Responsabilità per errata identificazione del prenditore dell’assegno: la necessità della colpa.



3 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 21 gennaio 2020, n. 1177.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Le circostanze fattuali.

Una società emittente tre distinti assegni di traenza non trasferibili aveva convenuto innanzi al Tribunale di Roma l’Istituto negoziatore, chiedendone la condanna alla restituzione della somma contenuta nei titoli de quibus, per aver consentito l’incasso a soggetti diversi dai legittimi beneficiari.

Il Tribunale aveva rigettato la domanda. La Corte d’Appello di Roma accoglieva, per contro, l’appello, condannando la negoziatrice al pagamento della suddetta somma, ravvisando la responsabilità di quest’ultima ex art. 43 del R.D. n. 1736/33, avendo provveduto a pagare gli assegni non trasferibili a soggetti non legittimati cartolarmente, a prescindere dall’accertamento della sussistenza (o meno) di una colpa nell’errata identificazione del prenditore (in deroga agli artt. 1992 e 1189 c.c.).

Avverso tale ultimo pronunciamento, l’Istituto trattario proponeva ricorso per cassazione.

 

La decisione della Corte. 

Con il primo motivo, la ricorrente rilevava la violazione e falsa applicazione dell’art. 43 legge assegni, dal momento che la Corte territoriale non aveva valutato la sussistenza della prova liberatoria fornita, ex art. 1218 c.c., in ordine alla condotta diligente della banca negoziatrice nel pagare gli assegni, non essendo emersi evidenti segni di contraffazione del titolo e dei documenti di riconoscimento acquisiti. Con il secondo motivo, invece, veniva denunziata la violazione e falsa applicazione degli artt. 1176 e 1992 c.c., poiché lo stesso giudice del gravame non aveva correttamente valutato il grado di diligenza della stessa negoziatrice nel pagamento degli assegni contestati, avvenuto, nello specifico, dopo aver ricevuto l’autorizzazione da parte della Banca emittente, e dopo verifica dei documenti di riconoscimento del prenditore e del titolo (che non presentavano segni di alterazione, ictu oculi rilevabili).

A giudizio della Sesta Sezione, entrambi i motivi sono manifestamente fondati.

Il Collegio, difatti, evidenzia la natura contrattuale della responsabilità della Banca che abbia negoziato un assegno di traenza quale girataria per l’incasso a favore di un soggetto diverso dal legittimo beneficiario, senza soluzione di continuità con l’orientamento espresso sul punto dalle Sezioni Unite[1]. Ai sensi dell’art. 43, secondo comma, R.D. n. 1736/1933, la Banca negoziatrice, chiamata a rispondere del danno derivato dal pagamento di un assegno bancario (di traenza o circolare), munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dall’effettivo beneficiario, in conseguenza di un errore nell’identificazione del legittimo portatore del titolo, è ammessa a provare che siffatto inadempimento non le sia imputabile, per aver assolto alla propria obbligazione con la diligenza professionale, richiesta dal secondo comma dell’art. 1176 c.c.

Sulla scorta della riconduzione della responsabilità della negoziatrice nell’alveo della responsabilità contrattuale, derivante da contatto qualificato, le stesse Sezioni Unite ritengono che la Banca debba rispondere del pagamento dell’assegno non trasferibile, esclusivamente dopo il positivo accertamento della sussistenza dell’elemento della colpa nell’errore sull’identificazione. In tal guisa, la responsabilità oggettiva potrebbe predicarsi solo in difetto di un rapporto in senso lato contrattuale, tra danneggiante e danneggiato, come accade, per esempio, nelle ipotesi tipiche disciplinate dagli artt. 2048 e 2053 c.c.

La conseguenza è che nell’azione promossa dal danneggiato, la Banca che abbia pagato l’assegno non trasferibile a persona diversa dall’effettivo prenditore debba essere ammessa a provare che l’inadempimento non le possa essere imputato, per aver assolto alla propria obbligazione con la diligenza dovuta, ovverosia quella derivante, ai sensi del secondo comma dell’art. 1176 c.c., dalla sua qualità di operatore professionale, tenuto a rispondere del danno anche in ipotesi di colpa lieve.

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Roma, nel ritenere che l’art. 43 legge assegni fosse da interpretare a prescindere dalla sussistenza o meno di una colpa nell’errata identificazione del prenditore, e, al contempo, che fosse irrilevante l’eccezione della negoziatrice di aver adottato tutti gli opportuni comportamenti prudenziali all’atto della presentazione dei titoli per l’incasso, ha evidentemente disatteso il prefato principio di diritto. Conseguentemente, la sentenza impugnata deve essere cassata.


[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 21 maggio 2018, n. 12477, con nota di U. Accordini, Nullum malum praeter culpam: considerazioni sulla responsabilità contrattuale della banca negoziatrice per erronea identificazione del legittimo portatore del titolo di credito, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 6, 2018, 1893.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap