Violazione della buona fede nelle fasi precontrattuali della conclusione di un contratti di finanziamento.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 3 marzo 2021, n. 5617.

di Antonio Zurlo

 

Nella decisione de qua, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) afferma la responsabilità dell’intermediario, per la violazione dei canoni di buona fede e correttezza, nell’ambito delle fasi precontrattuali afferenti alla conclusione di contratti di finanziamento. Difatti, sebbene non sussista, in capo al richiedente, un diritto soggettivo all’erogazione del credito e quantunque la valutazione del merito creditizio sia di competenza dell’intermediario, in fase di trattative le parti devono rispettare i canoni di correttezza, buona fede e, con precipuo riferimento agli intermediari, «lo specifico grado di professionalità che l’ordinamento loro richiede, il che rende certamente sindacabile, limitatamente a tali profili, la condotta degli stessi nello svolgimento di tale attività»[1].

Nel caso di specie, secondo il Collegio sono almeno due le censure da muovere rispetto alla condotta dell’intermediario: a) la prima consiste nel non avere fornito alcuna motivazione, se non in termini del tutto apodittici, del diniego del finanziamento; b) la seconda, più grave, consiste nell’avere comunicato il diniego a ridosso della scadenza del termine fissato per l’ottenimento delle agevolazioni regionali, circostanza che ha, di fatto, messo la ricorrente nelle condizioni di non poterne beneficiare (non apparendo verosimile che la stessa, a quel punto, avrebbe potuto con successo intavolare una trattativa con un diverso intermediario, finalizzata all’erogazione di un finanziamento di ingente importo, quale quello che era stato richiesto).

Con riferimento alla determinazione del quantum e, segnatamente, in punto di danno emergente, la ricorrente deduceva: a) di avere inutilmente dovuto sostenere i costi per l’attivazione della garanzia fideiussoria; b) di avere inutilmente seguitato a corrispondere i canoni di locazione, in vista dello svolgimento della propria attività. Sotto il primo dei due profili, la parte non ha documentato quali esborsi abbia dovuto sostenere per l’attivazione della garanzia, sicché la domanda appare sfornita di idoneo supporto probatorio. Quanto al secondo profilo, si osserva che il contratto di locazione fosse stato sottoscritto, per una durata di anni 6+6, nel febbraio del 2019 (ovverosia, circa quattro mesi prima che avesse inizio l’iter procedimentale finalizzato all’ottenimento del finanziamento, secondo la prospettazione della ricorrente) e che lo stesso sarebbe stato risolto solo nel gennaio 2020; non appaiono, dunque, integrati i requisiti di immediatezza e diretta riconducibilità, ex art. 1223 c.c., del preteso danno all’altrui condotta contra legem, posto che una simile valutazione postulerebbe l’acquisizione della prova, non fornita nemmeno in via presuntiva, della subordinazione della stipula del contratto di locazione al successivo ottenimento del finanziamento per cui è controversia.

Meritevole di accoglimento è, per converso, la richiesta risarcitoria sotto il profilo della perdita di chance di ottenere da altro intermediario il finanziamento negato da quello qui resistente, in particolare alla luce del fatto che alla relativa erogazione si accompagnavano delle agevolazioni regionali. La tardività con la quale l’intermediario ha riscontrato negativamente la richiesta della società ricorrente è stata preclusiva, con ogni verosimiglianza, della possibilità di ottenere aliunde il mutuo agevolato. Tale quantificazione non può, tuttavia, che essere di tipo squisitamente equitativo, ex art. 1226 c.c.

 

 

Qui la decisione.


[1] Così, ABF, Collegio di Coordinamento, n. 6182/2013.

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