Meglio una giuridica verità, che una bella bugia: sulla necessità di rettificare il saldo di conto corrente.



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Nota a Trib. Treviso, Sez. III, 4 maggio 2021, n. 809.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Il Tribunale di Treviso, con la recentissima sentenza in oggetto, si pone senza soluzione di continuità con il recente orientamento manifestatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità[1], per cui, per verificare se un versamento effettuato dal correntista, nell’ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente abbia avuto natura solutoria o solo ripristinatoria, occorra all’esito della declaratoria di nullità da parte dei giudici di merito delle clausole anatocistiche, previamente eliminare tutti gli addebiti indebitamente effettuati dall’istituto di credito e, conseguentemente, determinare il reale passivo del correntista, anche al fine di verificare se quest’ultimo ecceda (o meno) i limiti del concesso affidamento.

Invero, il procedimento di ricalcolo riferito al saldo banca risulterebbe del tutto coincidente con quello riferito al saldo rettificato, se fosse compiutamente rispettato l’art. 1194 c.c., rapportando la dimensione solutoria della rimessa al capitale e competenze liquidi ed esigibili; solo scomponendo tale saldo, si ha evidenza del credito in essere (saldo rettificato) e si può circoscrivere compiutamente la natura di pagamento alla quota di rimessa attinente gli interessi del credito oltre il fido, determinando, di converso, la residua frazione rivolta a estinguere il credito oltre il fido e ricostruire il margine entro l’affidamento.

È premura del giudice trevisano evidenziare come con il solo fatto che le pretese illegittime intervengono in extrafido, marcato dal saldo banca, gli Istituti di credito pretendano di riconoscere a esse una natura solutoria, eludendo i presupposti del pagamento e disattendendo i criteri legali di imputazione, ex art. 1194 c.c., che, nelle pronunce della Suprema Corte, vengono, per contro, posti a presidio da forme indirette e celate di anatocismo, che realizzano (prima ancora che il capitale venga a scadenza), con l’immediato pagamento degli interessi entro il fido, lo stesso effetto della capitalizzazione degli interessi.

In altri termini, per la corretta individuazione delle rimesse aventi una funzione di pagamento non ci si può scientemente affidare alla contabilità della banca e alle sue specifiche risultanze finali, in quanto queste sono spesso solo apparenti e virtuali, controvertendosi, innanzitutto, sulla validità di clausole contrattuali e di prassi contabili applicate anche se contrarie a norme imperative e inderogabili. Di talché, occorre preordinare una ricostruzione contabile del conto corrente bancario, depurandolo dalle conseguenze contabili di clausole e prassi nulle e inefficaci, con le quali la banca abbia concorso ad appesantire (indebitamente) il passivo (e/o lo scoperto di conto corrente) del cliente; solo successivamente a tale preliminare operazione, si può stabilire, in relazione al limite dell’affidamento accordato, se i singoli versamenti eseguiti abbiano avuto una reale ed effettiva natura solutoria (in presenza di uno scoperto ultrafido) o, alternativamente, ripristinatoria (in presenza di un passivo intrafido).

Laddove ci si riferisse al saldo banca, che può essere inclusivo di un insieme di poste illegittime (per esempio, interessi anatocistici, interessi ultralegali e usurari, cms trimestrali capitalizzate, valute fittizie), si ascriverebbe, surrettiziamente, natura e misura solutoria della rimessa all’ammontare del margine oltre il fido e, da tale assunto, conseguirebbe l’incondizionato pagamento delle pretese avanzate dall’Istituto bancario, con le annotazioni in conto, pregiudicando i principi giuridici posti a presidio dei rapporti negoziali sottostanti.

Una lievitazione del saldo banca, connessa alla presenza di interessi e oneri illegittimamente addebitati, è determinativa di una indebita alterazione del credito vantato dalla banca e, mediatamente, di una mendace rappresentazione della posizione entro o extra fido.

In conclusione, i diritti di credito e debito non devono originare dalle annotazioni della banca, ma dai rapporti giuridici sottostanti. I versamenti su conto corrente sono extrafido solo se tali risultano dopo le rettifiche imposte dalle norme di diritto: la realtà giuridica deve prevalere su quella storica, poiché quest’ultima è stata ingenerata da illegittime annotazioni bancarie.

 

 

Qui la sentenza.


[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. I, 19 maggio 2020, n. 9141, già annotata in questa Rivista, con commento di A. Zurlo, Sulla natura ripristinatoria o solutoria delle rimesse in conto corrente (con apertura di credito), 25 maggio 2020, Sulla natura ripristinatoria o solutoria delle rimesse in conto corrente (con apertura di credito). | Diritto del risparmio; Cass. Civ., Sez. I, 15 febbraio 2021, n. 3858, già commentata in questa Rivista, con nota di D. Giovenzana, Azione di ripetizione indebito e meccanismo di imputazione di pagamento ex art. 1194, 2 co., c.c., 16 febbraio 2021, Azione di ripetizione indebito e meccanismo di imputazione di pagamento ex art. 1194, 2 co., c.c. | Diritto del risparmio.

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