Richiesta della documentazione bancaria: tra onere probatorio, istanza di esibizione documentale, saldo zero, tutela del cliente e prossimità della prova.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 11 maggio 2022, n. 14872.

di Antonio Zurlo

 

La giurisprudenza di legittimità ha affermato più volte che «alle controversie tra Banca e correntista, introdotte su domanda del secondo allo scopo di contestare il saldo negativo per il cliente e di far rideterminare i movimenti ed il saldo finale del rapporto, alla luce della pretesa invalidità delle clausole contrattuali costituenti il regolamento pattizio e, così, ottenere la condanna della Banca al pagamento delle maggiori spettanze dell’attore, quest’ultimo è gravato del corrispondente onere probatorio, che attiene agli aspetti oggetto della contestazione»[1].

È stato, infatti, stabilito che il correntista, che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito, sia tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto ad essi, di una valida «causa debendi», sicché il medesimo abbia l’onere di documentare l’andamento del rapporto con la produzione di tutti quegli estratti conto che evidenziano le singole rimesse suscettibili di ripetizione in quanto riferite a somme non dovute.

Tale orientamento è stato ribadito anche di recente, affermando che il correntista sia onerato della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, con la conseguenza che non possa essere accolta la domanda di restituzione se siano incompleti gli estratti conto attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione e che il cliente, che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito, sia tenuto a fornire la prova dei movimenti del conto anche se il giudice può integrare la prova carente, sulla base delle deduzioni svolte dalla parte, con altri mezzi di cognizione disposti d’ufficio, in particolare disponendo una consulenza contabile[2].

Ancor più di recente, è stato affermato il principio che «Il diritto spettante al cliente, a colui che gli succede a qualunque titolo o che subentra nell’amministrazione dei suoi beni, ad ottenere, a proprie spese, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, ivi compresi gli estratto conto, sancito dall’articolo 119, comma 4, d.lgs. n. 385 del 1993, può essere esercitato in sede giudiziale attraverso l’istanza di cui all’articolo 210 c.p.c., in concorso dei presupposti previsti da tale disposizione, a condizione che detta documentazione sia stata precedentemente richiesta alla banca e quest’ultima, senza giustificazione, non abbia ottemperato»[3].

In particolare:

  • l’ 119, quarto comma, TUB pone una disposizione che concorre, unitamente alle disposizioni di cui agli artt. 116, 117 e 118 TUB, a definire le obbligazioni gravanti sulla banca in adempimento del contratto stipulato con il cliente e ha, dunque, natura sostanziale, la cui tutela è prevista come situazione giuridica «finale» e non strumentale e ciò non esclude, ovviamente, che la richiesta di documentazione possa essere avanzata in vista della predisposizione dei mezzi di prova necessari ai fini di un’azione del cliente, o di chi per lui (quale curatore fallimentare, fideiussore), contro la banca;
  • l’obbligazione prevista dall’ 119, quarto comma, TUB, sorge dal contratto e deve essere adempiuta solo se il cliente abbia avanzato la relativa richiesta; dal momento della formulazione della richiesta e trascorso inutilmente il termine allo scopo previsto si concretizza l’inadempimento della Banca;
  • in base al tenore letterale dell’ 119, quarto comrna, TUB non può trarsi dal precetto dettato dalla indicata disposizione, il principio secondo cui detta norma possa trovare applicazione anche a giudizio pendente, attraverso qualunque mezzo si mostri idoneo allo scopo, sebbene il correntista non abbia previamente effettuato la richiesta alla banca e questa non via abbia adempiuto; piuttosto l’istanza di consegna degli estratti conti deve precedere, se non l’introduzione del giudizio, quanto meno l’istanza di esibizione rivolta al giudice;
  • il cliente, in caso di inadempimento della banca dell’obbligazione sancita dal quarto comma dell’art. 119 richiamato, ha a disposizione diverse strade: ricorso all’ABF, ricorso per decreto ingiuntivo, istanza di esibizione ex 210 c.p.c.;
  • se il cliente, o chi per lui, abbia esercitato il diritto di cui al quarto comma dell’art. 119 citato e la banca non vi abbia ottemperato, la parte può richiedere l’ordine di esibizione ex 210 c.p.c., mentre se il cliente non abbia effettuato la preventiva richiesta, inadempiuta, non vi sono margini per l’ordine di esibizione di cui all’art. 210 c.p.c.

