Illegittima segnalazione in Centrale Rischi e liquidazione equitativa del danno.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 13 maggio 2020, n. 8747.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recente decisione in oggetto, l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) rileva come, secondo il consolidato orientamento in seno alla giurisprudenza arbitrale, il preavviso della segnalazione in Centrale rischi non costituisca condizione di legittimità della segnalazione medesima, ma, per contro, una mera violazione di un obbligo di trasparenza, rilevante unicamente sotto il profilo risarcitorio[1].

A una diversa conclusione deve, invece, addivenirsi con riferimento all’asserita mancanza del presupposto sostanziale della segnalazione a sofferenza, dovendosi, al riguardo, rilevare che, in conformità al contenuto delle Istruzioni per gli intermediari creditizi[2], l’intermediario sia tenuto a operare una valutazione complessiva dell’esposizione debitoria del cliente, finalizzata a verificare se quest’ultima possa considerarsi alla stregua di una stabile e consolidata incapacità di costui di onorare i propri debiti[3]. Ne deriva che la segnalazione a sofferenza sottenda una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non possa, consequenzialmente, scaturire da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito e dalla contestazione del credito[4]. In tal senso, “La banca deve pertanto procedere con estrema attenzione nella ponderata valutazione della complessiva situazione del debitore prima di effettuare una qualsivoglia segnalazione alla Centrale Rischi, essendo altresì tenuta, ove necessario, ad instaurare un reale e chiaro contraddittorio con il cliente anche al fine di consentire al segnalando di verificare e/o contestare lo stato di insolvenza e di predisporre ogni misura idonea a evitare l’iscrizione[5].

A fronte di non generiche contestazioni da parte del cliente, che lamenti l’insussistenza del presupposto sostanziale della segnalazione pregiudizievole, nonché in ragione delle circostanze di fatto desumibili dalla fattispecie concreta sottesa alla segnalazione contestata (ad esempio, entità modesta del debito rispetto alle condizioni economiche del debitore), l’intermediario deve comprovare di aver effettuato una puntuale e positiva valutazione dei presupposti sostanziali della segnalazione, sì come richiesti e individuati dalla normativa applicabile. Di tal guisa, occorre precisare che non sia certamente bastevole un generico e laconico riferimento letterale al testo delle disposizioni richiamate, essendo, per contro, necessario che tale prova (anche presuntiva) sia fornita con specifico riguardo alla concreta posizione debitoria da cui sia originata la contestata segnalazione (per esempio, risultando effettivamente la presenza di protesti, di iscrizioni di ipoteche giudiziali, di provvedimenti monitori e di azioni esecutive, idonei a provare lo stato di difficoltà non transitorio). Nel caso di specie, la domanda di parte ricorrente, finalizzata all’ottenimento della cancellazione della segnalazione pregiudizievole, deve essere accolta, in quanto l’intermediario resistente non ha provato di aver concretamente effettuato la summenzionata valutazione approfondita della condizione economica del debitore, che, come evidenziato, è presupposto sostanziale della segnalazione nella Centrale rischi (che, quindi, non può reputarsi legittimamente effettuata, dovendosene disporre la relativa cancellazione).

A tal riguardo, nessuna rilevanza ha l’eccezione dell’intermediario resistente, che deduce l’intervenuta cessione del credito a una società di cartolarizzazione, dovendosi sul punto rilevare come parte ricorrente abbia chiesto la cancellazione storica della segnalazione, che, quindi, in accoglimento del ricorso dovrà essere disposta per quanto di competenza dell’intermediario resistente.

Non può, contrariamente, trovare accoglimento la domanda risarcitoria, in quanto genericamente proposta, non avendo il ricorrente fornito la prova del pregiudizio in concreto subito. A tal proposito, il Collegio milanese rammenta come, secondo costante giurisprudenza (anche arbitrale), non essendo configurabile il c.d. danno in re ipsa, la parte danneggiata, che chieda il risarcimento del nocumento subito, sia gravata dall’onere di fornire prova del pregiudizio in concreto subìto, ai fini della determinazione quantitativa e della liquidazione del danno[6]; in mancanza di tale prova, non è possibile procedervi neppure in via equitativa, dal momento che l’esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno equitativamente, ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c., presuppone che sia provata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti, però, obiettivamente impossibile o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare[7].

