Interessi moratori e usura in attesa delle Sezioni Unite



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di Marco Chironi

Con sentenza n. 961 del 4 giugno 2020 il Tribunale di Latina ha affrontato la vexata quaestio circa la assoggettabilità degli interessi moratori alla disciplina antiusura[1].

I mutuatari agivano in giudizio nei confronti della Banca mutuante al fine di far accertare e dichiarare l’usurarietà degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori pattuiti nel contratto di mutuo.

Preliminarmente, il Tribunale di Latina ha richiamato l’orientamento giurisprudenziale[2] secondo cui non è corretto sommare gli interessi corrispettivi a quelli moratori, stante la loro fisiologica divergenza funzionale. I due tassi, infatti, sono alternativi tra loro, in quanto «se il debitore è in termini deve corrispondere gli interessi corrispettivi, quando è in ritardo qualificato dalla mora, al posto degli interessi corrispettivi deve pagare quelli moratori; di qui la conclusione che i tassi non si possano sommare semplicemente perché si riferiscono a basi di calcolo diverse»[3].

Nel caso in esame, il CTU ha escluso che gli interessi pattuiti fossero usurari, sia con riferimento al tasso corrispettivo che con riguardo al tasso di mora, specificando poi che ove fosse stata applicata la penale (ciò che in concreto non si è verificato) e la stessa fosse stata computata ai fini del calcolo del tasso di interesse, vi sarebbe stata usura.

Per tali motivi il giudicante ha rigettato la domanda attorea, sottolineando altresì come la penale non possa essere conteggiata ai fini della determinazione del tasso di interesse praticato, in quanto «non rientra nei costi “normali” del finanziamento, trovando applicazione soltanto nella fase patologica del rapporto».

Ad ogni buon conto, il Tribunale di Latina ha condiviso l’orientamento dottrinale e giurisprudenziale secondo cui, posto che nelle rilevazioni trimestrali di Banca d’Italia non si tiene conto degli interessi moratori, risulterebbe irragionevole valutare la relativa usurarietà[4].

Per completezza argomentativa è stato ricordato come in alcune decisioni[5] la Suprema Corte e il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario abbiano ricondotto gli interessi di mora ad una vera e propria clausola penale, ritagliando per gli stessi la disciplina specifica di cui all’art. 1384 c.c., cosicché, nell’ipotesi in cui questi ultimi appaiano manifestamente eccessivi al più potrebbe trovare applicazione il potere riduttivo del giudice, anche d’ufficio, salvo che non venga in rilievo, piuttosto, un contratto del consumatore e, quindi, la nullità, per vessatorietà, ex art. 33, 2° co, lett. f), codice del consumo. In tal caso, la clausola determinativa degli interessi di mora eccessiva sarebbe radicalmente nulla.


[1] Cfr. Atti del Convegno, Corte di Cassazione 12.2.2020, “Interessi moratori e determinazione del tasso soglia usurario: tra giurisprudenza, dottrina ed istruzioni alle banche”, in questa Rivista.

[2] Cass. civ. Sez. III, 28/06/2019, n. 17447, in questa Rivista; Tribunale Milano Sez. VI Sent., 31/05/2019.

[3] Cass. civ. Sez. III, 28/06/2019, n. 17447

[4] Il riferimento è al principio di simmetria, affrontato da Cass. 22 giugno 2016, n. 12965, in Nuova Giur. Civ., 2016, 12, 1593 nota di Salanitro

[5] Cass., 18 novembre 2010, n. 23273, in Contratti, 2011, 2, 179; Collegio di Coordinamento ABF, decisione 1875, del 28 marzo 2014; cfr. anche Coll. di Coordinamento n. 22746 del 2 ottobre 2019, in questa Rivista. 

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