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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 7 novembre 2022, n. 14249.

di Sara Rescigno

Tirocinante ACF

Nella controversia presa in esame, il Ricorrente – che ha riferito di essere stato vittima di furto con destrezza – ha disconosciuto due operazioni consistenti in un prelievo di euro 600,00 eseguito con la propria carta di pagamento Y e in un prelievo di euro 81,00 eseguito con altra propria carta di pagamento X e ha chiesto all’Intermediario la restituzione delle somme illecitamente sottratte.

L’Intermediario ha sostenuto di non dover restituire alcuna somma al Ricorrente dal momento che le operazioni contestate sono state realizzate tramite la lettura del chip delle carte originali. Secondo l’Intermediario, nel caso di specie, il Ricorrente ha avuto un contegno gravemente colposo, dal momento che ha conservato il PIN assieme alle carte di pagamento e ha bloccato le carte soltanto a distanza di molte ore dal furto.

In merito al profilo della colpa, il Collegio – dopo aver specificato la normativa di settore da applicare al caso di specie[1] – ha richiamato il principio espresso dal Collegio di Coordinamento secondo il quale l’Intermediario che presta il servizio di pagamento, al fine di dare prova della frode, del dolo o della colpa grave dell’utilizzatore, deve indicare una serie di elementi di fatto dai quali possa trarsi la prova, in via presuntiva, della colpa grave dell’utilizzatore[2].

Con riferimento alla custodia dello strumento di pagamento, il Ricorrente ha sostenuto di essere stato vittima di furto con destrezza (nello specifico, di essere stato urtato da una persona sconosciuta che sarebbe riuscita ad impossessarsi del suo borsello a sua insaputa).

In merito al furto con destrezza, secondo l’orientamento condiviso dei Collegi, residuano in ogni caso margini di valutazione della condotta del cliente in ordine alla custodia del PIN.

Sul punto, in relazione all’arco temporale trascorso dal momento del furto fino all’esecuzione delle transazioni illegittime, l’opinione condivisa dei Collegi è quella secondo cui non esiste una soglia temporale integrante una presunzione di colpa grave per il cliente. I profili di negligenza, pertanto, devono essere valutati alla luce del quadro fattuale complessivo disponibile in atti.

Nel caso di specie, il Collegio ha riportato che il furto è avvenuto intorno alle ore 13:00, mentre la prima operazione fraudolenta è avvenuta alle ore 15:59. Ciò premesso, l’Arbitro, ha giudicato troppo breve tale intervallo di tempo per consentire di capire il PIN, peraltro con riferimento a due distinte carte di pagamento, con la conseguenza che, non potendo assumere alcun rilievo dirimente la mera dichiarazione contraria del Ricorrente, il medesimo ne ha ritenuto la conservazione in uno con le carte.

Alla luce delle suindicate considerazioni, il Collegio ha rigettato il ricorso promosso dal Ricorrente.

 

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[1] Cfr., D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11, come modificato dal D.lgs. 15 dicembre 2017, n. 218 di recepimento della direttiva (UE) 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno (cd. PSD 2).

[2] Cfr., Collegio di Coordinamento n. 22745/19.

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