Irregolarità della girata per incasso: responsabilità dell’intermediario per violazione del canone di diligenza professionale del “bonus argentarius”.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 2 luglio 2021, n. 16045.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Con la presente decisione, il Collegio di Roma ha accertato l’illegittimità del comportamento dell’intermediario resistente per non avere esso, in qualità di banca negoziatrice dell’assegno girato per l’incasso, correttamente adempito all’obbligo di verifica dell’identità del portatore del titolo, normativamente previsto all’artt. 11 del r.d. 21.12.1933, n. 1736 (Legge assegni), segnatamente: “Ogni sottoscrizione [dell’assegno] deve contenere il nome e cognome o la ditta di colui che si obbliga”.

Nel caso di specie, la società ricorrente (in qualità di beneficiaria del titolo di credito dedotto nel ricorso) rappresentava il mancato pagamento del suindicato assegno da parte della banca trattaria per “girata irregolare”: in particolare, la firma di girata apposta a tergo del titolo da parte del segretario generale della ricorrente non presentava riferimento alcuno all’ente beneficiario (quale, il timbro riportante la relativa denominazione), di talché il relativo ordine per l’incasso non poteva ritenersi validamente disposto.

Ad avviso del Collegio, tale accadimento doveva attribuirsi alla negligente condotta posta in essere dalla resistente, la quale, adempiendo correttamente ai suoi obblighi contrattuali nei confronti del cliente ai sensi dell’art. 1176, comma II c.c., avrebbe dovuto rilevare tale mancanza al momento della negoziazione dell’assegno per l’incasso, a maggior ragione avuto riguardo all’impossibilità, da parte del beneficiario, di effettuare, in seguito alla regolarizzazione formale della girata, la c.d. seconda presentazione del titolo, avendo la resistente provveduto alla negoziazione del titolo a mezzo della procedura del c.d. check image truncation (procedura che, da un lato, consente agli intermediari aderenti ad uno specifico accordo interbancario di presentare al pagamento gli assegni in forma elettronica, dall’altro, necessita, come già affermato nella Circolare ABI del 04.07.2018, di una “massima attenzione [da parte delle banche negoziatrici] affinché il processo di digitalizzazione e di presentazione al pagamento di un assegno venga avviato solo dopo aver verificato la regolarità del titolo (presenza della data di emissione, della firma di emissione/traenza, mancanza o irregolarità di girata, …)”).

Ciò posto, ravvisata la sussistenza di un danno per la società beneficiaria del titolo – identificabile “nella perdita della possibilità di un recupero rapido e con minor dispendio di energie e di oneri economici del proprio credito” – l’Arbitro ha disposto la corresponsione da parte della banca resistente, in favore della ricorrente, dell’importo di euro 5.200,00, somma quantificata in via equitativa ai sensi dell’art.1226 c.c. (pari al 10% del valore indicato sul titolo).

 

Qui la decisione.

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