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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 4 gennaio 2023, n. 145.

Massima redazionale

Le Sezioni Unite Civili[1] hanno stabilito che la disciplina antiusura, essendo volta a sanzionare la promessa di qualsivoglia somma usuraria dovuta in relazione al contratto, si applica anche agli interessi moratori, la cui mancata ricomprensione nell’ambito del Tasso effettivo globale medio (T.e.g.m.) non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali di cui all’art. 2, comma 1, della l. n. 108 del 1996, ove questi contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali.

Per conseguenza, in quest’ultimo caso, il tasso-soglia sarà dato dal T.e.g.m., incrementato della maggiorazione media degli interessi moratori, moltiplicato per il coefficiente in aumento e con l’aggiunta dei punti percentuali previsti, quale ulteriore margine di tolleranza, dal comma 4 dell’art. 2 sopra citato; qualora i decreti ministeriali non rechino l’indicazione della suddetta maggiorazione media, la comparazione andrà effettuata tra il Tasso effettivo globale (T.e.g.) del singolo rapporto, comprensivo degli interessi moratori, e il T.e.g.m. così come rilevato nei suddetti decreti.

Dall’accertamento dell’usurarietà discende, dunque, l’applicazione dell’art. 1815, comma 2, c.c., di modo che gli interessi moratori non sono dovuti nella misura (usuraria) pattuita, bensì in quella dei corrispettivi lecitamente convenuti, in applicazione dell’art. 1224, comma 1, c.c.; nei contratti conclusi con i consumatori è altresì applicabile la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f) e 36, comma 1, del d.lgs. n. 206 del 2005, essendo rimessa all’interessato la scelta di far valere l’uno o l’altro rimedio.

Nel caso di specie, sebbene il rapporto sia in corso e non si sia prodotta mora, comunque sussiste l’interesse ad agire per sentire accertare la nullità della clausola relativa alla pattuizione degli interessi moratori. Invero, le Sezioni Unite hanno chiarito che l’interesse ad agire in relazione a una clausola reputata in tesi nulla o inefficace sussiste sin dalla pattuizione di essa, perché risponde a un bisogno di certezza del diritto che le convenzioni negoziali siano accertate come valide ed efficaci, oppure no[2]. Qualora l’inadempimento non sia attuale, il giudicato di accertamento dell’usurarietà del tasso comporterà l’esclusione che l’interesse pattuito sia dovuto; di modo che se il finanziato agisce in accertamento in corso di regolare rapporto, e ottiene sentenza di nullità della clausola, egli è comunque tenuto ad adempiere con l’applicazione degli interessi corrispettivi.

Se e quando si determina l’inadempimento, è destinato a rilevare soltanto il tasso che di fatto sia stato richiesto ed applicato al debitore; la sentenza di accertamento della nullità del tasso usurario già ottenuta sarà applicabile se quel tasso sia effettivamente utilizzato dal finanziatore.à

 

 

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[1] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., n. 19597/2020.

[2] A differenza del caso in cui l’azione sia stata proposta in esito all’integrale adempimento del contratto, e dunque al cospetto della definitiva mancanza di mora, ipotesi in cui va esclusa la sussistenza dell’interesse ad agire; cfr. Cass. n. 1818/2021.

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