Sull’onere della prova nell’azione di rideterminazione del saldo e di ripetizione.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 29 marzo 2022, n. 10140.

Massima redazionale

 

 

Nella specie, la Corte territoriale ha affermato che, nel caso in cui il correntista agisca in ripetizione nei confronti della Banca, debba produrre gli estratti conto a far data dal momento di apertura del conto, pena, come accaduto nel caso di specie, il mancato accoglimento della domanda.

Pur tuttavia, alla luce della giurisprudenza di legittimità, l’incompletezza documentale non si traduce automaticamente nel rigetto della domanda.

Invero, il correntista, che agisca giudizialmente per l’accertamento giudiziale del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’Istituto di credito, è gravato dell’onere di produrre l’intera serie degli estratti conto[1]. In tale evenienza, l’incompletezza documentale relativa agli estratti conto ridonda in danno del correntista, su cui grava l’onere di provare il fatto costituivo della propria domanda, sicché, in assenza di diverse evidenze, il conteggio del dare – avere deve essere effettuato partendo dal primo saldo a debito del cliente di cui si abbia evidenza[2].

Più in particolare, è stato affermato che, nel caso di domanda proposta dal correntista, l’accertamento del dare – avere possa, del pari, attuarsi con l’utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete, atte a dar ragione del saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può, inoltre, avvalere degli elementi che consentano di affermare che il debito, nell’intervallo temporale non documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o, ancora, che permettano addirittura di affermare che, in quell’arco di tempo, sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato[3].

Per di più, che, esclusa la validità di talune pattuizioni relative agli interessi a carico del correntista, la rideterminazione del saldo del conto debba avvenire attraverso la produzione integrale, in giudizio, dei relativi estratti a partire dalla data della sua apertura non corrisponde al riconoscimento di una prova legale esclusiva, potendo concorrere all’individuazione del saldo finale anche altre prove documentali, nonché gli argomenti di prova desunti dalla condotta processuale tenuta del medesimo correntista[4].

In altri termini, il correntista non è tenuto a documentare le singole rimesse suscettibili di ripetizione soltanto per il tramite della produzione in giudizio di tutti gli estratti conto periodici, ben potendo la prova dei movimenti del conto desumersi anche aliunde, ovverosia attraverso le risultanze degli altri mezzi di prova offerti dalla parte o assunti d’ufficio e che spetta al giudice di merito valutare con un accertamento in fatto insindacabile innanzi al giudice di legittimità[5]. In tal senso, le movimentazioni occorse sono da considerare alla stregua di fatti suscettibili di prova libera, essendo dimostrabili anche mediante argomenti di prova ed elementi indiretti che compete al giudice di merito valutare nell’ambito del suo prudente apprezzamento[6].

In assenza di elementi di prova che consentano di accertare il saldo nel periodo non documentato e, al contempo, in mancanza di allegazioni delle parti che permettano di ritenere pacifica l’esistenza, in quell’arco di tempo, di un credito o di un debito di un certo importo, deve procedersi alla determinazione del rapporto di dare e avere, con riguardo al periodo successivo, documentato dagli estratti conto, procedendosi all’azzeramento del saldo iniziale del primo di essi (c.d. saldo zero)[7].

 

 

Qui l’ordinanza.

[1] Cfr. Cass. 7 maggio 2015, n. 9201; Cass. 13 ottobre 2016, n. 20693; Cass. 23 ottobre 2017, n. 24948; Cass. 28 novembre 2018, n. 30822; Cass. 3 dicembre 2018, n. 31187; Cass. 2 maggio 2019, n. 11543.

[2] Cfr. Cass. 2 maggio 2019, n. 11543 cit.; Cass. 28 novembre 2018, n. 30822, nella cui motivazione si rileva la necessità di far luogo al ricalcolo dei rapporti di dare e avere «partendo dal primo saldo a debito del cliente documentalmente riscontrato».

[3] Cfr. Cass. 2 maggio 2019, n. 11543.

[4] Cfr. Cass. 4 aprile 2019, n. 9526.

[5] Cfr. Cass. 19 luglio 2021, n. 20621.

[6] Cfr. Cass. 21 dicembre 2020, n. 29190. Tali principi sono stati da ultimo confermati da Cass. 19 gennaio 2022, n. 1538.

[7] Cfr. Cass. 29 ottobre 2020, n. 23852; si veda anche Cass. 5 agosto 2021, n. 22387.

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