Rapporti bancari in conto corrente: richiesta stragiudiziale documentazione bancaria ex art. 119 TUB, distribuzione onere della prova, accertamento dare-avere.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 8 febbraio 2022, n. 4028.

di Antonio Zurlo

 

Nella specie, parte ricorrente censurava l’impugnata sentenza della Corte d’Appello di Salerno, laddove veniva addebitata al correntista il mancato assolvimento dell’onere probatorio di produrre tutti gli estratti di conto corrente relativi all’intero rapporto, violando il principio per cui nei rapporti bancari in conto corrente, esclusa la validità (per mancanza dei requisiti di legge) della pattuizione di interessi anatocistici a carico del correntista, la Banca, obbligata a rendere il conto ex art. 1832 c.c., abbia l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto.

La Sesta Sezione Civile ripropone il principio per cui: «Nei rapporti bancari di conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione di interessi ultralegali o anatocistici a carico del correntista e si riscontri la mancanza di una parte degli estratti conto, il primo dei quali rechi un saldo iniziale a debito del cliente, la proposizione di contrapposte domande da parte della banca e del correntista implica che ciascuna delle parti sia onerata della prova della propria pretesa. Ne deriva che, in assenza di elementi di prova che consentano di accertare il saldo nel periodo non documentato, ed in mancanza di allegazioni delle parti che permettano di ritenere pacifica l’esistenza, in quell’arco di tempo, di un credito o di un debito di un certo importo, deve procedersi alla determinazione del rapporto di dare e avere, con riguardo al periodo successivo, documentato dagli estratti conto, procedendosi all’azzeramento del saldo iniziale del primo di essi»[1].

Ciò premesso, il Collegio determina l’infondatezza del secondo motivo, con cui si assumeva che «la banca, obbligata a rendere il conto ex art. 1832 cod. civ., ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto», sicché il giudice di merito avrebbe operato un ribaltamento dell’onere probatorio, in violazione della regola posta dall’articolo 2697 c.c., nell’affermare che, quando il correntista è attore, è su di lui che l’onere probatorio grava. Invero, il principio richiamato comporta che, laddove il correntista sia attore, è quest’ultimo a essere gravato del relativo onere probatorio, con la precisazione che non può ottenere gli estratti conto dalla Banca se prima non li abbia richiesti, ai sensi dell’articolo 119 TUB[2], neppure operando il principio di vicinanza della prova[3].

Del pari, viene rilevata la fondatezza del terzo motivo di ricorso, giacché una volta acquisiti gli estratti conto concernenti un solo segmento temporale del rapporto, sia pure perché prodotti dalla banca, tenuto conto del principio di acquisizione processuale in forza del quale ciascuna delle parti può giovarsi delle prove offerte dall’altra[4], ciò non comporta automaticamente il rigetto della domanda, dovendo «procedersi alla determinazione del rapporto di dare e avere, con riguardo al periodo successivo, documentato dagli estratti conto, procedendosi all’azzeramento del saldo iniziale del primo di essi». Peraltro, nel caso di domanda proposta dal correntista, l’accertamento del dare – avere può essere attuato con l’utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a giustificare il saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può, inoltre, avvalere di quegli elementi che  consentano di affermare che il debito, nell’intervallo temporale non documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o che permettano addirittura di affermare che in quell’arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato[5].

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. 29.10.2020, n. 23852.

[2] Cfr. Cass. 13.09.2021, n. 24641.

[3] Cfr. Cass. 13.12.2019, n. 33009.

[4] Cfr. Cass., Sez. Un., 23.12.2005, n. 28498.

[5] Cfr. Cass. 02.05.2019, n. 11543.

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