi: a) parte attrice in primo grado aveva chiesto, nel corso del giudizio, la produzione di tutti gli estratti relativi al rapporto alla Banca; b) parte attrice aveva dichiarato “di non limitare le proprie domande al periodo dal 2005 in avanti”. Trattasi di due circostanze inconcludenti. Difatti, è vero che la società avesse richiesto, in corso di giudizio, un ordine di esibizione documentale, ai sensi dell’art. 210 c.p.c., nei confronti della Banca convenuta. La mancata produzione di tale documentazione, comunque inviata nel corso degli anni, non può, tuttavia, escludere il diritto dell’Istituto creditore di agire in giudizio, per l’ottenimento di un proprio credito, relativo a un periodo successivo all’apertura di credito.

È principio consolidato quello per cui sia gravante sull’attore l’onere di allegazione e di prova; onere disatteso nel caso di specie.

Da ultimo, la Corte milanese rileva come i risultati della consulenza tecnica prodotta da parte attrice differissero solo “per un importo assai modesto” rispetto al saldo del primo estratto conto prodotto dalla Banca: elemento ulteriormente sintomatico dell’erroneità della soluzione accolta nella sentenza impugnata.

In conclusione, accogliendo il motivo di appello, il Collegio ritine che la Banca avesse correttamente adempiuto al proprio onere probatorio, mediante la produzione degli estratti conto (per quanto parziale).

 


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 26 gennaio 2011, n. 1842, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 25 novembre 2010, n. 23974, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. VI, 25 maggio 2017, n. 13258, con nota di E. Bruno, La banca è obbligata ad esibire i saldi di conto corrente sino a risalire al momento di apertura, in Diritto & Giustizia, fasc. 90, 2017, 41.

[2] Il riferimento è a App. Milano, 23 ottobre 2017, n. 4437.

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