La fideiussione omnibus è nulla parzialmente (a meno di comprovare l’essenzialità delle clausole censurate).



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 15 settembre 2021, n. 20082 (segnalazione dell’Avv. Simona Stefani).

di Antonio Zurlo

 

Le circostanze fattuali.

Il ricorrente deduceva la sottoscrizione di un contratto di fideiussione omnibus, in favore della società di cui era amministratore unico, a garanzia dell’adempimento di tutte le obbligazioni contratte da quest’ultima. Lamentava la nullità del contratto de quo per violazione della normativa antitrust, riproponendo l’ormai schema contrattuale predisposto dall’ABI nel 2003, censurato con il provvedimento di Banca d’Italia n. 55/2005, previo parere dell’AGCM.

L’intermediario convenuto, in merito all’asserita nullità della garanzia fideiussoria, evidenziava le difformità tra il contratto oggetto della controversia e l’archetipo ABI del 2003; nello specifico, rilevava come la garanzia fideiussoria contenesse disposizioni di maggior tutela per il fideiussore, non presenti, per converso, nel modello ABI. Eccepiva, inoltre, richiamando l’orientamento della giurisprudenza di legittimità e di quella arbitrale, che, in ogni caso, dall’impiego di disposizioni contenute nello schema ABI del 2003 potesse al più derivare una nullità solo parziale del contratto, limitata alle clausole dichiarate illegittime.

 

La decisione del Collegio.

Il Collegio procede, in primo luogo, a una verifica delle disposizioni contrattuali, ai fini di una successiva parametrazione col modello ABI, rilevando, nel contratto sottoscritto, la presenza delle seguenti pattuizioni:

  • clausola 1.3, la quale disponeva che «[i]l fideiussore si impegna a rimborsare alla banca le somme che fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite in caso di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi»;
  • clausola 5.7, la quale disponeva che «[i] diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i termini previsti dall’art. 1957 cod. civ., che si intende derogato»;
  • clausola 1.2, che disponeva, infine, che «[n]ell’ipotesi in cui le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce l’obbligo del debitore di restituire le somme comunque erogate dalla banca».

Ciò premesso, l’Arbitro rileva come la formulazione delle prefate clausole, inserite nel contratto di fideiussione stipulato da parte ricorrente, fosse sostanzialmente coincidente con quella degli articoli 2, 6 e 8 dello schema ABI, dichiarato illegittimo da Banca d’Italia, con il summenzionato provvedimento n. 55/2005. Peraltro, in una fattispecie non dissimile a quella oggetto del ricorso, il Collegio di Coordinamento è recentemente intervenuto[1], stabilendo che, qualora possa ritenersi provato che clausole contrattuali “sostanzialmente riproducano gli artt. 2, 6 e 8 dello schema contrattuale uniforme predisposto dall’ABI”, allora si può ritenere che queste siano “state pertanto stipulate in violazione della norma imperativa dettata dall’art. 2, 2° comma, lett. a), della legge n. 287 del 1990”.

Quanto agli effetti dell’inserimento, nei contratti di fideiussione, di tali clausole, contrarie alla normativa antitrust, lo stesso Collegio ha avuto modo di enunciare i seguenti principi di diritto: «1. Qualora un contratto riproduca uniformemente i prezzi di acquisto o di vendita o le altre condizioni contrattuali che un’intesa anticoncorrenziale ha fissato in precedenza, le relative clausole contrattuali sono nulle. 2. Per quanto riguarda il prezzo di acquisto o di vendita, in particolare, la nullità della relativa clausola importa la nullità dell’intero contratto, a meno che non siano previsti dalla legge strumenti per integrare tale lacuna (ad es., secondo quanto prevede l’art. 1474 c.c. a proposito della vendita, ovvero l’art. 117, ult. comma, T.U.B. a proposito dei contratti bancari). 3. Per quanto riguarda le altre condizioni contrattuali, la loro nullità importa la nullità dell’intero contratto soltanto quando esse siano essenziali. Quando esse siano invece accessorie, il contratto resta valido per il resto. 4. A tali fini, le clausole contrattuali sono qualificabili come “accessorie” quando, ove esse non fossero state apposte al contratto, quest’ultimo avrebbe comunque avuto un oggetto determinato (o almeno determinabile), ai sensi degli artt. 1346 ss. c.c.; dev’essere peraltro fatta salva la volontà delle parti contraenti di pattuire (espressamente ovvero tacitamente) che una qualsiasi clausola del loro accordo sia “essenziale”. 5. Si tratta di una nullità che può essere fatta valere solo dal ricorrente ed è rilevabile d’ufficio soltanto nel suo interesse. 6. Alla nullità (parziale ovvero totale) del contratto consegue il diritto del ricorrente di domandare la restituzione delle prestazioni ivi previste, ove esse siano state nel frattempo eseguite. 7. Qualora il ricorrente provi di aver subìto un danno a causa dell’intesa anticoncorrenziale, potrà pretenderne il risarcimento a titolo di responsabilità extracontrattuale della parte che abbia partecipato a tale intesa».

Nella specie, ai fini dell’applicazione del terzo e quarto dei suesposti principi, il Collegio osserva come la ricorrente nulla abbia dedotto sull’essenzialità delle clausole controverse, limitandosi apoditticamente a domandare l’accertamento della nullità dell’intero contratto, non potendosi, in tal senso, dedurre nulla neppure dall’analisi delle pattuizioni contrattuali. Ne consegue l’impossibilità di accertare, anche in via presuntiva, che le parti non avrebbero concluso la fideiussione, ove non avesse contenuto le clausole controverse, dovendosi, pertanto, correttamente qualificare come accessorie.

Tanto premesso, in forza dei principi sanciti dalla citata pronuncia del Collegio di Coordinamento e dall’uniforme giurisprudenza di Collegi[2], rilevata la coincidenza tra le clausole del contratto di fideiussione stipulato da parte ricorrente e gli articoli del modello ABI censurato dalla Banca d’Italia, l’ABF dichiara la nullità delle suddette pattuizioni contrattuali, che, per le ragioni esposte, non è, comunque, idonea a travolgere la validità dell’intero contratto di fideiussione, che rimane valido ed efficace, relativamente alle residue previsioni contrattuali.

 

Qui la decisione.


[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, n. 14555/2020.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Milano, n. 6498/2021; ABF, Collegio di Napoli, n. 19916/2021.

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