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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 7 ottobre 2022.

Massima redazionale

Per quanto qui di interesse, il Collegio bolognese riafferma i principi statuiti nella decisione n. 6182/2013, laddove è stato valorizzato il diritto del cliente a ricevere indicazioni, anche se di carattere generale (in quanto applicazione di criteri elaborati per la generalità della clientela), ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni dell’eventuale diniego di credito; tale onere informativo lascia, naturalmente, impregiudicata la insindacabilità degli orientamenti dell’intermediario in ordine alla concessione del credito.

Le predette informazioni, nell’ambito del generale comportamento che la resistente deve tenere di trasparenza e correttezza, vanno poi rese tempestivamente, dovendosi escludere la riconducibilità ai predetti parametri, di informazioni rese con significativa rilassatezza di tempi; né, tantomeno, giova a escludere la responsabilità dell’intermediario, lo stillicidio comunicativo, giacché sei mesi per dare informazioni alla cliente (che, peraltro, all fine, nemmeno riceve) sono da considerarsi significativamente eccessivi.

D’altro canto, nella specie non sembra esservi stato un diniego espresso da parte dell’intermediario, quanto piuttosto un prolungamento dei tempi di lavorazione della pratica, addirittura oltre i termini di efficacia della delibera interna con cui l’intermediario sembrava aver deciso nel senso della concedibilità del credito; successivamente, è intervenuto l’invito a “riavviare la pratica” e, dunque, a ricominciare un iter palesatosi ansiogeno per la ricorrente. Ciò detto, la richiesta di meri chiarimenti promossa dalla ricorrente, non può che leggersi come la richiesta di avere documentazione dell’iter collegato alla richiesta di mutuo in surroga. In particolare, informazioni adeguate circa la deliberazione interna di valutazione della istanza di mutuo, che la banca ammette di aver licenziato nel merito. Per vero, se non può imporsi alla banca l’ostensione della “delibera interna”, giustadisposto di cui all’art. 119, comma 4, TUB, può essere imposto alla banca di dare esaurienti informazioni circa l’iter procedimentale adottato con le conseguenti decisioni finali, specie ove il ridetto iter sia durato svariati mesi e si sia concluso negativamente, ma per ragioni di ritardo interni alla resistente.

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