Interessi moratori: il giudizio dell’ABF parzialmente difforme rispetto a quanto statuito dalla Suprema Corte



Coll. di Coordinamento n. 22746 del 2 ottobre 2019

di Marco Chironi

Nella decisione il commento, il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario e Finanziario ha affrontato l’annosa questione assai dibattuta in dottrina ed in giurisprudenza, riguardante la natura degli interessi moratori ed in particolare, la loro rilevanza ai fini del calcolo del tasso soglia usura. Ulteriore punto su cui si è soffermato il Collegio concerne la possibilità di pronunciare ex officio l’eccessiva onerosità del tasso moratorio.

La decisione di cui si discorre rappresenta un’importante opportunità di riflessione sullo stato dell’arte per una critica valutazione rispetto alle conclusioni (parziali) cui è pervenuta la giurisprudenza di legittimità.

FATTO

Il ricorrente aveva adito il Collegio di Palermo esponendo di aver concluso un contratto di prestito personale affetto da una serie di aspetti patologici, tra cui, per quel che interessa in questa sede, l’usurarietà delle condizioni praticate.

Il Collegio territoriale ritenendo la suddetta eccezione assorbente rispetto agli ulteriori motivi di ricorso, ha verificato che nè il tasso corrispettivo nè quello moratorio, presi singolarmente, superassero il tasso soglia usura determinato trimestralmente dalla Banca d’Italia. Viceversa, il superamento del tasso soglia usura si sarebbe realizzato esclusivamente nel caso di sommatoria tra interessi corrispettivi ed interessi moratori.

Per tali motivi, il Collegio di Palermo ha rimesso la questione innanzi al Collegio di Coordinamento, registrando una notevole divergenza tra quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità[1] (secondo cui anche gli interessi di mora soggiacciono alle norme sul calcolo usura) e quanto deciso dai collegi ABF (Collegio di Coordinamento n. 1875/2014; 3214/2014; 3955/2014), che invece, hanno giudicato irrilevante il tasso convenzionale di mora ai fini del calcolo usura.

Motivi di diritto

  1. Sulla sommatoria tra interessi moratori ed interessi corrispettivi

Nel giudicare infondata la domanda del ricorrente, il Collegio di Coordinamento ha ricostruito la problematica attinente al rapporto tra interessi moratori e tasso soglia usura.

Preliminarmente, il Collegio ha rilevato che sommare gli interessi moratori agli interessi corrispettivi rappresenta un’operazione logico-giuridica totalmente errata, in quanto detti costi hanno natura diversa, essendo alternativi tra loro[2]: se il debitore è in termini deve corrispondere gli interessi corrispettivi, quando è in ritardo qualificato dalla mora, al posto degli interessi corrispettivi deve pagare quelli moratori.

Occorre infatti evidenziare che l’ontologica differenza tra i due tipi di tassi è confermata dalla circostanza per cui il tasso corrispettivo si calcola sul capitale residuo, mentre il tasso di mora si calcola sulla rata scaduta, che include l’importo del capitale residuo e l’interesse corrispettivo su di esso calcolato.

Pertanto, il Collegio di Coordinamento ha affermato il seguente principio di diritto: “In ragione della diversa natura e funzione degli interessi moratori rispetto agli interessi corrispettivi non è consentita – ai fini della valutazione dell’usurarietà delle clausole contrattuali – la eterogenea sommatoria degli stessi”.

II. Sul rilievo officioso della manifesta eccessività dell’importo convenuto

Il Collegio, dopo aver escluso l’usurarietà delle condizioni pattuite, ha accertato, nel caso di specie, il notevole scostamento dell’interesse di mora rispetto al corrispettivo, che in termini astratti potrebbe consentire all’arbitro di rilevare d’ufficio la vessatorietà della relativa clausola contrattuale ex art. 36 cod. cons.

