Parigi val bene una messa: la conversione del mutuo fondiario per superamento del limite di finanziabilità.



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Nota a Trib. Torre Annunziata, 10 febbraio 2021.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Parte reclamante contestava l’ordinanza cautelare nella parte in cui il G.E. non aveva accolto l’eccezione di nullità del contratto di mutuo fondiario, per violazione del limite di finanziabilità, ai sensi dell’art. 38, secondo comma, TUB, ritenendo mancante la prova dell’avvenuto superamento in mancanza di elementi atti a comprovare il valore del bene all’epoca della concessione del mutuo. Lo stesso reclamante sottolineava come, ai fini della concessione della misura cautelare della sospensione dell’esecuzione, fosse sufficiente la mera probabilità (o verosimiglianza) del fatto allegato, valutazione, nel caso di specie, pienamente supportata dalle circostanze allegate in fase di opposizione (in particolare, coincidenza della somma mutuata con il prezzo di vendita dell’immobile; valore di stima calcolato dal CTP; riscontro con le quotazioni di mercato al momento del rogito).

Giova precisare che il titolo posto a base dell’esecuzione forzata intrapresa dalla reclamata fosse costituito da un contratto di mutuo fondiario, ovverosia da un finanziamento a medio e lungo termine, garantito da ipoteca di primo grado su immobili, ai sensi dell’art. 38, primo comma, TUB. Detta norma, al secondo comma, prevede che la Banca d’Italia, in base alle delibere del CICR, stabilisca l’importo massimo dei finanziamenti, determinato in considerazione del valore dei beni ipotecati e del costo delle opere da eseguirsi, nonché delle condizioni a fronte delle quali sia consentita l’erogazione di siffatti finanziamenti. Il CICR, con delibera del 22 aprile 1995, ha fissato il limite di finanziabilità del contratto di mutuo fondiario nell’80% del valore dei beni ipotecati, ovvero del costo delle opere da eseguirsi, incrementabile fino al 100% in presenza di garanzie integrative.

Ciò rilevato, diventa preminente individuare le conseguenze giuridiche della violazione di siffatto limite sulle sorti del contratto. Il Tribunale campano rileva come si tratti di una questione ancora aperta in seno alla giurisprudenza. Invero, un primo orientamento della Corte di Cassazione[1]  riteneva che, in caso di erogazione di somme eccedenti il limite previsto dal secondo comma dell’art. 38 TUB, il mutuo dovesse ritenersi valido ed efficace, con la consequenziale conservazione dei privilegi riconosciuti in ragione della natura fondiaria del finanziamento. Tale tesi collocava le conseguenze scaturenti dal superamento del limite di finanziabilità sul piano della mera responsabilità della banca mutuataria, assoggettata alle sanzioni amministrative previste dalla speciale disciplina bancaria. In sostanza, il superamento del limite di finanziabilità non determinava la nullità del contratto di mutuo, neppure intesa nella forma virtuale.

Tale orientamento è stato oggetto di un sostanziale revirement[2], che, in aperto contrasto con il precedente filone ermeneutico, ha attribuito al limite di finanziabilità de quo rilievo di elemento essenziale del contratto di mutuo, costituente un limite all’autonomia privata, giustificato dalla natura pubblica dell’interesse tutelato; ne deriva che il mancato rispetto generi la nullità del finanziamento[3]. Alla base di tale convincimento è la qualificazione della norma bancaria uniforme in termini di norma imperativa, avente la funzione di fissare un necessario limite del credito e del relativo privilegio. L’imperatività rappresenta il prodromo per la declaratoria di nullità virtuale del contratto in caso di violazione della stessa, sulla base della tradizionale distinzione giurisprudenziale tra regole di validità e regole di condotta; col superamento del limite di finanziabilità, la regola di cui al secondo comma dell’art. 38 TUB è disattesa non solo sul versante del comportamento, ma, soprattutto, su quello dell’oggetto del finanziamento fondiario eccessivo. Dunque, la violazione de qua, lungi dal determinare la mera applicazione di sanzioni amministrative, dovrebbe essere più correttamente intesa quale causa di nullità del contratto, ex art. 1418, primo comma, c.c. L’orientamento di cui si fa menzione individua quale unica modalità di recupero del contratto nullo quella della conversione, ex art. 1424 c.c., in un contratto diverso, che richiede, come tale, un’espressa istanza di parte[4].

Tale conclusione è stata oggetto di critiche da parte della dottrina e da una parte della giurisprudenza di merito, sul presupposto dell’eccesso della misura applicata rispetto alla finalità perseguita dalla norma. Il Collegio condivide tali perplessità, ritenendo opportuno condividere il diverso orientamento (la cui esistenza e rilevanza teorica è stata recentemente riaffermata dalla giurisprudenza di legittimità)[5], espresso in molteplici occasioni nell’ambito del distretto della Corte d’Appello di Napoli, nonché da taluna giurisprudenza di merito di altri fori, che risolve il problema della violazione del limite di finanziabilità sul terreno della qualificazione giuridica del contratto[6].

Deve rilevarsi come, a prescindere dal nomen iuris concretamente impiegato dalle parti per attribuire una qualificazione giuridica al negozio sottoscritto, al giudice possa essere riconosciuto un potere di “riqualificazione” del contratto di mutuo fondiario, ove violativo della norma che impone un tetto massimo di erogazione delle somme finanziate. Invero, escludendo che il contratto di mutuo fondiario rappresenti una forma contrattuale autonoma, questo deve essere inteso quale species del genus credito ipotecario, trattandosi di una forma particolare di finanziamento cui, in presenza di taluni requisiti, si applica una disciplina ad hoc.

Ciò posto, la mancanza (anche patologica) di uno degli elementi costitutivi caratterizzanti tale tipologia negoziale consente di procedere alla mera disapplicazione della disciplina di favore in danno del soggetto che abbia (causato o abbia) concorso alla violazione. Dunque, dalla violazione della normativa bancaria in tema di limite di finanziabilità del mutuo deriverebbe non l’invalidazione totale del contratto (da considerarsi inefficace ab origine), quanto, piuttosto, la mera disapplicazione della disciplina speciale del mutuo fondiario, con conservazione del contratto di mutuo ipotecario ordinario. Tale operazione consentirebbe di bypassare il complesso meccanismo della conversione, ex art. 1424 c.c., necessitante di un’espressa istanza di parte ancorata alle rigide preclusioni del processo civile[7] (sussistenti anche nelle opposizioni esecutive)[8].

Nel caso di specie, pur non escludendo la valenza dei fatti allegati da parte reclamante, a supporto del fumus boni iuris del diritto fatto valere, devesi rilevare, coerentemente con quanto rappresentato e argomentato, che, anche laddove all’esito del giudizio di merito la somma mutuata dovesse risultare esorbitante rispetto al limite di finanziabilità, il G.I. potrebbe procedere alla mera riqualificazione del contratto di mutuo fondiario in mutuo ipotecario ordinario, rigettando, quindi, la doglianza relativa alla prospettata nullità. Ciò si traduce nella conferma dell’ordinanza di rigetto della richiesta di sospensione della procedura esecutiva.

 

 

 

Qui la pronuncia.


[1] V. Cass. n. 26672/2013.

[2] Il riferimento è a Cass. n. 17352/2017.

[3] Cfr. Cass. n. 1193/2020.

[4] V. Cass. n. 24242/2014.

[5] Cfr. Cass. n. 17439/2019.

[6] Cfr. Trib. Napoli, 9.10.2020; Trib. Napoli, 5.6.2019; Trib. Mantova, 27.12.2018; Trib. Monza, 25.10.2017.

[7] In tal senso, Trib. Udine, 29.5.2014, per cui tra le conseguenze della violazione del limite posto dall’art. 38, secondo comma, TUB, non troverebbe spazio la nullità del contratto di finanziamento e della relativa garanzia.

[8] Cfr. Cass. n. 25170/2018; Cass. n. 28848/2018.

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