Ciò posto, non è possibile surrogare, per il tramite della liquidazione equitativa, il mancato accertamento della prova della responsabilità o la mancata individuazione della prova del danno nella sua esistenza[8]. In tal senso, il Collegio di Coordinamento ha, recentemente, affermato che “nell’ipotesi di segnalazione illegittima, spetta al cliente il risarcimento del danno patrimoniale, la cui sussistenza ed entità egli sia in grado di dimostrare, nonché del danno non patrimoniale, la cui sussistenza non è in re ipsa, ma deve essere provata anche facendo ricorso a presunzioni semplici e a nozioni di comune esperienza; in tal caso si potrà ricorrere alla liquidazione equitativa ma rimane onere della parte ricorrente indicare al Collegio idonei elementi di valutazione[9].

Non può, parimenti, trovare accoglimento la domanda di condanna al pagamento di spese di assistenza professionale, considerato che: a) le “Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari”, che regolano il presente procedimento, non contemplano alcuna espressa previsione al riguardo, considerata la natura alternativa del procedimento instaurabile (e di norma instaurato) senza il ministero di un difensore; b) le spese di assistenza professionale non hanno carattere di accessorietà rispetto alla domanda principale e, conseguentemente, non sono automaticamente rimborsabili nel caso di accoglimento della medesima[10]; c) al fine di un loro eventuale riconoscimento, occorre verificare la funzionalità dell’intervento del professionista coinvolto ai fini della decisione; d) l’orientamento consolidato in subiecta materia e la sua agevole conoscibilità non paiono rendere indispensabile l’assistenza di un professionista[11].

 

 

 

Qui la decisione.


[1] Cfr. ABF, Collegio di Roma, 14 gennaio 2016, n. 260; ABF, Collegio di Roma, 14 settembre 2017, n. 10957.

[2] Il riferimento è alla Circolare di Banca d’Italia n. 139, dell’11 febbraio 1991.

[3] V. ABF, Collegio di Coordinamento, 31 gennaio 2014, n. 611.

[4] Cfr. ABF, Collegio di Roma, 27 febbraio 2017, n. 1927; ABF, Collegio di Milano, 11 ottobre 2016, n. 8955; ABF, Collegio di Napoli, 15 febbraio 2017, n. 1366. Nella giurisprudenza di legittimità, v. Cass. Civ., Sez. I, 25 gennaio 2017 n. 1931, con nota di M. Foglia, Illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi e danno in re ipsa, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 3, 2017, 0837B; Cass. Civ., Sez. I, 9 luglio 2014, n. 15609, con nota di P. Di Michele, Mancano gli elementi sintomatici dell’insolvenza? Scatta il risarcimento del danno, in Diritto & Giustizia, fasc. 1, 2014, 19; Cass. Civ., Sez. I, 1° aprile 2009, n. 7958, con nota di F. Pacileo, «Sofferenze bancarie»: presupposti di legittimità della segnalazione alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia, in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 4, 2010, 674, e L. Montrasio, Responsabilità della Banca d’Italia nel trattamento dei dati personali: commento a Cass. 7958/2009, in Diritto e Fiscalità dell’assicurazione, fasc. 4, 2009, 1322; Cass. Civ., Sez. I, 12 ottobre 2007, n. 21428, in dejure.it.

[5] Cfr. ABF, Collegio di Milano, 6 marzo 2018, n. 5333.

[6] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 25 marzo 2009, n. 7211, in dejure.it.

[7] Sul punto, ABF, Collegio di Milano, 13 luglio 2018, n. 15377.

[8] V. Cass. Civ., Sez. III, 30 aprile 2010, n. 10607, in dejure.it.

[9] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, 17 gennaio 2019, n. 1642.

[10] Cfr. ABF, Collegio di Coordinamento, 19 maggio 2016, n. 4618.

[11] V. ABF, Collegio di Roma, 21 dicembre 2016, n. 11244.

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