Rilevanza della natura facoltativa o meno della polizza assicurativa: indici presuntivi di obbligatorietà e ripartizione dell’onere della prova.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 30 ottobre 2019, n. 23901.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

La controversia, oggetto della presente decisione, concerne principalmente una richiesta di ricalcolo del TAEG applicato in un contratto di prestito personale finalizzato, in particolare sotto il profilo della corretta o meno esclusione del costo relativo alla polizza assicurativa prevista a protezione del credito.

Ad avviso del ricorrente, la difformità tra il TAEG indicato nel contratto (pari all’8,54%) e quello applicato (pari al 10,39%) è conseguenza della mancata inclusione della polizza assicurativa, la quale, sottoscritta contestualmente alla stipulazione del prestito, avrebbe natura obbligatoria.

Contrariamente, l’intermediario eccepiva la correttezza del proprio operato, ritenendo che il carattere facoltativo della polizza potesse essere desunto da una serie di profili[1].

Il Collegio di Bologna, prima di procedere all’esame della presente controversia, ha richiamato il principio di diritto enunciato nella decisione n. 10617/2017 del Collegio di Coordinamento[2], con il quale sono state chiarite le circostanze e le condizioni che determinano il carattere obbligatorio della polizza: “premesso che in presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata spetta al mutuatario dimostrare che essa rivesta invece carattere obbligatorio, quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte, è consentito al ricorrente assolvere l’onere della prova attraverso presunzioni gravi precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: – che la polizza abbia funzione di copertura del credito; – che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata; – che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo”.

Inoltre, al fine di contrastare il valore probatorio di tali presunzioni – le quali risultano essere “ancor più rilevanti quando contraente e beneficiario sia stato lo stesso intermediario e a questo sia stata attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza” –, il Collegio di Coordinamento ha precisato che “la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa: – di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; – ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; – ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento” [3].

Dunque, dopo aver menzionato tale principio di diritto, il Collegio di Bologna ha proceduto alla decisione della controversia de quo.

In primo luogo, dall’esame della documentazione contrattuale afferente alla polizza assicurativa in oggetto, il presente Collegio arbitrale ha ravvisato i tre indici presuntivi di obbligatorietà della stessa: la polizza ha funzione di copertura del credito[4]; i due contratti sono stati stipulati contestualmente e hanno la stessa durata; l’indennizzo è parametrato al debito residuo.

Al fine di superare tali indici presuntivi di obbligatorietà, l’intermediario ha fornito elementi di prova di segno contrario (come previsti dal Collegio di Coordinamento); in particolare, ha provveduto a depositare copia di tre contratti comparativi, stipulati con altri clienti aventi la medesima classe di merito del ricorrente, in assenza di polizza assicurativa a garanzia del credito.

Dopo aver eseguito l’analisi della documentazione fornita dall’intermediario – ritenuta numericamente sufficiente – il Collegio ha valutato “simili” le condizioni previste nei contratti comparativi rispetto a quelle del contratto di finanziamento sottoscritto dal ricorrente.

In primo luogo, ad avviso dell’organo decidente, tali contratti comparativi presentavano un TAN sostanzialmente analogo a quello indicato nel contratto del ricorrente (entro lo scostamento marginale ± 50bp).

In secondo luogo, l’importo finanziato risultava essere entro il parametro di tolleranza individuato dai Collegi arbitrali (cioè ± 25%, pari a 3.150,00 euro).

Inoltre, non solo tutti e quattro i contratti sono con coobbligati, ma la loro data di stipula rientra nello scostamento dei tre mesi.

Per ultimo, è stata evidenziata la durata dei contratti comparativi allegati: in due casi, la stessa coincideva con quella del contratto oggetto della controversia[5].

Alla luce di tali osservazioni, il Collegio di Bologna ha rigettato il ricorso, asserendo il carattere facoltativo della polizza assicurativa abbinata al contratto di finanziamento sull’assunto che, come precedentemente accennato, l’intermediario ha sufficientemente dimostrato di “avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio”.

 

 

Qui il testo della decisione.


[1] Ad avviso dell’intermediario, la natura facoltativa della polizza si evinceva: dall’esame della documentazione contrattuale, in cui alla richiesta di obbligatorietà o meno di sottoscrizione di un’assicurazione a garanzia del credito è chiaramente indicato “no”; dall’utilizzo, per l’adesione alla polizza assicurativa, di uno specifico modulo separato e autonomo; dalla previsione, per il ricorrente, del diritto di recedere dalla polizza, senza ripercussioni sull’efficacia e sulle condizioni del rapporto di finanziamento; dalla circostanza per cui, secondo quanto previsto dalla regolamentazione contrattuale, l’importo della liquidazione in caso di sinistro è versato direttamente ed esclusivamente all’assicurato/cliente.

[2] V. anche ABF, Collegio di Coordinamento, decisioni n. 10620-10621 del 2017.

[3] Sul punto, è opportuno precisare come il Collegio di Coordinamento, data la rilevanza della questione affrontata e le novità apportate in tema di distribuzione dell’onere della prova, abbia ritenuto opportuno che la decisione del merito venisse rinviata ai Collegi remittenti, “anche al fine di concedere eventualmente all’intermediario resistente un termine per fornire gli indici di prova contraria secondo i criteri indicati”.

[4] Tale profilo emerge dal contratto e dai dati della pratica di finanziamento indicati nel modulo di adesione alla polizza.

[5] Lo scostamento di durata del terzo contratto comparativo rientrava, comunque, nei limiti tollerabili di scostamento dal benchmark (± 25%).

Con riferimento agli scostamenti, si rinvia alla decisione del Collegio di Coordinamento n. 16291/2018, la quale precisa che “la verifica degli “scostamenti” non deve essere atomistica, ma implica una verifica globale, ossia non bisogna considerare separatamente i singoli parametri, ma occorre valutarne l’impatto complessivo (ad esempio: un parametro in eccesso può essere compensato da altro in difetto; il raggiungimento dei valori limite per tutti i parametri induce a ritenere la sostanziale difformità del contratto prodotto a comparazione)”.

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