La segnalazione in Centrale di Allarme Interbancaria: profili di (il)legittimità e l’onere della prova dell’avvenuto pagamento tardivo.



Brevi considerazioni sulla condotta del traente e del trattario.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La legittimità della segnalazione in Centrale di Allarme Interbancaria (d’ora innanzi, CAI) è questione che vive sempre di rinnovata attualità, nel panorama bancario – finanziario, specie nella valutazione analitica della condotta posta in essere dalla Banca trattaria, quasi scontando una scorta di influenza consumeristica.

Ai fini che qui più interessano, la disciplina normativa, segnatamente l’art. 9, secondo comma, lett. b), della legge 15 dicembre 1990, n. 386, prevede testualmente che l’iscrizione è effettuata: […] nel caso di difetto di provvista, quando è decorso il termine stabilito dall’articolo 8 (ovverosia sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo) senza che il traente abbia fornito la prova dell’avvenuto pagamento […].

Dalla letteralità del dato normativo emerge chiaramente come in capo al soggetto traente si articoli un duplice onere: attivarsi per il pagamento tardivo, in sanatoria, nonché darne prova documentale all’Istituto trattario. La relazionalità tra questi due adempimenti ha ingenerato, in seno alla giurisprudenza (di merito e arbitrale), alcune conflittualità, invero riducibili.

Come sottolineato da autorevole dottrina, la quietanza di pagamento è adempimento dal valore inibitorio dell’iscrizione in archivio, solo laddove:

  • rechi la puntuale indicazione dell’importo pagato (coincidente con sorte del titolo oltre oneri accessori) e la relativa data;
  • contenga la sottoscrizione autenticata del portatore del titolo (come espressamente previsto dall’art. 8, terzo comma);
  • sia redatta e presentata all’Istituto di credito entro il termine perentorio di sessanta giorni, decorrente dalla data della prima presentazione del titolo.

Requisiti che devono necessariamente concorrere, dal momento che, in loro difetto, la Banca trattaria non godrebbe di alcun margine per porre in essere un (diverso e ulteriore) accertamento del pagamento in sanatoria, eventualmente effettuato dal soggetto traente[1].

A tal riguardo, assume indubbio rilievo la caratterizzazione della stessa procedura di segnalazione del nominativo, nell’archivio informatizzato di cui all’art. 10bis l. n. 386/90: procedimento che non è nella disponibilità della Banca, che, quindi, non può scientemente effettuare alcuna valutazione discrezionale sull’avvio del medesimo.

Di tal guisa, nel caso in cui non dovessero concretizzarsi “concorsualmente” tutte le suindicate circostanze inibitorie della segnalazione, anche un pagamento, in seconda presentazione, di un assegno bancario, emesso in mancanza totale o parziale di fondi, non esonererebbe l’Istituto trattario dall’obbligo di attivare la procedura de qua: il momento consumativo della fattispecie coincide, difatti, con l’infruttuosa presentazione al pagamento del titolo; di conseguenza, la Banca è tenuta, al momento della prima presentazione dell’assegno, all’esecuzione di tutti gli adempimenti di legge (come l’invio tempestivo del preavviso di revoca, ai sensi dell’art. 9bis, che è stato qualificato come un obbligo di trasparenza, e non come mera condizione di legittimità[2]), relativi tanto all’avvio della procedura sanzionatoria amministrativa, quanto alla segnalazione in CAI.

La descritta inderogabilità della procedura si giustifica anche nell’ottica della tutela di un interesse collettivo, quasi “sovraordinato”, quello del mercato e dei suoi operatori; l’avvio del procedimento, come affermato recentemente anche dalla giurisprudenza arbitrale, costituisce un vero e proprio obbligo verso l’intero sistema creditizio[3]  e la sua cogenza appare giustificata dalla precipua rilevanza della tutela della fede pubblica nell’assegno bancario quale mezzo di pagamento[4]. In considerazione della natura primaria e diffusa degli interessi presidiati, tale stringente meccanismo sanzionatorio, proprio in ossequio alla letteralità dello stesso dato normativo, può essere ragionevolmente “inibito” esclusivamente mediante la tempestiva effettuazione del c.d. pagamento tardivo, ovverosia per il tramite della corresponsione di una somma inclusiva, oltre che del valore facciale del titolo, degli interessi, della penale prevista dall’art. 3 della medesima legge e delle eventuali spese per il protesto (o constatazione equivalente), nonché, al contempo, fornendo all’Istituto trattario prova dell’avvenuta sanatoria, nei termini e con le modalità normativamente stabilite (con quietanza del portatore, con firma autenticata, da redigere e presentare entro la scadenza di cui all’art. 8 l. n. 386/90).

In claris non fit interpretatio. Il tenore del dato normativo è, in sostanza, estremamente chiaro e non vi sono ragioni evidenti per disattenderlo, con letture artefattamente manipolative. La presentazione tempestiva della quietanza, lungi dal rappresentare un mero onere accessorio all’adempimento della sanatoria, è, per converso, un obbligo essenziale per evitare la segnalazione in CAI; ne consegue, quindi, l’inevitabilità dell’iscrizione nel caso in cui (purtroppo, tutt’altro che infrequente), nel termine perentorio dei sessanta giorni, si sia provveduto unicamente al pagamento del titolo (maggiorato da interessi e penale), senza la successiva tempestiva produzione al trattario. Non essendoci nessuna caratterizzazione in termini di facoltatività e/o accessorietà, né, tantomeno, nessuna graduazione dirimente tra i due obblighi normativamente previsti (pagamento e presentazione del titolo quietanzato), se ne deve ragionevolmente dedurre che la mancata osservanza, nella sua integralità, della procedura di pagamento tardiva (della quale, come più volte ribadito, la redazione e l’allegazione della quietanza autentica, nei termini perentori normativamente imposti, sono parti coessenziali), non possa consentire, né, tantomeno, una surrettizia elusione della disciplina sanzionatoria[5]. La mancata osservanza dell’intera procedura di pagamento tardivo e, quindi, anche la mancata produzione della quietanza autenticata nei perentori termini previsti dalla legge non consente di evitare l’iscrizione, non essendo ravvisabile al riguardo alcuna discrezionalità da parte della trattaria[6].

La formalità normativamente imposta della prova dell’avvenuta sanatoria, preordinata al già rappresentato superiore principio di tutela del credito, conferisce certezza alle verifiche prodromiche alla corretta attivazione della procedura di segnalazione: la tempestiva presentazione della quietanza di pagamento autenticata, lungi dal rappresentare una mera quisquilia accessoria al pagamento tardivo, è l’unico strumento idoneo, in senso squisitamente oggettivo (mancando, come anticipato, margini di discrezionalità in capo alla Banca)[7], a comprovare incontrovertibilmente l’avvenuta esecuzione del pagamento[8].

Su di un piano più strettamente pragmatico – operativo, tale considerazione si traduce nella legittimità della condotta dell’intermediario che, a fronte dell’intempestività della redazione e/o della produzione della quietanza, abbia proceduto con l’iscrizione. In tale eventualità, difatti, in ossequio a quanto rilevato precedentemente, la Banca trattaria, in base alle disposizioni in materia, sarebbe tenuta, ad attivare la procedura per l’iscrizione in CAI: non potrebbe, consequenzialmente, né censurarsi la sua condotta, in quanto evidentemente legittima, né accordare l’eventuale tutela cautelare al cliente, poiché evidentemente infondata[9].

Ove necessario, in senso maggiormente avvalorativo della ricostruzione proposta, può addursi la letteralità dell’art. 15, secondo comma, D.M. n. 458 del 07.11.2001, in cui, relativamente al preavviso di revoca, viene testualmente statuito che la prova del pagamento tardivo dell’assegno nel sessantesimo giorno deve essere fornita dall’interessato entro l’orario di apertura dello stabilimento trattario. La disposizione normativa de qua, oltre a indicare il termine di decorrenza per l’invio del preavviso, disciplina, dettagliatamente, l’eventualità di una produzione della quietanza nell’ultimo giorno utile (il sessantesimo), chiarendo come la stessa debba essere effettuata non in qualsiasi orario, ma entro quello di apertura dell’Istituto trattario. La voluntas legis pare, anche in questo caso, evidente: l’interessato non solo è gravato dell’onere di munirsi della quietanza autenticata, ma anche di quello consequenziale di produrla entro l’orario di chiusura della Banca trattaria, del sessantesimo giorno[10].

In tema di emissione di assegno bancario senza provvista, la prova del pagamento, al fine di precludere l’applicazione della sanzione amministrativa, deve essere data esclusivamente nelle forme prescritte dal predetto art. 8, e, quindi, mediante quietanza con firma autenticata dal portatore, rilasciata entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione del titolo; che è modalità esclusiva[11], essendo a tale scopo irrilevante la dimostrazione del pagamento a mezzo di prova testimoniale[12]. Tale necessità dev’essere intesa come finalizzata non ad assicurare la soddisfazione del beneficiario, quanto a garantire e rafforzare le esigenze di tutela generale dell’economia e dei consociati, disincentivando condotte strumentali e opportunistiche, foriere di incertezze negli scambi e di costi aggiuntivi nelle transazioni, a carico della collettività[13]

In tal senso, è stato reputato legittimo il comportamento della Banca che aveva segnalato alla CAI il mancato pagamento di un assegno nei sessanta giorni dalla scadenza, avendo l’Istituto ritenuto irrilevante una quietanza del creditore priva della autentica della firma, mentre solo in secondo tempo, ovverosia dopo la comunicazione ex art. 9, era stata presentata la quietanza autenticata: in altri termini, è stata confermata l’irrilevanza della quietanza autenticata rilasciata in data successiva ai sessanta giorni di cui all’art. 8 l. n. 386/90, addirittura pur essendo stata presentata nei termini una quietanza non autenticata[14].

La quietanza autenticata da un pubblico ufficiale rappresenta, difatti, l’unico elemento probatorio certo capace di rendere edotta la Banca circa l’avvenuta sanatoria, non essendo esigibile una diversa condotta da parte di quest’ultima. In considerazione della rilevanza primaria della tutela del risparmio e degli interessi diffusi variamente correlati a essa, la legge pone a carico del soggetto traente non solo l’onere di effettuare il pagamento tardivo nel termine di legge, ma anche quello, del tutto equipollente, di fornire, nel medesimo termine, la prova dell’avvenuto pagamento[15]: accogliere la richiesta di tutela cautelare formulata da parte ricorrente significherebbe contraddire il dato normativo e concorrere a eluderne lo spirito sanzionatorio.

Ragionando a contrario, la soluzione non cambierebbe. Optando per l’illegittimità della condotta della trattaria, si addiverrebbe una stasi nell’applicazione delle previsioni normative di cui alla l. n. 386/90, in quanto si pretenderebbe che una Banca, a fronte di un allarme derivante dalla presentazione di un assegno scoperto, debba attendere un tempo, indeterminato, prima di attivare la procedura di revoca delle autorizzazione e di segnalare, quindi, il nominativo del traente, consentendo a quest’ultimo, magari anche a distanza di mesi, di farsi rilasciare una quietanza autenticata e, per giunta, con finalità retroattiva. In altri termini, si legittimerebbe una vera e propria elusione della normativa, che vedrebbe artefattamente ridotto il suo ambito di applicazione.      

La presentazione ampiamente tardiva degli assegni quietanzati, da ascriversi a una condotta quantomeno colposa del traente (a meno di comprovate responsabilità di soggetti terzi e/o specifiche giustificazioni), deve ritenersi circostanza causale che impedisca alla Banca trattaria di essere tempestivamente edotta dell’avvenuto pagamento tardivo, imponendole l’attivazione dell’iter sanzionatorio[16], tenuta, in ogni caso, a procedervi, per non incorrere nella responsabilità solidale per gli assegni emessi successivamente dallo stesso soggetto, nel periodo in cui avrebbe dovuto, correttamente, operare la revoca (corresponsabilità giustificata a garanzia di tutti quei soggetti terzi che si siano interfacciati con un soggetto che, per converso, non sarebbe dovuto essere ritenuto affidabile e a cui sarebbe dovuto essere stato precluso l’utilizzo di assegni quali strumento di pagamento).

Da ultimo, come ulteriore elemento avvalorante la legittimità e la correttezza della condotta posta in essere dall’Istituto di credito, nella rassegnata situazione, è d’uopo rilevare come la spendibilità della quietanza liberatoria, ai fini inibitori delle conseguenze sanzionatorie previste dalla legge n. 386/90, esiga anche della doverosa indicazione della data effettiva del pagamento tardivo; a tal riguardo, la Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che, in tema di emissione di assegno bancario senza provvista, la prova del pagamento (entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno), cui consegua l’inapplicabilità della correlata sanzione amministrativa, non ammetta equipollenti e, per evitare l’insorgenza di eventuali accordi fraudolenti dell’obbligazione cartolare, esiga la certezza della data del pagamento, rappresentando il rispetto di detto termine condizione per il corretto operare dell’esenzione da responsabilità[17]. Del resto, è evidente come l’assenza di contemporaneità tra pagamento e quietanza sia destinata quantomeno a generare perplessità sulla genuinità del pagamento tardivo, tenendo, peraltro, in debita considerazione, che debba essere il traente dell’assegno, proprio in qualità di soggetto interessato alla cancellazione dell’iscrizione nell’archivio, a doversi attivare con la necessaria diligenza, non solo ai fini della sanatoria, ma anche a quelli della sua prova nei confronti della Banca trattaria[18].

Non pare possa tacersi di quell’interpretazione più sostanzialista del dato normativo, condivisa da alcune pronunce giurisprudenziali, che, creando una disparità funzionale tra i due oneri previsti dalla normativa, conferisce all’avvenuto pagamento tardivo una rilevanza privilegiata e dirimente, rispetto alla presentazione della prova documentale della sua effettuazione, derubricata a mero dato accessorio. Secondo tale lettura, ricorrendo all’interpretazione letterale dello stesso art. 9, secondo comma, lett. b), si evincerebbe sì l’obbligo del traente a fornire prova del pagamento, ma senza la subordinazione a qualsivoglia formalità in ordine a modalità e tempistica. Nello stesso senso, la natura gravemente sanzionatoria propria dell’interdizione bancaria dovrebbe indurre a escludere un ulteriore aggravio della posizione del traente, rappresentato dalla necessità di rispettare un termine quanto alla prova del pagamento tardivo e, al contempo, a evitare applicazioni eccessivamente rigorose e formalistiche della sanzione, essendo il pagamento lo scopo primariamente perseguito dal legislatore. In altri termini, ove non si privilegiasse quest’aspetto sostanziale, pur in presenza di un pagamento integrale, ma comprovato tardivamente (e nonostante sia carente un espresso riferimento temporale), dovrebbe procedersi all’iscrizione nell’archivio informatico. Un eccesso sanzionatorio, specie in considerazione della circostanza per cui il pagamento tardivo presupponga unicamente l’attivazione tempestiva del soggetto traente, mentre la quietanza autenticata necessiti una corrispondente attività collaborativa anche del beneficiario[19].

Per quanto possano apparire, perlomeno prima facie, meritorie, le argomentazioni rassegnate non pare possano essere condivise, stante una lettura oggettivata del dato normativo (e non funzionalmente manipolativa) dalla quale si rileva l’equiordinazione dei due oneri, sostanziale e formale, nonché la diffusamente rassegnata rilevanza della presentazione della quietanza autenticata quale unico fattore certificato di conoscibilità dell’avvenuto pagamento.

Relativamente alla prova (tardiva) del pagamento (tardivo), il solo elemento probatorio incontrovertibile che possa concorrere a conferire una qualche certezza alla tempestività della prestazione, sarebbe l’autentica della quietanza, se tempestiva: in altri termini, un qualche margine di operatività per addivenire a una revoca del provvedimento inibitorio (e a una sorta di soluzione compromissoria, tra i due orientamenti ermeneutici) potrebbe essere rinvenuto unicamente nel caso di autenticazione tempestiva (entro i sessanta giorni) delle quietanze di pagamento e di un ritardo solo nella loro presentazione. 

A completamento di questa breve disamina, pare opportuno evidenziare come una sorta di eccesso di zelo possa essere addebitato alla Banca trattaria solo laddove abbia proceduto all’iscrizione del nominativo in CAI, successivamente alla presentazione tardiva della prova del pagamento: se dall’interessato venga, difatti, presentata la quietanza autenticata, oltre la scadenza dei sessanta giorni, ma, al contempo, non sia stata ancora attivata la procedura di segnalazione, la trattaria, in ottemperanza al generale principio di buona fede e correttezza nei rapporti contrattuali, non può legittimamente procedere con l’iscrizione, dovendosi ritenere legittimamente esonerata dal correlato obbligo[20].  D’altro canto, non omne quod licet honestum est.

La conclusione pare necessitata. La ratio giustificatrice sottesa alla scelta di subordinare l’inserimento del nominativo del traente a un duplice onere, quello del pagamento tardivo e della correlata prova, del tutto equiordinati, è da individuarsi nella necessità di tutelare efficacemente la relazionalità tra soggetti, pubblici e privati, in ambito bancario e finanziario, rapporti che si sviluppano su certezze formali, che necessitano di procedure improntate a particolare rigidità e automatismo[21].

Scegliere di aderire a una diversa e antitetica ricostruzione rispetto a quella proposta, condurrebbe de plano all’esito paradossale di sovvertire il meccanismo tutelare previsto dal legislatore, dovendosi ammettere, in assenza di qualsivoglia riferimento temporale certo, che il soggetto traente possa provare alla Banca trattaria il tempestivo pagamento in sanatoria, in maniera del tutto svincolata da formalità temporali, anche, quindi, dopo mesi o anni dalla preventivata scadenza, minando l’equilibrio (già particolarmente influenzabile) del sistema creditizio e privandolo proprio di quelle certezze necessarie per il suo corretto funzionamento.

Pensare di poter accettare che la produzione tardiva di quietanze autenticate (magari anche in data ampiamente successiva a quella perentoria di scadenza) possa rappresentare una corretta (per quanto surrogata) modalità di adempimento dell’onere formalistico e, quindi, concorrere a causare, sul piano processuale, la revoca di un provvedimento sanzionatorio legittimo, rappresenterebbe una forma surrettizia di elusione, a beneficio del traente, del dato normativo e della rigida tempestività preventivata dal legislatore.

 


[1] V. Profeta, La tutela cautelare avverso l’iscrizione nella Centrale d’Allarme Interbancaria: una rassegna di giurisprudenza., in Banca borsa tit. cred., fasc. 4, 2005, 446 ss.

[2] V. ABF, Collegio di Milano, 25 luglio 2019, n. 18402.

[3] V. ABF, Collegio di Milano, 7 ottobre 2015, n. 7807.

[4] In tal senso, Corte Cost., 29 aprile 1993, n. 203, in dejure.it.

[5] In questo senso, ABF, Collegio di Napoli, 22 dicembre 2014, n. 8598; ABF, Collegio di Milano, 31 marzo 2015, n. 2469.

[6] Così, ABF, Collegio di Napoli, 10 febbraio 2016, n. 1187.

[7] Sul punto, Trib. Bari, 28 settembre 2019, n. 3278, già commentata in questa Rivista, con nota di M. Luceri, Illegittima segnalazione in C.A.I.: tra obbligo e discrezionalità della cancellazione., 6 ottobre 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/10/06/illegittima-segnalazione-in-c-a-i-tra-obbligo-e-discrezionalita-della-cancellazione/.

[8] In tal senso, V. Profeta, op. cit.

[9] V. ABF, Collegio di Roma, 1° febbraio 2019, n. 3255; ABF, Collegio Roma, 20 aprile 2017, n. 4263.

[10] Sul punto, Trib. Marsala, 9 luglio 2003, che chiarisce come il traente al fine di evitare l’iscrizione nell’archivio della CAI ha l’onere di fornire allo stabilimento trattario la prova del pagamento tardivo entro i termini e con le forme stabilite dall’art. 8 della Legge 386/90. 

[11] Sul punto, R. Razzante, La nuova disciplina sanzionatoria degli assegni senza provvista e senza autorizzazione, in Giur. it, 2002, 2209 ss.

[12] V. Cass. Civ., Sez. II, 29 dicembre 2011, n. 29771, in dejure.it.

[13] In questi termini, A. Nigro, Libertà e responsabilità nel nuovo diritto societario. Atti del Convegno (Roma, 23-24 aprile 2004), Giuffrè, 2006, 408.

[14] Così, Trib. Monza, Sez. Desio, 16 marzo 2004.

[15] V. ABF, Collegio di Napoli, 22 febbraio 2016, n. 1567.

[16] V. ABF, Collegio di Napoli, 22 dicembre 2014, n. 8598.

[17] Così, Cass. Civ., Sez. II, 2 novembre 2017, n. 26078, in dejure.it.

[18] V. Trib. Arezzo, 23 febbraio 2018.

[19] In questi termini, Trib. Milano, 15 ottobre 2014, in ilcaso.it.

[20] V. ABF, Collegio di Milano, 7 settembre 2016, n. 7486.

[21] V. Trib. Trani, Sez. distaccata Andria, 31 ottobre 2002.

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