Fatto non fu a comprovar la titolarità, ma per seguire efficacia della cessione: nuova esegesi dell’art. 58 TUB.



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Nota a Trib. Bari, Sez. II, 8 novembre 2021.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente sentenza in oggetto, il Tribunale di Bari, aderendo alle considerazioni svolte dal giudice di prime cure, rileva come l’art. 58, commi 2 e 4, TUB, mirando ad agevolare la realizzazione della cessione “in blocco” di rapporti giuridici, operi essenzialmente sul piano dell’efficacia della stessa nei confronti dei debitori ceduti, prevedendo (in deroga alla disciplina di diritto comune) che lo speciale adempimento collettivo della pubblicazione di un avviso nella Gazzetta Ufficiale produca i medesimi effetti, di cui all’art. 1264 c.c., dispensando, quindi, la cessionaria esclusivamente dall’onere di provvedere alla notifica della cessione alle singole controparti dei rapporti acquisiti[1]. Siffatta modalità pubblicitaria (si badi, derogatoria della regola generale) non può, pur tuttavia, comportare effetti ulteriori e, per giunta, su piani distinti da quello dell’efficacia della cessione verso i soggetti ceduti.

Difatti, il prefato art. 58 TUB non può rilevare in relazione al profilo, differente e prioritario, della titolarità del credito e del conseguente assolvimento dell’onere probatorio principale gravante sul creditore cessionario, in caso di contestazione da parte del debitore ceduto; ne discende che «la parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un’operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina dell’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, ha anche l’onere di dimostrare l’inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l’abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta.»[2].

Ciò premesso, il giudice adito dovrà valutare, in concreto e nel singolo caso, l’assolvimento, da parte del cessionario, di detto onere probatorio, ben potendo «ritenere sufficiente a dimostrare la titolarità del credito in capo al cessionario la produzione dell’avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale recante l’indicazione per categorie dei rapporti ceduti in blocco, senza che occorra una specifica enumerazione di ciascuno di essi, allorché gli elementi comuni presi in considerazione per la formazione delle singole categorie consentano di individuare senza incertezze i rapporti oggetto della cessione.»[3].

Nella specie, la cessionaria, lungi dal produrre il contratto di cessione asseritamente includente il credito oggetto di controversia, ha inteso dimostrare la propria (contestata) legittimazione attiva esclusivamente per il tramite dell’avviso di cessione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la letteralità del quale, pur tuttavia, non consente «un’adeguata individualizzazione del rapporto dedotto», traducendosi in informazioni meramente orientative.

 

Qui la sentenza.  


[1] Cfr. Cass. n. 20497/2020.

[2] Cfr. Cass. n. 24798/2020.

[3] Cfr. Cass. n. 31188/2017.

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