Obblighi informativi dell’intermediario finanziario e onere della prova: tra forma e sostanza.



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Nota a ACF, 27 luglio 2022, n. 5705.

di Valerio Maria Pennetta

 

 

 

 

 

Problema ben noto agli Intermediari Finanziari convenuti in giudizio dai propri Clienti è quello di fornire prova di avere correttamente (e adeguatamente) informato questi ultimi sui profili di rischio attinenti all’acquisto di determinati strumenti finanziari, vieppiù allorquando – come nel caso in esame – l’investimento è effettuato online in piena autonomia.

Riassumendo la vicenda di cui è causa, il Ricorrente aveva investito € 44.140,00 su un ETC ad elevato rischio, che successivamente era interessato da delisting con liquidazione anticipata ad un importo pari a zero, comportando così una perdita del 100% del capitale investito.

Nella prospettazione del Ricorrente, l’intervenuta perdita era direttamente riconducibile all’Intermediario Finanziario, il quale, da un lato, aveva errato nel profilarlo come investitore “dinamico capace di operare su titoli altamente speculativi”; dall’altro, non aveva adempiuto agli oneri informativi sulla alta pericolosità dello specifico investimento effettuato.

L’Intermediario, all’opposto, difendeva la correttezza del proprio operato, rilevando in proposito di avere messo a disposizione dell’investitore il KID relativo al PRIIPS acquistato, nonché di avere attirato l’attenzione dello stesso sulla pericolosità dell’investimento mediante la trasmissione a video di appositi banner “bloccanti”, sicché per completare l’acquisto il Cliente avrebbe dovuto dichiarare di avere preso visione del warning.

Il punto di discussione riguardava proprio la modalità mediante la quale l’Istituto di credito avrebbe dovuto assolvere a tale onere della prova.

Sul punto, l’ACF ha precisato che:

  • con riferimento alla prova relativa alla visione dei banner “bloccanti”, «in un procedimento basato sull’inversione dell’onere probatorio, l’Intermediario non dovrebbe limitarsi ad affermare di avere un sistema bloccante, ma deve fornire i file di log – che necessariamente devono essere conservati – dei vari passaggi che conduce il Cliente ad operare»[1];
  • quanto alla messa a disposizione dell’investitore del KID, l’ACF ha riconosciuto la possibilità che ciò avvenga in forme alternative a quella “cartacea”, a condizione che «(a) permetta la conservazione delle informazioni dirette al cliente in modo che possano essere utilizzate per un periodo di tempo adeguato e (b) garantisca la riproduzione immutata delle informazioni conservate, ossia dev’essere tecnicamente impossibile che il prestatore dei servizi modifichi unilateralmente o elimini informazioni dopo la loro trasmissione al cliente», ovvero, se messo a disposizione sul sito internet, che venga comunicato all’investitore (per iscritto o elettronicamente) «l’indirizzo del sito internet e il punto del sito in cui si può avere accesso al documento contenente le informazioni chiave».

Senonché il Collegio, pur riconoscendo che la documentazione prodotta dall’Intermediario Finanziario non era conforme ai requisiti tecnici sopra riassunti, ha respinto il ricorso presentato dall’investitore, statuendo al riguardo che «pur non avendo a disposizione i log per poter stabilire concretamente quale schermata ovvero quale alert sia stato fornito al Ricorrente e se lo stesso fosse bloccante, si ha evidenza del fatto che il prodotto è stato ritenuto non appropriato e che gli ordini sono stati successivamente sempre confermati dal Ricorrente».

 

 

Qui la decisione.

[1] In proposito, è opportuno rilevare che il Regolamento Intermediari n. 20307, all’art. 94, prescrive che i soggetti abilitati debbano conservare «registrazioni sufficienti a consentire alla Consob di verificare il rispetto delle norme in materia di servizi e attività di investimento e di servizi accessori, e in particolare l’adempimento degli obblighi nei confronti dei clienti o potenziali clienti».

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