Dovere di adeguata verifica della clientela, anche in ambito successorio (e in caso di trust).



3 min read

Nota a ABF, Collegio di Bologna, 12 agosto 2020, n. 14154.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorso risulta presentato in nome e per conto del Trust X dalla legale rappresentante di Y srl, prima trustee del Trust X.

Per consolidato orientamento della giurisprudenza della Suprema Corte – osserva il Collegio arbitrale felsineo – il trust è un soggetto privo di personalità giuridica, in quanto si tratta di un mero insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato. Tali beni sono riferibili al trustee, il quale è l’unico soggetto legittimato ad agire per ottenere tutela giurisdizionale nelle vicende che coinvolgono i beni in trust e soggetti terzi. Tanto premesso, l’Abf rileva – in applicazione del principio di conservazione degli effetti degli atti processuali, che informa anche la giurisprudenza ABF – che, nonostante la compilazione del ricorso, il soggetto ricorrente vada correttamente identificato nel trustee Y srl, che è dotato di capacità di stare in giudizio ex art. 75 c.p.c. ed è altresì dotato della legittimazione attiva per le domande proposte.

In merito, poi, alle domande avanzate dal ricorrente, queste attengono principalmente alla richiesta di risarcimento del danno che lo stesso lamenta come conseguenza di inadempimenti asseritamente posti in essere dall’istituto di credito nell’espletamento della pratica successoria della Sig.ra Z, vale a dire nella liquidazione del conto corrente e del conto titoli della defunta in favore del Trust X.

Precisa il Collegio bolognese che la presentazione della documentazione successoria di cui all’art. 48 del TU in materia di imposte di successione e donazioni (d.lgs. n.346 del 1990) si pone come condizione necessaria affinché l’intermediario possa procedere alla liquidazione dei beni di spettanza dell’erede. Nel caso di specie l’intermediario rappresenta che si è trattato di una doppia successione, dove la Sig.ra Z era a sua volta erede testamentaria del marito, il Sig.re ZZ, deceduto alcuni mesi prima. Il punto non é contestato. È pacifico tra le parti che la dichiarazione di successione è stata inviata alla banca in data 23.04.2019 e la liquidazione dei beni è avvenuta solo a gennaio 2020, quindi oltre 8 mesi dopo. Dalla documentazione versata in atti, tuttavia, non è possibile rinvenire alcuna evidenza dell’effettivo invio già nel maggio 2019 della dichiarazione di presa di possesso dei beni, né della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, che la ricorrente afferma di aver inoltrato alla banca già nel dicembre 2018 ma che la banca avrebbe ritenuto – non è possibile verificare se arbitrariamente – incompleta.

Risulta invece dimostrato (cfr. scambio di email tra la ricorrente e il direttore della filiale) che la banca a settembre 2019 attendeva dalla società fiduciaria che detiene il 99% delle quote della trustee Y srl della documentazione necessaria per gli adempimenti in materia di antiriciclaggio e che il 24.10.2019 la banca comunicava che la documentazione fornita per pec non risultava leggibile.

L’espletamento degli obblighi connessi all’antiriciclaggio appare altresì prodromico alla chiusura della pratica successoria, in ossequio al dovere di adeguata verifica della clientela gravante sugli intermediari, che include l’identificazione del titolare effettivo del trust, secondo quanto espressamente disposto dall’art. 18 del D. lgs. n. 231/2007.

Il Collegio ha pertanto ritenuto che le domande risarcitorie avanzate dal ricorrente non meritassero di essere accolte in quanto non supportate dalla prova dell’imputabilità alla banca del grave ritardo lamentato dal ricorrente con riferimento all’espletamento della pratica successoria.

 

 

Qui la decisione.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap