Sull’interesse delle parti a convertire il mutuo fondiario nullo (per superamento del limite di finanziabilità).



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Nota a Trib. Taranto, Sez. I, 11 novembre 2021 (segnalazione dell’Avv. Monica Mandico)

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

In primo luogo, il giudice tarantino rileva come debba essere esclusa la nullità del caso di mutuo fondiario che «sia piegato a sanare posizioni debitorie precedenti del mutuatario». Difatti, si tratta di atti di autonomia privata, utili per la Banca, in quanto le permettono di munirsi di nuove garanzie personali e reali, prima non rinvenibili, ma, al contempo, lo sono anche per il mutuatario, che ottiene la possibilità di continuare ad avere credito, sebbene l’esposizione debitoria sia diventata più seria.

Peraltro, anche laddove fosse stata prevista nel mutuo una finalità diversa da quella del ripianamento di posizioni debitorie pregresse (c.d. mutuo di scopo), non potrebbe configurarsi ugualmente una forma di nullità, in quanto non tipizzata, potendosi, per contro, ipotizzarsi una risoluzione dalla parte interessata al conseguimento dello scopo programmato. Né, tantomeno, può ritenersi nullo il mutuo per assenza della traditio della somma di denaro, risultando, in tal senso, sufficiente allo scopo anche l’accredito sul conto corrente (anche laddove presenti un passivo di importo vicino alla somma mutuata)[1].

Nel caso di mutuo fondiario, la tesi del carattere imperativo dell’art. 38 TUB non può essere revocata in dubbio; invero, pare evidente il carattere pubblico dell’interesse perseguito, ovverosia evitare la sovraesposizione delle banche: se, infatti, non vi fosse l’obbligo di rispettare questa proporzione tra somma mutuata e valore dei beni ipotecati, il rischio del mancato recupero del credito che residua (in caso di inadempimento o di insolvenza) sarebbe più elevato. Ne consegue che il contratto di mutuo, che violi il limite di finanziabilità, sia nullo, ai sensi dell’art. 1418 c.c.

Relativamente all’eventuale conversione, del mutuo fondiario in ipotecario, ai sensi dell’art. 1424 c.c., a giudizio del Tribunale di Taranto, è necessaria la richiesta delle parti (non essendo rilevabile d’ufficio); di tale interesse potrebbe farsi portatore anche il soggetto mutuatario, posto che la nullità del mutuo sottoscritto implicherebbe, in via di principio, l’azzeramento del piano di ammortamento e la restituzione immediata della sola sorte capitale (originandosi un indebito oggettivo).

Tali circostanze non sono rinvenibili nel caso in esame, in cui l’interesse del fideiussore è quello di far dichiarare la nullità del mutuo e, consequenzialmente, delle garanzie connesse.

Da ultimo, il principio generale della conservazione del negozio giuridico può trovare scientemente applicazione solo quando una delle parti mostri di volersene avvalere, ricorrendo all’istituto della conversione: occorre, in altri termini, che sia pur sempre uno dei contraenti a chiedere e comprovare che, nonostante la nullità del contratto di mutuo fondiario, ricorrano i requisiti formali e sostanziali del mutuo ipotecario e, al contempo, che ambedue le parti avrebbero optato per quest’ultimo, conoscendo la nullità del primo. Nel caso di specie, la Banca non si era costituita e parte attrice, come rilevato, era interessata esclusivamente all’accertamento della nullità del contratto di fideiussione.

 

Qui la sentenza.


[1] Solo laddove sia mancato l’accredito si può parlare di operazione che rientra nell’apertura di credito, dove la disponibilità è solo virtuale.

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