L’idoneità dei questionari e l’adempimento degli oneri informativi.



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Nota a ACF, 28 novembre 2019, n. 2055.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (d’ora innanzi, ACF), con la recentissima decisione in oggetto, ribadisce l’insufficienza di un adempimento formalistico degli oneri informativi gravanti sugli intermediari finanziari, che, per converso, sono tenuti a valutare, fattivamente, la compatibilità tra il profilo di ciascun cliente – investitore e l’operazione proposta, anche con riferimento all’orizzonte temporale dell’investimento.

 

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La profilatura soggettiva.

Nel caso di specie, il Collegio rileva, con particolare riguardo alla profilatura degli investitori, l’assenza in calce ai questionari di un’indicazione sintetica conclusiva, recante l’esito, nonché la loro somministrazione congiunta a entrambi i ricorrenti: tale circostanza li rendeva, di fatto, viziati, poiché, in ossequio a un orientamento pressoché granitico, inadeguati a fornire informazioni in relazione all’esperienza, alla conoscenza, nonché agli obiettivi d’investimento dei singoli sottoscrittori, stante l’intrinseca inidoneità a registrare le ovvie differenze in termini di conoscenze, esperienze e obiettivi di investimento che necessariamente esistono fra soggetti distinti[1].  Per di più, alcune risposte inserite, attinenti alle acquisite “competenze specifiche in ambito finanziario”, a seguito degli studi e della professione svolta, apparivano incompatibili con l’esperienza lavorativa dichiarata dagli stessi ricorrenti, la loro età e il basso titolo di studio posseduto. La riportata conoscenza di “Obbligazioni strutturate, subordinate, convertibili” sembrava, peraltro, dovesse escludersi, dal momento che non risultavano precedenti investimenti in tali strumenti finanziari.

L’ACF censura, inoltre, il sensibile mutamento dell’orizzonte temporale indicati nel secondo questionario, rispetto a quello ricavabile dal primo (segnatamente precedente di sette anni), per l’incompatibilità con l’età anagrafica degli investitori. Più nello specifico, l’incoerenza dei dati era rinvenibile nella variazione degli obiettivi di investimento: nel primo questionario, la finalità era di “proteggere nel tempo il capitale investito e ricevere flussi di cassa periodici […] anche contenuti, costanti e prevedibili” (quindi, un profilo di rischio prudente); nel secondo, veniva accertata, viceversa, l’accettazione del rischio di perdere una parte “media” del capitale, con un’apertura verso operazioni in strumenti finanziari nel lungo termine (oltre sei anni). In tal guisa, il Collegio, come già statuito invero a più riprese, evidenzia che gli intermediari non possano limitarsi alla formale acquisizione di dichiarazioni sull’orizzonte temporale di lungo periodo, dovendo, per converso, tenere in debita considerazione l’età anagrafica degli investitori (che potrebbe, come nel caso di specie, risultare incompatibile con la sottoscrizione di strumenti finanziari presupponenti orizzonti temporali superiori ai sessanta mesi)[2].

In relazione a un adempimento meramente formalistico degli oneri informativi (attivi e passivi), la giurisprudenza arbitrale (ormai consolidata) ha statuito che la semplice sottoscrizione di dichiarazioni attestanti la presa visione della documentazione informativa, inerente allo strumento finanziario sottoscritto, non possa essere di per sé sufficiente a far ritenere adeguatamente assolti gli obblighi di informazione, previsti dalla normativa di settore[3].

 

La profilatura oggettiva.

Quanto alla profilatura delle azioni, l’ACF rileva un’ulteriore violazione degli obblighi informativi posta in essere dall’Intermediario resistente, sottesa all’errata qualificazione dei propri titoli come “a rischio medio”, nonostante si trattasse di capitale di rischio, di difficile smobilizzo e liquidabilità.

In senso indubbiamente avvalorativo, il Collegio adduce la riprofilatura successiva alla sottoscrizione dell’investimento de quo, con un correlato innalzamento del profilo di rischio degli investimenti, da “medio” a “medio-alto” e, poi, addirittura, ad “alto”.

Come rilevato in occasioni non dissimili da quella oggetto del ricorso, una tale valutazione non può che suscitare quantomeno forti perplessità in termini di ragionevolezza, non solo in considerazione del fatto che trattavasi, comunque, di capitale di rischio ma, e soprattutto, per la loro natura di strumenti illiquidi[4]

A tale ultimo riguardo, la scheda prodotto dell’Intermediario non risultava idonea all’assolvimento degli obblighi informativi, di cui alla Comunicazione Consob n. 9019104/2009, sui prodotti finanziari illiquidi. Nella parte incentrata sulle “modalità di smobilizzo” degli strumenti, difatti, evidenziando che la sede di esecuzione sia la banca stessa e che l’Intermediario si impegni, nel caso di richiesta di vendita, a garantire i massimi livelli di liquidità, fornendo prezzi in acquisto e in vendita, non rappresentava in modo chiaro le difficoltà che l’acquirente potrebbe ragionevolmente incontrare nello smobilizzo dei titoli e, al contempo, proponendo un meccanismo di vendita dei titoli, avrebbe potuto indurre l’investitore a confidare in un’effettiva possibilità di liquidazione, che, viceversa, rimane aleatoria[5].

Con riferimento alla violazione degli obblighi informativi in relazione all’illiquidità dei prodotti, su di un piano più strettamente processuale, pare senz’altro opportuno rilevare come, secondo il consolidato orientamento arbitrale, ove l’Intermediario si difenda affermando che i titoli, al momento della sottoscrizione, non fossero illiquidi, ma che lo siano divenuti in una fase successiva, lo stesso è gravato dall’onere di fornire adeguata prova che alla data dell’operazione d’investimento attenzionata esistesse effettivamente la condizione di liquidità[6].

Onere non adempiuto nel caso di specie.

 

 

Qui il testo integrale della decisione.


[1] V. ACF, 6 agosto 2019, n. 1895.

[2] V. ex multis ACF, 18 aprile 2018, n. 389.

[3] V. ex multis ACF 6 ottobre 2017, n. 71.

[4] Così, ACF, 6 agosto 2019, n. 1797.

[5] Sulla questione, ACF, 5 luglio 2019, n. 1713.

[6] V. ex multis ACF, 7 agosto 2019, n. 1801.

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