Onere probatorio e saldo zero nelle controversie con domanda riconvenzionale della Banca



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Nota a Cass. civ. n. 29575 del 24 dicembre 2020

di Marco Chironi

Con ordinanza n. 29575 del 24 dicembre 2020 la Suprema Corte è tornata a pronunciarsi sulle regole del riparto dell’onere probatorio nei giudizi di accertamento del saldo di conto corrente e sulle fattispecie in cui è possibile applicare il c.d. “saldo zero”.

 

  1. Il contenuto della decisione

Un correntista adiva il Tribunale di Catania invocando la rideterminazione del saldo di conto corrente intrattenuto presso la Banca convenuta, stante la nullità delle clausole convenzionali di interessi ultralegali e anatocistici. La Banca convenuta chiedeva il rigetto della domanda e, in via riconvenzionale, la condanna al pagamento della somma come da ultimo estratto conto in atti.

Il Tribunale adito accertava e dichiarava la nullità degli interessi ultralegali, nonché la nullità della clausola di capitalizzazione. Tuttavia, posto che il saldo rideterminato rimaneva a credito della Banca, il giudicante condannava il correntista al pagamento del saldo.

Avverso detto provvedimento, il correntista proponeva impugnazione innanzi alla Corte di Appello di Catania, la quale accoglieva la domanda e, in virtù dell’assenza degli estratti conto relativi ai primi anni del rapporto, azzerava il saldo di partenza. Per tali motivi, la Corte distrettuale condannava la Banca al pagamento della somma così come rideterminata.

La Banca presentava ricorso in Cassazione, lamentando, in particolare la violazione dell’art. 2697 c.c.

Preliminarmente, la Suprema Corte ha richiamato e condiviso il principio di diritto già precedentemente espresso (Cass. 11543/2019, rel. Falabella)[1], secondo cui, nel caso di azione promossa dal correntista «l’accertamento del dare e avere può del pari attuarsi con l’utilizzo di prove che forniscano indicazioni certe e complete atte a dar ragione del saldo maturato all’inizio del periodo per cui sono stati prodotti gli estratti conto; ci si può inoltre avvalere di quegli elementi i quali consentano di affermare che il debito, nell’intervallo temporale documentato, sia inesistente o inferiore al saldo passivo iniziale del primo degli estratti conto prodotti, o che permettano addirittura di affermare che in quell’arco di tempo sia maturato un credito per il cliente stesso; diversamente si devono elaborare i conteggi partendo dal primo saldo debitore documentato».

Da siffatto premesso principio i giudici di legittimità hanno ritenuto di accogliere il ricorso, posto che era stato il correntista ad avviare il giudizio.

In definitiva, ad avviso della Suprema Corte, la Corte territoriale ha errato ad effettuare il ricalcolo a partire dal saldo zero, piuttosto che dal primo saldo debitore documentato.

2. La non corretta valutazione della proposizione della domanda riconvenzionale

La decisione in commento offre l’opportunità di soffermarsi, nuovamente, sul riparto dell’onere probatorio nei giudizi aventi ad oggetto la rideterminazione e ripetizione del saldo di rapporti di conto corrente, nonché sulla possibilità di applicare il c.d. “saldo zero” in assenza della sequenza integrale degli estratti conto.

La distinzione tra quale parte processuale sia tenuta a produrre in giudizio la sequenza integrale degli estratti conto rappresenta un principio pacifico e consolidato in seno alla giurisprudenza di legittimità[2]. La Suprema Corte, infatti, ha chiarito come nei casi in cui sia la Banca ad agire in giudizio, la stessa debba produrre tutti gli estratti conto sin dall’apertura del rapporto e, in mancanza, si debba partire dal saldo zero[3]. Ove, invece, sia il correntista ad agire in giudizio, in assenza di mancanza della sequenza integrale degli estratti conto, occorre, nel ricalcolo, partire dal primo estratto conto disponibile, salvo che non ci si avvalga di ulteriori elementi idonei a provare che il saldo passivo inziale del primo estratto conto disponibile sia inesistente o inferiore.

Tale importante principio, ad avviso dello scrivente, non è stato rispettato nella decisione in commento. Infatti, come si legge nella decisione la Banca aveva formulato una domanda riconvenzionale, asserendo, quindi, di essere creditrice del correntista. Del resto, la possibilità che sia il correntista sia la Banca agissero sostanzialmente come attori era stata già esaminata dalla Suprema Corte (sent. 11543/2019), secondo cui «anche in tale eventualità sarà necessario valorizzare tutti i dati che rendano possibile individuare un saldo iniziale. Così, ad esempio, rileverà che, a fronte dell’assenza di riscontri forniti dalle parti quanto all’esistenza e all’ammontare dell’esposizione debitoria maturata dal cliente nel periodo non documentato da estratti conto, esista concordanza di allegazioni dei contendenti quanto all’inesistenza di un credito conseguito, in quell’arco di tempo, dal correntista stesso: sicché, anche qui, potrà risultare legittimo l’azzeramento del saldo iniziale del periodo successivo, avendo il giudizio guadagnato una certezza minimale con riferimento alla prima frazione del rapporto di durata».

In altri termini, è la stessa sentenza richiamata dai giudici di legittimità a sancire la non
automatica esclusione di applicazione il saldo zero nelle ipotesi in cui nel corso del giudizio la Banca formuli una domanda riconvenzionale.

Il ragionamento logico-giuridico della Suprema Corte è errato, ad avviso dello scrivente, perché è stata esclusa l’applicazione del saldo zero sol perché era stato il correntista ad introdurre il giudizio.

Ciò anche in considerazione dell’enunciato secondo cui anche nei casi in cui sia il correntista ad instaurare il giudizio, è possibile applicare il saldo zero, in presenza di elementi idonei ad attestare che il saldo indicato nel primo estratto conto disponibile sia viziato.

Del resto, qualora sia accertata e dichiarata la nullità degli interessi ultralegali e anatocistici, si deve ritenere pressocché certo che quel saldo indicato nel primo estratto conto disponibile sia inficiato da illegittimi addebiti, specie se gli estratti conto mancanti corrispondano a un mero intervallo tra gli estratti conto iniziali e quelli successivi.


[1] Cass. civ. Sez. I, sent. 2 maggio 2019, n. 11543, in questa Rivista.

[2] Cfr. Chironi, I casi di azzeramento del saldo nel caso di azione promossa dal correntista, nota a Cass. civ. 9 ottobre 2019, n. 25373, in questa Rivista.

[3] In senso conforme cfr. Trib. di Bari, 26 febbraio 2020, n. 845, in questa Rivista. Ovviamente, qualora il primo estratto conto in atti sia a credito per il correntista, non si potrà azzerare il saldo, in quanto ciò andrebbe a penalizzare lo stesso correntista. In senso conforme cfr. Zurlo, Produzione parziale degli estratti conto e saldo zero, nota a C. App. Milano 14 aprile 2020, n. 903, in questa Rivista.

Qui il testo della decisione

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