È stato poi evidenziato che sebbene la giurisprudenza di legittimità abbia riconosciuto la riconducibilità degli interessi di mora alla disciplina anti-usura ex l. n.  108/1996, nella giurisprudenza di merito sussistono orientamenti di segno diverso (Trib. Roma 12 dicembre 2014; Trib. Verona 9 aprile 2014).

Sul punto, anche Banca d’Italia[3] ha avanzato alcune perplessità circa l’apparato motivazionale ante ordinanza n. 27442/2018 della Suprema.

Il Collegio di Coordinamento, registrando la mancanza di orientamenti stabili e definitivi, ha confermato quanto statuito con la decisione n. 1875/2014. In tale pronuncia è stata contestata la teoria dell’unitarietà degli interessi siccome incompleta “perché muove dalla sola analisi della causa giustificatrice astrattamente considerata e trascura di considerare che gli interessi corrispettivi sono stabiliti in dipendenza di un equilibrio concordato che determina anche i termini temporali in cui lo spostamento di disponibilità di una somma di denaro da un soggetto all’altro abbia effetto. Al contrario, gli interessi moratori compensano il creditore per la perdita di disponibilità di somme di denaro che esso non abbia accettato, ma che solo subisce per effetto del ritardo del pagamento che gli è dovuto e per un periodo di tempo non prevedibile. Il fatto che la misura degli interessi moratori possa essere pre concordata tra le parti non incide sulla differenza rilevata perché pre liquidare l’ammontare del danno non muta la natura del debito risarcitorio”.

In definitiva, il Collegio di coordinamento ha attribuito all’interesse moratorio la natura di penale di diritto privato, cosicché da necessitare di un criterio (insieme diverso dal secondo comma dell’art. 1815 cod. civ. e dall’art. 1224, cpv., cod. civ.) che faccia applicazione dell’interesse legale nel caso di nullità della disposizione contrattuale.

Nel caso di specie, dopo aver quantificato la differenza tra quanto pattuito in contratto

e i nuovi parametri statistici, il Collegio di Coordinamento – stante la mancanza di prova di elementi idonei a dimostrare un riflesso complessivamente negativo sull’economia dell’operazione creditizia o sull’eventuale scorrettezza e mala fede del finanziatore e non essendo nemmeno stata provata dal ricorrente la concreta applicazione di detti costi – non ha ritenuto manifestamente eccessivo l’interesse moratorio convento.

Il Collegio ha al contempo enunciato il seguente principio di diritto: “Ai fini della valutazione di manifesta eccessività dell’interesse moratorio convenuto tra le parti assume decisivo rilievo nei contratti di credito al consumatore, insieme a elementi di giudizio ricavabili da dati statistici e da elementi circostanziali, la valutazione complessiva degli interessi delle parti in chiave di correttezza e buona fede. Resta ferma, a fronte della nullità della relativa clausola contrattuale, l’applicazione – in luogo del tasso convenuto fra le parti – dell’interesse corrispettivo a norma dell’art. 1224 cod. civ.”.

Rebus sic stantibus, secondo quanto sostenuto dal Collegio di coordinamento, in astratto è possibile rilevare ex officio l’eccessiva onerosità dell’interesse moratorio rispetto a quello corrispettivo; tuttavia, in caso di nullità verrà applicato l’art. 1224 c.c., con la conseguente applicazione dell’interesse corrispettivo, in luogo del tasso moratorio convenuto tra le parti.


[1] Vedi da ultimo Cass. civ. 27442/2018 con nota di M. Lecci, Prime brevi osservazioni in merito all’accertamento dell’usurarietà del tasso moratorio, su questa rivista.

[2] In tal senso Cass. Civ. 1447/2019, con nota di M. Chironi, La Suprema Corte sulla differenza ontologica tra interessi moratori e interessi corrispettivi, in questa rivista.

[3] Vedi Banca d’Italia, Chiarimenti in materia di applicazione della legge anti usura, 3 luglio 2013

Qui il testo della decisione

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap