Ripetizione dell’indebito: la Banca convenuta non ha oneri di produzione documentale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 17 aprile 2020, n. 7895.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima sentenza in oggetto, la Prima Sezioni Civile, senza soluzione di continuità con l’orientamento consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità, ha riaffermato che «alle controversie tra Banca e correntista, introdotte su domanda del secondo allo scopo di contestare il saldo negativo per il cliente e di far rideterminare i movimenti ed il saldo finale del rapporto, alla luce della pretesa invalidità delle clausole contrattuali costituenti il regolamento pattizio e, così, ottenere la condanna della Banca al pagamento delle maggiori spettanze dell’attore, quest’ultimo è gravato del corrispondente onere probatorio, che attiene agli aspetti oggetto della contestazione»[1].

In tal guisa, il correntista, che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito, è tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti, che della mancanza, rispetto a questi, di una valida causa debendi: in altri termini, ha l’onere di documentare l’andamento del rapporto mediante la produzione di tutti gli estratti conto, che evidenziano le singole rimesse suscettibili di ripetizione, in quanto riferite a somme non dovute.  

Siffatto orientamento è stato ribadito anche di recente, lì dove si è affermato che il correntista sia onerato dalla ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non possa essere accolta la domanda di restituzione ove siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione e, del pari, che il cliente, attore in giudizio per la ripetizione dell’indebito, sia tenuto a fornire la prova dei movimenti del conto, sebbene il giudice possa integrare la prova carente, sulla base delle deduzioni svolte dalla parte, anche con altri mezzi di cognizione disposti d’ufficio (segnatamente, disponendo una consulenza contabile)[2].

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Bari non si è uniformata al prefato principio, avendo esonerato i correntisti e i fideiussori attori dall’onere probatorio su di loro gravante e imputandolo, illegittimamente, in capo alla Banca convenuta. In  particolare,  la  Corte  territoriale,  qualificata  l’azione  di accertamento del dare – avere, promossa dai correntisti, come tipico giudizio di accertamento delle nullità delle clausole del contratto di apertura di credito, ha affermato l’applicabilità dei principi generali sull’onere della prova, indipendentemente dalla circostanza che la causa sia stata instaurata dal correntista – debitore e che, anche in tale situazione, siano a carico della Banca – creditrice (convenuta in accertamento) le conseguenze della mancata dimostrazione degli elementi costitutivi della pretesa.

Il Collegio evidenzia come non possa scientemente condividersi l’assunto dei giudici di seconde cure, ovverosia che ogni qualvolta la Banca, convenuta in azione di accertamento negativo (o attrice in pagamento) debba dimostrare il proprio credito, abbia il corrispettivo onere di produrre la completa documentazione del rapporto di conto corrente e sia, al contempo, tenuta a produrre in giudizio tutti gli estratti conto, a partire dall’apertura del conto corrente oggetto di contestazione. Tali proposizioni possono essere condivise soltanto nell’ipotesi in cui sia l’Istituto ad agire in giudizio, per domandare il pagamento delle somme dovute, imponendo, per contro, una soluzione opposta nel caso in cui sia il correntista ad assumere l’iniziativa giudiziaria, chiedendo la condanna della Banca alla ripetizione delle somme indebitamente riscosse (esattamente come accaduto nel caso in esame).

In conclusione, la Corte d’Appello barese ha evidentemente errato nel ritenere che la Banca, convenuta nell’azione di ripetizione, fosse tenuta a produrre gli estratti conto, a far data dall’inizio del rapporto, giacché un tale onere incombeva sui correntisti – controricorrenti. Di talché, la sentenza deve essere cassata, con rinvio.

La Corte d’Appello dovrà fare applicazione del seguente principio di diritto:

«In tema di contratto di conto corrente bancario, il correntista che agisca per la ripetizione dell’indebito è tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto ad essi, di una valida «causa debendi» ed è onerato di documentare l’andamento del rapporto con la produzione degli estratti conto, i quali evidenziano le singole rimesse che, riferendosi ad importi non dovuti, sono suscettibili di ripetizione».

 

 

Qui il testo della sentenza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28 novembre 2018, n. 30822, in dejure.it.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 11 novembre 2019, n. 29050, in dejure.it.

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