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Nota a Trib. Spoleto, 27 ottobre 2022, n. 679.

di Monica Mandico

Mandico & Partners

In tema di cessione del credito in blocco, in base ad una valutazione più rigorosa, la prova della titolarità del credito passa necessariamente mediante la produzione del contratto di cessione.

Non basta la dichiarazione della Banca contenente l’elenco delle posizioni cedute individuate con codici numerici a meno che gli stessi non siano chiaramente riconducibili al contratto del soggetto in questione.

Non integra la prova della legittimazione l’estratto della Gazzetta Ufficiale con il quale è stata data notizia dell’avvenuta operazione di cartolarizzazione, ma nel quale non si sono fornite indicazioni sufficientemente specifiche per l’individuazione delle singole posizioni cedute, rinviando ad altre fonti per tale incombente.

Nel caso di specie, la cessionaria aveva prodotto un avviso di cessione di crediti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana con indicazione dell’indirizzo del sito internet ove sono (rectius sarebbero) disponibili, nel rispetto della privacy, i dati relativi ai crediti fino a loro estinzione con generico riferimento ai “crediti derivanti dalla seguente tipologia di rapporti: (i) finanziamenti (incluse aperture di credito) e ii) crediti di firma, sorti nel periodo tra il 1 gennaio 1970 e il 31 dicembre 2017” che è sufficientemente specifico o contenente elementi sufficientemente determinati per rilevare quale rapporto sia o meno incluso nella cessione.

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