Gli attuali risvolti sul tema dell’usura sopravvenuta.



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Nota a  sent.Trib. Milano, 14 gennaio 2020, n. 242.

 

di Piercosimo Errico. 

Con la recentissima sentenza in oggetto, il Tribunale di Milano ha confermato l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, che esclude la configurazione dell’usura sopravvenuta. Il tema in questione è un tema molto attuale e continuamente dibattuto nel corso di questi anni tra giurisprudenza di merito e di legittimità[1].

L’oggetto della già citata sentenza non è altro che l’opposizione a decreto ingiuntivo da parte del soggetto opponente, in qualità di fideiussore omnibus di una società in liquidazione, oltre che di socio della stessa, nei confronti della Banca opposta.

L’opponente ha richiesto in via preliminare la chiamata in causa della società in liquidazione in persona del liquidatore, mentre principalmente e nel merito:

  • la revoca del decreto ingiuntivo opposto poiché “nullo, invalido ed inefficace essendo il credito insussistente in quanto in parte novato ed in parte estinto […].”;
  • accertata l’inesistenza del credito l’emissione della “declaratoria di nullità del contratto sotteso al rapporto fidejussorio e di risoluzione contrattuale per inadempimento grave ex art. 1453 c.c. e violazione dei principi di buona fede contrattuale ex art. 1375 c.c. nonché in assenza di clausola espressa di rinunzia ex art. 1956 c.c. per via di presenza di tasso usurario ed anatocistico, a seguito di nomina di CTU esperta in materia ed alla luce della relazione peritale di parte in atti con eventuale compensazione ex art. 1241 c.c. del credito in parte novato in parte estinto a seguito della CTU”;
  • da ultimo, la condanna alla pubblicazione su più quotidiani a tiratura nazionale;

L’opposta, per contro, ha richiesto in via preliminare l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo, il rigetto della richiesta inerente alla chiamata in causa della società in liquidazione in quanto “inammissibile e meramente strumentale”. In via principale, invece, la conferma del decreto ingiuntivo con il relativo rigetto di tutte le altre domande ed infine in via subordinata  , una volta accertato il credito della stessa, la condanna dell’opponente in qualità di fideiussore omnibus della società in liquidazione al pagamento dell’importo complessivo di 62.562,89 € oltre interessi semplici dal 16/12/2014 al tasso di 5,85%, comunque entro i limiti di cui alla l. n. 108/96 sull’importo di 1.284,06 € al tasso del 6,85%, ed entro i limiti della predetta Legge sull’importo di 61.278,83 € oltre interessi dalla domanda fino al saldo.

Il Tribunale ha ritenuto che l’opposizione svolta sia fondata ma nei limiti che ne seguono. Innanzitutto in via preliminare ha rigettato l’eccezione di nullità per indeterminatezza svolta dall’opposta in quanto sufficiente, al contrario meritevoli le eccezioni sollevate dall’opponente concernenti le obbligazioni garantite.

L’opponente, pertanto, è legittimato a sollevare tali eccezioni in quanto nel contratto di fideiussione, da lui sottoscritto, non è stata in alcun modo pattuita la rinuncia ad opporre le eccezioni inerenti al rapporto principale, tutto ciò in deroga agli articoli 1936,1941 e 1945 c.c. così come riportato dalla sentenza stessa.

Inoltre, punto molto focale ai fine della disamina, il Tribunale ha ritenuto priva di pregio la doglianza dell’opponente concernente l’usura sopravvenuta. Quest’ultima ormai superata, senza non poche critiche, dalla recente sentenza della Suprema Corte (Cass.  S.U. n.24675/17) la quale ha chiarito che: “la disciplina dell’usura, articolata nell’art. 644 c.p. e nell’art. 1815 comma 2 c.c., presuppone la nozione di usura data dalla norma penale, per cui, avendo l’art. 1 del D.L. 394/00 dato rilievo ai ni dell’applicabilità dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 comma 2 c.c. al solo momento della pattuizione, ciò comporta che, in caso di usura sopravvenuta (sia per pattuizione antecedente all’entrata in vigore della L. n. 108/96, sia per pattuizioni originariamente infra soglia e divenute ultra soglia solo in costanza di rapporto), la clausola di pattuizione degli interessi non è né nulla né inefficace e che la pretesa al pagamento di tali interessi non è di per sé contraria a buona fede e a correttezza, salvo particolari modalità o circostanze di escussione, nel caso di specie peraltro neppure prospettate.”[2].

Inoltre, per sommi capi, ai fini della liberazione del fideiussore per obbligazione futura, ex art. 1956, da un lato, il fideiussore si è obbligato contrattualmente a tenersi informato sulle condizioni patrimoniali della società garantita e sui rapporti conseguenti con la banca opposta; dall’altro l’onere del creditore di richiedere l’autorizzazione del fideiussore, le cui condizioni patrimoniali siano peggiorate dopo la stipulazione del contratto di garanzia, assolve alla finalità di consentire al fideiussore di sottrarsi negando l’autorizzazione divenuta, senza sua colpa, più gravosa. Nel caso esplicato sinora, però, tale onere non sussiste in quanto nella stessa persona coesistono le qualità di fideiussore e di socio della già richiamata società garantita[3].

Pertanto, in accoglimento parziale delle domande di parte opponente, è stato revocato il decreto ingiuntivo oggetto del ricorso; allo stesso tempo , il predetto Tribunale, ha condannato l’opponente a pagare alla banca opposta la somma di 62.493,87 € ridotta complessivamente di 69,02 € dal computo totale di 62.562,89 € per via degli interessi passivi anatocistici (così come rivelati dal CTU di parte sulla scorta dell’art. 120 TUB nel testo modificato dalla L.147/2013) conteggiati dall’01/01/2014.

Infine, si evidenzia come, quasi tre anni dopo dalla nota sentenza della Suprema Corte, l’orientamento giurisprudenziale sia rimasto fortemente ancorato al pensiero precedente nonostante le aspre critiche ancora molto attuali. Il tema, quindi, è un tema tutt’altro che assopito.

Qui il testo integrale della sentenza.


[1] In tal senso, M. Lecci, Disciplina civilistica dell’usura bancaria tra normativa e giurisprudenza (pp.47-66), in Manuale di Diritto del Risparmio,a cura di F. Greco, Pensa Multimedia, Lecce, 2018.

[2] In merito, per ulteriori chiarimenti, M. Lecci, Usurarietà sopravvenuta e determinazione del tasso soglia in questa Rivista, 14 gennaio 2018, https://www.dirittodelrisparmio.it/2018/01/14/usurarieta-sopravvenuta-e-determinazione-del-tasso-soglia/; A. Zurlo, Usura sopravvenuta e cumulabilità degli interessi: rilievi critici alle recenti pronunce della Cassazione, in questa Rivista, 29 novembre 2017, https://www.dirittodelrisparmio.it/2017/11/29/usura-sopravvenuta-e-cumulabilita-degli-interessi-rilievi-critici-alle-recenti-pronunce-della-cassazione-antonio-zurlo/.

[3] Cfr. Cass. n.16827/16; Cass. n.7444/17.

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