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Nota a Trib. Lecce, 5 aprile 2022, n. 946.

Massima redazionale

 

Come recentemente affermato dalla Suprema Corte di Cassazione[1], l’art. 119, comma 4, TUB pone una disposizione di natura sostanziale, determinativa di un obbligo, in capo alla Banca (in adempimento del principio di trasparenza), di adempiere solo se il cliente abbia avanzato la relativa istanza (a differenza dell’obbligazione di cui al primo comma, che sancisce un obbligo sorgente con la stipula del contratto e che deve essere adempiuto, senza necessità di specifica richiesta). Si tratta, in altri termini, di diritto potestativo.

Pur tuttavia, non vi è nel tenore letterale della norma alcun elemento «dal quale desumere che il cliente possa, per così dire di default, ottenere a lite pendente, la consegna degli estratti conto attraverso qualunque mezzo si mostri idoneo allo scopo, ivi compreso l’ordine di esibizione»; in sostanza, poiché il prefato art. 119, comma 4, TUB non è norma sull’onere della prova, ma è finalizzata a garantire la trasparenza bancaria; non è, pertanto, possibile desumere «che il legislatore abbia inteso consentire al cliente di richiedere, senza limite alcuno, la consegna degli estratti conto a lite pendente, grazie all’intervento del giudice».

Deve, più correttamente, ritenersi che il cliente possa chiedere direttamente alla Banca la consegna degli estratti conto e che ciò possa farlo anche laddove la causa sia stata già introdotta; in caso di inadempimento dell’Istituto, può chiedere l’ordine di esibizione, ai sensi dell’art. 210 c.p.c. Difatti, il ricorso all’art. 210 c.p.c. non può supplire al mancato assolvimento dell’onere probatorio, per cui tale strumento può essere utilizzato solo con riferimento a documenti o altre cose che non sia stato possibile acquisire per altra via (nel caso di specie, con il ricorso all’art. 119 TUB).

Nel caso di specie, la parte attrice si era attivata per acquisire la documentazione mancante; di conseguenza, l’indisponibilità dei documenti non può scientemente farsi ricadere sul correntista. In considerazione di ciò, il ricalcolo deve avvenire facendo riferimento al c.d. “saldo zero”, e non al saldo a debito del correntista risultante dal primo estratto conto disponibile. Invero, la mancanza di prova delle operazioni contabili, che hanno portato alla prima annotazione in conto nota, e la riconducibilità di tale omissione probatoria alla Banca, che non ha esibito gli estratti conto (nonostante, si badi, la richiesta del correntista, ex art. 119 TUB), giustifica il ricorso a tale modalità di conteggio.

 

 

Qui la sentenza.

[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. I, n. 24641/2021.

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