Usurarietà sopravvenuta e determinazione del tasso soglia



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Trib. Taranto, sent. 67 del 11.01.2018

di Michael Lecci

 


La controversia de qua vede contrapporsi due correntisti e una banca in relazione ad un contratto di mutuo stipulato nel 1994 (avente durata decennale) il cui tasso di interesse (13,25% al momento della stipulazione) era gravitato al di sopra del tasso soglia antiusura nel corso del rapporto.

Parte ricorrente lamentava:

  • L’usurarietà sopravvenuta del rapporto;
  • Lo sforamento del tasso soglia cumulando il tasso di mora ed il tasso corrispettivo (domanda implicata).

 

  • Usurarietà sopravvenuta del rapporto.

Nell’affrontare la questione i giudici riprendono il principio affermato dalla Suprema Corte a Sezione Unite nella recentissima sentenza n. 24675/2017 che ha posto fine alla vexata questio relativa alla configurabilità dell’usura sopravvenuta.

L’orientamento seguito dagli ermellini nell’interpretazione dell’art. 644 c.p. è quello che nega la configurabilità di tale tipologia di usura; infatti, l’interpretazione autentica degli artt. 644 c.p. e 1815 c.c., comma secondo, rende priva di fondamento la contrapposta tesi che afferma l’illiceità della pretesa di pagamento degli interessi a un tasso che, pur non essendo superiore, alla data della pattuizione, alla soglia dell’usura definita con il procedimento previsto dalla legge n. 108, superi tale soglia al momento della maturazione o del pagamento degli interessi stessi.

Con tale pronuncia i giudici hanno sottolineato che l’intento del legislatore fosse quello di sanzionare la solo usura originaria che si configura al momento della pattuizione degli interessi, non avendo alcun rilievo né il momento del pagamento né un eventuale superamento successivo, nemmeno sotto il profilo della violazione dell’obbligo di buona fede nell’esecuzione del contratto; ciò in quanto non può considerarsi l’esecuzione di una clausola validamente pattuita. Infatti, “la violazione del canone di buona fede non è riscontrabile nell’esercizio in sé considerato dei diritti scaturenti dal contratto, bensì nelle particolari modalità di tale esercizio in concreto, che siano appunto scorrette in relazione alla circostanze del caso. In questo senso può allora affermarsi che, in presenza di particolari modalità o circostanze, anche la pretesa di interessi divenuti superiori al tasso soglia in epoca successiva alla loro pattuizione potrebbe dirsi scorretta la pretesa in sé di quelli interessi, corrispondente a un diritto validamente riconosciuto nel contratto”.

  • Cumulo tra tasso di mora e tasso corrispettivo

I giudici ritengono altresì non condivisibile la metodologia di calcolo adottata da parte ricorrente, aderendo al contrario orientamento -maggioritario- secondo cui, nel calcolo del Teg, al fine di confrontarlo con il tasso soglia antiusura ex art. 2 L. 108/96, non può procedersi alla sommatoria dell’interesse moratorio contrattualmente previsto con l’interesse corrispettivo, stante la loro contrapposta natura e funzione. Quest’ultimo, infatti, costituisce una remunerazione del mutuo; il primo, invece, ha una funzione risarcitoria e si concretizza nel caso di inadempimento del mutuatario.

È la stessa formulazione della norma[1] a precludere l’inclusione del tasso moratorio nel TEG. Pertanto, i giudici respingono l’interpretazione datane dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 350/2013, secondo la quale l’interesse moratorio rientrerebbe a pieno titolo nel calcolo del Teg. Gli ermellini, infatti, hanno omesso di soffermarsi sulla diversità di natura e funzione dei due tassi.

I giudici ribadiscono l’ulteriore principio che prevede un’ulteriore tipologia di calco per la determinazione del tasso antiusura con riferimento al tasso di mora; anche laddove si volesse lo computare nel Teg, sarebbe errato confrontare il tasso che ottenuto con TEGM seguendo le istruzioni della Banca d’Italia. Difatti, solo un TEGM calcolato includendo anche il tasso di mora medio applicato dagli operatori del settore, e aumentato secondo legge, potrebbe garantire la correttezza dell’operazione di calcolo.

Con riferimento al tasso di mora al giudice sarebbe perlopiù consentito di sottoporlo ad una valutazione di equità laddove il superamento del limite comporti una eccessività della clausola penale contrattualmente stabilità; in tal caso si potrà chiedere di ricondurlo nel limite del tasso soglia.

[1] Ai sensi dell’art. 644 c.p., come riformulato dagli artt. 1 e 2 L. 108/96, il Teg è formato dalle “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.

Qui la sentenza. Tribunale Taranto sent. 67.2018

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