Qualificabilità del servizio offerto al cliente: consulenza o execution only, questo è il dilemma.



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Nota a ACF, 13 maggio 2022, n. 5407.

Massima redazionale

 

Con la recentissima decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha nuovamente affrontato il tema della qualificabilità del servizio offerto al cliente come consulenza in materia di investimenti. Nel caso di specie, a giudizio del Collegio, parte ricorrente non ha offerto alcuna prova, neanche indiziaria, in ordine alla prestazione di una qualunque forma di consulenza da parte dell’Intermediario. In casi analoghi, è già stato stabilito che «le doglianze attinenti alla dinamica dei rapporti tra il cliente e il personale dell’Intermediario non possono essere meramente allegate, ma devono trovare riscontro in idonee evidenze istruttorie che e onere del ricorrente fornire, vertendo in tal caso la prova su circostanze che si collocano al di fuori dell’applicazione del principio di inversione dell’onere della prova di cui all’art. 23 del TUF (Decisione n. 1143 del 29/11/2018, confermata recentemente nella Decisione n. 3895 del 21 giugno 2021) e dovendo essere improntata al fondamentale generale principio di 5 vicinanza della prova»[1].

Nel caso in esame, la ricorrente si è limitata ad allegare la doglianza, senza, pur tuttavia, offrire idonei elementi di prova, o, perlomeno, anche solo circostanziatamente indiziari a sostegno di quanto affermato. Peraltro, il contratto quadro presente in atti non prevedeva la prestazione del servizio di consulenza ma solo l’incarico di svolgere i servizi di negoziazione, negoziazione e collocamento. 

 

Qui la decisione.

[1] Cfr. ACF, 17.05.2021, n. 3766.

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