Nel caso di specie, la società ricorrente, nell’atto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo, aveva dedotto di avere fatto richiesta alla Banca, con lettera raccomandata, di rilascio di tutta la documentazione relativa ai conti correnti intrattenuti e, in sede di istanze istruttorie, aveva espressamente richiesto di disporre l’esibizione e/o acquisizione di tutta la documentazione relativa ai medesimi rapporti. Il Tribunale, alla luce dell’inottemperanza all’ordine di esibizione, aveva posto a base di calcolo il saldo «zero» e su questa base aveva riconosciuto il diritto di credito azionato.

Alla luce dei principi esposti e dell’assolvimento dell’onus probandi a carico del correntista in sede extragiudiziale e giurisdizionale, si deve rilevare che la Corte territoriale non abbia fatto buon governo dei principi suesposti, poiché, pur avendo ritenuto che la mancata produzione degli estratti conto costituisse un inadempimento dell’onere probatorio gravante sul cliente, in relazione alla propria domanda di accertamento negativo, non ha, tuttavia, tenuto conto dell’istanza di esibizione che era stata formulata dalla società ricorrente nel giudizio di primo grado, giudizio che si era concluso con la revoca del decreto ingiuntivo e con la conferma dell’ordinanza ex art. 186quater c.p.c. di condanna dell’Istituto bancario.

In definitiva, il Collegio ribadisce che l’art. 119, quarto comma, TUB, nella versione applicabile ratione temporis, consente al contraente che abbia esercitato il diritto ivi previsto, senza esito positivo, di richiedere l’ordine di esibizione, in sede giudiziale, ex art. 210 c.p.c. Nel caso di specie, il Tribunale, constatata l’inottemperanza della Banca, ha valorizzato le conseguenze probatorie del mancato adempimento all’ordine di esibizione ed ha ritenuto che nella determinazione dell’indebito dovesse assumersi come base iniziale il saldo zero. La Corte d’Appello, ha, per converso, escluso la rilevanza probatoria della duplice inottemperanza, stragiudiziale e giudiziale, applicando il principio, astrattamente corretto, dell’attribuzione dell’onere della prova sui fatti costitutivi della domanda a carico dell’attore, alla fattispecie dedotta in giudizio, senza considerare che il correntista avesse diligentemente adempiuto al proprio onere probatorio, prima con la richiesta ex art. 119 TUB e in giudizio, con il consequenziale ordine di esibizione, in relazione al credito azionato.

La Prima Sezione, da ultimo, ritiene che l’art. 116, secondo comma, c.p.c. imponga di valutare in modo rigoroso il comportamento processuale dell’Istituto bancario, essendo posto a suo carico un obbligo specifico, fondato sullo statuto di protezione del cliente e sul principio di prossimità della prova, di produrre la documentazione richiesta dal cliente, avendo quest’ultimo, il diritto di ottenerne copia. Al contegno processuale omissivo, in questa peculiare fattispecie, deve pertanto ricondursi un rilievo probatorio effettivo, non potendo, come, invece, ha fatto la Corte d’Appello, far discendere dalla duplice inottemperanza della Banca, la conseguenza dell’insussistenza della prova del diritto azionato dal cliente.

 

Qui l’ordinanza.

[1] Cfr. Cass., 28.11.2018, n. 30822.

[2] Cfr. Cass., 17.04.2020, n. 7895; Cass., 11.11.2019, n. 29050.

[3] Cfr. Cass., 13.09.2021, n. 24641.

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