Smishing: colpevole credulità del cliente frodato.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 1 marzo 2021, n. 5481.

di Marzia Luceri

 

Con la presente decisione, il Collegio di Roma si è pronunciato in ordine ad una richiesta di rimborso di somme addebitate alla ricorrente a titolo di quattro operazioni online di postagiro, che essa parte assume essere state eseguite fraudolentemente da terzi ignoti non autorizzati.

In particolare, l’istante aveva dichiarato di aver riscontrato gli sms ricevuti sul proprio cellulare, e apparentemente riconducibili alla resistente, contenenti l’invito ad aggiornare, per una maggiore sicurezza, i propri dati di home banking. A tal fine, una volta effettuato l’accesso nell’App dell’intermediario – da tempo installata sul proprio dispositivo – per il tramite del link ricevuto via sms, inseriva in un primo momento i codici richiesti e, successivamente, per completare l’operazione, la OTP ricevuta.
Una volta avvedutasi della modifica delle proprie credenziali di accesso, conseguentemente dell’esecuzione delle operazioni disconosciute di cui ne chiede la restituzione dei rispettivi importi, la ricorrente provvedeva a bloccare il conto corrente, riconoscendo di essere stata vittima di «smishing».

Ciò posto, nonostante l’intermediario resistente abbia fornito evidenza documentale attestante la regolare autenticazione delle suindicate operazioni tramite relativa App, nonché la vigenza, per le transazioni online, di un sistema di sicurezza a due fattori accessibile al solo cliente, il Collegio ha ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso, non avendo essa parte assolto l’onere probatorio della frode, del dolo o della colpa grave dell’utente ai sensi dell’art. 10, II comma, del D.lgs. n. 11/2010, essendo la ricorrente stata vittima di un’ipotesi di frode sofisticata caratterizzata “da un effetto sorpresa capace di spiazzare l’utilizzatore, grazie alla perfetta inserzione nell’ambiente informatico originale e nella correlata simulazione di un messaggio che a chiunque non potrebbe apparire che genuino” (ABF, Coll. di Coordinamento, dec. n. 3498/2012).

In conclusione, l’Arbitro ha ritenuto opportuno applicare all’importo complessivo richiesto la franchigia di cui all’art. 12, III comma, del D.lgs. n. 11/2010, ravvisando l’insussistenza di una colpevole credulità della ricorrente.

 

Qui la decisione.

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