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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 18 gennaio 2022, n. 1388.

di Antonio Zurlo

 

Con l’ordinanza emessa in data odierna, la Prima Sezione Civile, senza soluzione di continuità con il precedente orientamento espresso, ha chiarito che, in presenza di eccezione di prescrizione, formulata dalla Banca, sia onere del correntista (attore in ripetizione dell’indebito) allegare e comprovare l’esistenza di un contratto di apertura di credito in conto corrente, che consenta di qualificare come non già solutorie, ma meramente ripristinatorie della provvista, le rimesse effettuate entro i limiti dell’affidamento[1].

Nella specie, la Corte territoriale aveva accertato la mancanza di un tale contratto e, dunque, aveva escluso, in fatto, che la Banca ne avesse fornito la prova. Non è corretta, a giudizio del Collegio, l’affermazione della sussistenza di una presunzione del carattere non solutorio, bensì meramente ripristinatorio, di tutte le rimesse affluite in un conto corrente che presenti un saldo passivo per il correntista.

Con precipuo riferimento alle modalità di formulazione dell’eccezione di prescrizione da parte dell’Istituto di credito, l’onere di allegazione gravante su quest’ultimo è correttamente soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia, quindi, necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie, ritenute prescritte[2].

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 27704/2018; Cass. n. 2660/2019; Cass. n. 31927/2019.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., n. 15895/2019.

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