Obbligatorietà o facoltatività delle polizze assicurative: la prova contraria dell’Intermediario.



5 min read

Nota a ABF, Collegio di Milano, 5 novembre 2019, n. 24103.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La controversia ha a oggetto l’inveterata questione della mancata inclusione nel TAEG dei costi relativi a polizze assicurative, formalmente facoltative, ma ritenute obbligatorie da parte ricorrente, con conseguente richiesta di declaratoria di nullità delle clausole contrattuali e applicazione del tasso sostitutivo in misura pari al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali (c.d. “tasso BOT”), ex art. 125bis TUB.

Senza soluzione di continuità, l’Arbitro Bancario Finanziario (d’ora innanzi, ABF) applica l’ormai consolidato orientamento per cui, nell’accertamento della facoltatività o dell’obbligatorietà delle polizze, al fine del calcolo del TAEG vigente al momento della stipula (e conseguente eventuale applicazione del tasso sostitutivo, in misura pari al tasso nominale minimo dei buoni del tesoro annuali, ai sensi dell’art. 125bis TUB), sia onere del soggetto mutuatario dimostrare che la polizza indicata nel contratto, come formalmente facoltativa, abbia rivestito, per contro, carattere obbligatorio (quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte)[1].

In tal guisa, il ricorrente può assolvere l’onere della prova mediante presunzioni gravi precise e concordanti, desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: a) che la polizza abbia funzione di copertura del credito; b) che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione (nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata); c) che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo.

Di contro, per contrastare il valore probatorio delle citate presunzioni (che assumono carattere ancor più dirimente quando contraente e beneficiario sia stato lo stesso Intermediario e a questo sia stata attribuita una significativa remunerazione per il collocamento della polizza), l’Intermediario resistente è tenuto ad addurre elementi di prova di segno contrario, attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa: a) di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; b) di aver offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; c) di aver concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.

Con precipuo riferimento alla prova “di aver offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio”: a) è bastevole la mera dichiarazione dell’Intermediario circa l’uguaglianza del merito creditizio degli altri soggetti; b) è necessario che l’Intermediario produca almeno due contratti; c) i soli cinque parametri e i rispettivi scostamenti dal benchmark da riscontrare al fine di ritenere raggiunta detta prova sono: 1) TAN: scostamento marginale ±50bp; 2) durata: ±25%; 3) importo: ±25%; 4) periodo di offerta: ±3 mesi; 5) coobbligati/altre garanzie: limitata varianza (quest’ultima specificata nel senso che, se il benchmark è senza coobbligati e l’intermediario ha prodotto due contratti “comparativi”, almeno uno di questi deve essere anch’esso senza coobbligati). La verifica di questi “scostamenti” non deve essere atomistica, ma globale, ovverosia non bisogna considerare separatamente i singoli parametri, ma occorre valutarne l’impatto complessivo.

Quanto alla prova di “aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza”, l’aver offerto lo stesso TAN comprova, di fatto, l’offerta delle stesse condizioni senza polizza.

Per quanto riguarda, infine, il diritto di recesso, si ritiene sufficiente che questo sia consentito, previo preavviso, ma senza costi e senza incidere sul costo del credito, per ciascuno degli anni successivi, sino alla scadenza.

Nel caso oggetto del ricorso, con riguardo al contratto stipulato da parte ricorrente, in applicazione dei rassegnati criteri, la domanda non può trovare accoglimento, in quanto, a fronte della valutazione positiva della natura obbligatoria delle polizze (in base agli indici presuntivi richiamati, ovverosia: funzione di copertura del credito; connessione genetica e funzionale; contestualità della sottoscrizione; pari durata dell’ammortamento e della copertura assicurativa; indennizzo parametrato al debito residuo; la contestuale posizione di contraente e beneficiario ricoperta dall’Intermediario; la previsione di una significativa remunerazione per il collocamento della polizza), deve ritenersi raggiunta la prova contraria da parte del resistente, finalizzata a comprovare la natura facoltativa delle polizze: risulta, difatti, fornita la prova di aver sottoscritto altri contratti di finanziamento, a condizioni simili, senza la stipula delle polizze, con altri soggetti aventi il medesimo merito creditizio di parte ricorrente. Di talché, in applicazione del prefato orientamento arbitrale, non può che ritenersi raggiunta la prova contraria alla presunzione di obbligatorietà delle polizze, derivandone la correttezza dell’esclusione dei relativi costi dal calcolo del TAEG.  

Da ultimo, in maniera non dissimile, l’ABF disattende anche la doglianza relativa alla mancata inclusione della commissione di estinzione anticipata nel computo del TAEG. A tal proposito, occorre rilevare che tale voce di costo non possa assumere alcuna rilevanza a tali fini, atteso che la stessa non possa considerarsi collegata all’erogazione del credito: non è dovuta nel corso del rapporto, ma solo nel caso in cui il cliente ritenga di recedere ad nutum dal contratto di finanziamento, così deludendo le aspettative della Banca di ricevere l’erogazione del corrispettivo atteso (interesse) fino al termine del rapporto, come contrattualmente stabilito. Essa opera, quindi, una volta che il contratto di finanziamento sia stato estinto per recesso unilaterale del cliente, ovverosia quando l’Intermediario non percepisce più alcun interesse, stante la risoluzione del rapporto di credito. Consequenzialmente, non può, quindi, sommarsi all’interesse o prendersi in considerazione come elemento di costo collegato all’erogazione[2].

 

 

 

Qui il testo della decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Coordinamento, 12 settembre 2017, nn. 10617, 10620 e 10621.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Napoli, 20 dicembre 2016, n. 11186.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap