Nullità per mancata produzione in giudizio del contratto-quadro – Michael Lecci



Trib. Vicenza, Sent., 07-09-2017

di Michael Lecci

 


Nel giudizio instaurato dinnanzi al Tribunale di Vicenza parte ricorrente conveniva in giudizio l’istituto di credito lamentando la violazione dell’art. 30 D.Lgs. 58/1998 avendo sottoscritto un contratto-quadro, e i singoli ordini di investimento, su “DCS (domestic currency swap), IRS (interest rate swap), FRA (forward rate agreement) e opzioni cd. Over the Counter” al di fuori della filiale.

L’attrice lamenta inoltre di non essere stata resa al corrente circa la rischiosità dell’operazione che, stando alle indicazioni dell’Istituto di credito, avrebbe avuto la funzione di copertura contro il rischio di aumento dei tassi relativi ad un contratto di apertura di credito in c/c. Tuttavia, suddette operazioni si erano rivelate speculative nei confronti della Banca aggravando la posizione debitoria della società (l’attrice lamenta di aver subìto una perdita, quantificata mediante CTP, pari a €375.547,15).

In ragione di tali circostanze la ricorrente richiedeva ai giudici di merito di accertare e dichiarare la nullità delle operazione finanziarie compiute in violazione degli artt. 30, comma 6, e 23 del TUF, D.Lgs. 58/1998, nonché di condannare l’istituto convenuto alle conseguenti restituzioni. In subordine chiedeva “la risoluzione contrattuale ex art. 1453 c.c. per inadempimento, oppure annullamento per dolo del contratto quadro e dei singoli contratti IRS compiuti o ancora, di accertamento della responsabilità precontrattuale o contrattuale della banca, con condanna di essa al risarcimento del danno”.

La Banca si costituiva in giudizio contestando le pretese attoree. In particolare la convenuta sosteneva di aver messo al corrente la controparte circa la rischiosità delle operazioni avendo fatto ben presente nel contratto-quadro “la natura altamente aleatoria e le caratteristiche dei prodotti IRS” e deducendo che l’investitore si era qualificata “investitore con buona esperienza in materia di investimenti finanziari, con obiettivo di investimento di elevata crescita del capitale collegata a forte rischiosità e con elevata propensione al rischio”.

OFFERTA FUORI SEDE, ART. 30, comma 6, D.Lgs. 58/1998.

I giudici, istruita la causa, respingono la domanda nullità ex art. 30, comma 6, D.Lgs. 58/1998 inerente le offerte fuori sede nel collocamento di strumenti finanziari.

Con riferimento a tale doglianza il Tribunale ritiene che, nel caso di specie in cui si discute di contratti di negoziazione di obbligazioni eseguiti in attuazione di un contratto-quado, sottoscritto tra l’intermediario e il cliente, atteso che i giudici di legittimità hanno chiarito che “tali contratti non costituiscono un servizio di collocamento, che si caratterizza per l’esistenza di un accordo tra l’emittente (o l’offerente) e l’intermediario collocatore, finalizzato all’offerta ad un pubblico indeterminato di strumenti finanziari, emessi a condizioni di tempo e prezzo predeterminati, ed, inoltre, il legislatore ha limitato la tutela dello “ius poenitendi” agli investitori che abbiano definito l’investimento per essere stati raggiunti all’esterno dei luoghi di pertinenza del proponente e, quindi, siano stati esposti al rischio di assumere decisioni poco meditate” (Cass. Civ. Sez.I 14/02/2012 n. 2065).

Inoltre, anche laddove si aderisse alla tesi contraria, parte attrice non ha dato prova alcuna dell’effettiva stipulazione “fuori sede” dei contratti impugnati.

 -NULLITÀ EX ART. 23 TUF PER MANCATA PRODUZIONE DEL CONTRATTO-QUADRO.

Con riferimento alla seconda doglianza i giudici accolgono la domanda attorea relativa alla declaratoria di nullità del contratto-quadro e degli ordini di acquisto per carenza di forma scritta ex art. 23 TUF, in ragione della mancata produzione in giudizio del CONTRATTO-QUADRO DI INVESTIMENTO”.

Nel caso di contestazione della forma della forma scritta ad substantiam l’onere della prova grava sull’intermediario il quale è tenuto a produrre in giudizio il contratto di intermediazione finanziaria, a pena di nullità rilevabile su istanza di parte ex art. 23 TUF (trattandosi di nullità relativa).

I giudici inoltre respingono quanto ex adverso sostenuto circa la sopravvenuta convalida del negozio nullo in seguito alla spontanea esecuzione al Contratto-quadro, alla successiva sottoscrizione dei singoli ordini di acquisto dei prodotti derivati e mediante la percezione di differenziali positivi. In ordine a tale richiesta il Tribunale riprende il principio generale, affermato pure dalla recente giurisprudenza di legittimità, in base al quale “il negozio nullo non può essere oggetto di alcuna forma di sanatoria o convalida che deve ritenersi inammissibile ex art. 1423 c.c. per di più se attuata con un comportamento “concludente” “ (Cass. Civ. sez I 11 aprile 2016).

La nullità a monte del contratto-quadro estende a valle i suoi effetti sulle singole operazioni che trovano giustificazione in quel regolamento negoziale. Il singolo ordine di acquisto, infatti, non consiste in un mero atto materiale, “ma in un vero e proprio rapporto giuridico con diritti ed obblighi tra le parti, originato da un negozio, di natura attuativa, suscettibile di nullità”. Pertanto, l’invalidità del negozio originario renderà i successivi ordini di investimento nulli per assenza di causa e come tali improduttivi di effetti giuridici.

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