Derivati e costi occulti: la nullità del contratto è strutturale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 10 agosto 2022, n. 24654.

Massima redazionale

 

Nella specie, la Corte d’Appello aveva inteso escludere che il profilo relativo all’implicazione, nelle operazioni in derivati, di costi occulti (quali quelli lamentati, nel giudizio di merito, dalla società investitrice), potesse ripercuotersi sulla validità del contratto. Siffatta conclusione, a giudizio della Prima Sezione Civile, non è conforme alla giurisprudenza di legittimità, che, invero, ha già espresso nella sua articolazione più autorevole, il principio per cui, in tema di interest rate swap, occorra accertare, ai fini della validità del contratto, se si sia in presenza di un accordo tra intermediario e investitore sulla misura dell’alea, calcolata secondo criteri scientificamente riconosciuti ed oggettivamente condivisi: accordo che non si può limitare al mark to market, ossia al costo, pari al valore effettivo del derivato ad una certa data, al quale una parte può anticipatamente chiudere tale contratto o un terzo estraneo all’operazione è disposto a subentrarvi, ma deve investire, altresì, gli scenari probabilistici e concernere la misura qualitativa e quantitativa della menzionata alea e dei costi, pur se impliciti, assumendo rilievo i parametri di calcolo delle obbligazioni pecuniarie nascenti dall’intesa, che sono determinati in funzione delle variazioni dei tassi di interesse nel tempo[1].

Il Collegio, pur consapevole che la materia prospetta profili di delicata complessità, reputa, pur tuttavia, condivisibile, ex art. 374, comma 3, c.p.c., il richiamato principio di diritto, il quale colloca sul piano della nullità del contratto la tutela dell’investitore a fronte di un’operazione in derivati connotata da costi occulti: nullità che non è quella virtuale (ai sensi dell’art. 1418, comma 1, c.c.), di cui si sono occupate due ben note pronunce delle Sezioni Unite[2] per escludere che essa abbia a prospettarsi in caso di inosservanza degli obblighi informativi da parte dell’intermediario, ma una nullità strutturale (ai sensi dell’art. 1418, comma 2, c.c.), inerente a elementi essenziali del contratto.

 

Qui l’ordinanza.

[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 12.05.2020, n. 8770.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 19.12.2007, nn. 26724 e 26725.

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