Accettazione di un assegno circolare e affidamento nel cliente.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 31 ottobre 2019, n. 23978.

di Donato Giovenzana

 

L’Abf meneghino si occupa del problema dell’affidamento che l’intermediario crea nel cliente nel momento in cui accetta di negoziare un assegno circolare.   Il Collegio ritiene che l’accettazione di un assegno circolare da parte dell’impiegato addetto allo sportello di una banca sia atto in grado di creare nel cliente presentatore dell’assegno un certo affidamento sulla bontà del titolo negoziato; non si tratta di un affidamento che possa essere considerato assoluto (tanto più ove sia mancata, come risulta nella specie avvenuto, la richiesta di conferma di bontà dell’assegno alla banca apparente emittente).   Un certo affidamento appare però giustificato, secondo l’Abf milanese, ed è da ritenere che i reali limiti in cui tale inevitabile affidamento possa ritenersi effettivamente fondato ( limiti non così evidenti e probabilmente tutt’altro che chiari alla maggioranza dei clienti) dovrebbero essere rigorosamente chiariti alla clientela ad opera proprio degli intermediari, sia attraverso comunicazione diretta con i singoli interessati, sia attraverso comunicazioni generalizzate ( e cosi attraverso apposite istruzioni impartite agli impiegati addetti allo sportello, e/o avvertimenti scritti, ecc).   Ciò premesso, resta in concreto da verificare se la creazione di affidamento sia avvenuta in maniera incolpevole o con colpa. La relativa verifica evidenzia nella specie un elemento di irregolarità dell’assegno che non avrebbe dovuto sfuggire ai sistemi di accertamento della banca negoziatrice. Tale elemento si sostanzia nella inesistenza della banca che nella specie figura come quella che avrebbe dato luogo all’emissione del titolo. Sull’assegno figura infatti la firma di un ente la cui denominazione è indicata come “BCC di XXXXX” , denominazione che non figura sul sito degli albi ed elenchi della Banca d’Italia.    All’indirizzo indicato sul titolo sembra essere invece presente uno sportello della Banca di Credito Cooperativo XXXX- Società cooperativa.   A fronte di questa negligenza della convenuta va però rilevato che anche il comportamento di parte ricorrente risulta non esente da colpa. Pur essendo stato informato che non sarebbe stato chiesto il bene emissione alla banca che apparentemente aveva dato luogo all’ emissione dell’assegno, il ricorrente ha ugualmente proceduto al perfezionamento della transazione contrattuale, allo scambio con la controparte e alla conseguente consegna degli orologi. Tale comportamento non può andare esente da censure sotto il profilo della diligenza richiesta dalle circostanze, posto che l’informazione relativa all’assenza del bene emissione ( al di là dell’esatta comprensione da parte del ricorrente di tutte le conseguenti implicazioni) segnalava comunque la presenza di un rischio molto rilevante che il ricorrente ha deliberatamente deciso di correre.   Premesso perciò che nella specie deve essere constatata la presenza di un concorso di colpe nella causazione dell’evento dannoso il Collegio ritiene di dover ripartire il danno riducendo equitativamente l’ammontare del risarcimento dovuto al ricorrente.

 

 

Qui il testo della decisione.

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