Il tema dell’ammortamento alla francese al vaglio della Corte d’Appello di Roma



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di Marco Chironi

 

 


Con sentenza n. 731/2020, pubblicata il 30 gennaio 2020, la Corte di Appello di Roma ha affrontato le tematiche concernenti la disciplina dell’usura e del piano di ammortamento alla francese in un contratto di mutuo.

Nel caso di specie, parte attrice esponeva di aver concluso con la banca convenuta un contratto di mutuo con garanzia ipotecaria, pattuendo un tasso fisso, asseritamente viziato da clausole illegittime. Pertanto, chiedeva al Tribunale adito di accertare e dichiarare l’usurarietà delle condizioni previste nel contratto di mutuo e, in via subordinata, l’indeterminatezza del tasso di interesse, con conseguente rideterminazione del piano di ammortamento.

A seguito del provvedimento di rigetto della domanda da parte del giudice di prime cure, parte mutuataria impugnava la sentenza innanzi alla Corte distrettuale.

La Corte d’Appello di Roma, nella sentenza in esame, in primis, ha rigettato il motivo di appello riguardante l’usurarietà dei tassi moratori, in quanto il mutuo era stato estinto anticipatamente e, pertanto, le parti non avevano interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., non avendo versato alcun interesse di mora e non potendo, per tali motivi, fornire alcuna prova circa il loro pagamento.

In ogni caso, la Corte distrettuale ha escluso l’usurarietà delle condizioni originariamente pattuite, con riferimento al tasso di mora, in quanto parte attrice aveva fornito un calcolo che non teneva conto della maggiorazione ex art. 2, 4 comma L.108/96.

Analogamente, la Corte d’Appello di Roma ha ritenuto priva di fondamento la domanda relativa alla “gratuità del mutuo” per l’usurarietà dei tassi di mora. Sul punto, il giudicante ha rammentato come, sebbene l’art. 1 della L. 108/96 riguardi sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori, tuttavia si debba escludere che, in caso di nullità degli interessi di mora usurari, possa derivare la non debenza degli stessi ex art. 1815 2° c.c. in quanto la norma è riservata agli interessi corrispettivi e non a quelli di mora (cfr. Cass. 21470/2017).

Ulteriore motivo di appello concerneva la questione del calcolo degli interessi di mora sulla rata composta da sorte capitale e interessi corrispettivi, ovvero il c.d. “ammortamento alla francese”. Sul punto, la Corte ha evidenziato che tale modalità di calcolo non possa dare luogo a un fenomeno anatocistico.  In particolare, la stessa Suprema Corte ha affermato che quello del “cumulo” tra le due tipologie di interessi, corrispettivo e moratorio, sarebbe un “falso problema”, in ragione della diversità ontologica dei due tassi in discussione[1].

Parte appellante chiedeva, in via subordinata, di accertare e di dichiarare l’indeterminatezza del tasso contrattualmente previsto, in quanto con il sistema di ammortamento alla francese si sarebbe giunti all’applicazione maggiore dei tassi di interesse rispetto a quelli prospettati nel contratto stesso.

La Corte d’Appello, nel riportare i calcoli matematici che sono insiti nel sistema di ammortamento alla francese, ha precisato che «gli interessi vengono calcolati sulla quota capitale via via decrescente per il periodo corrispondente a ciascuna rata, al tasso nominale indicato in contratto e che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale, ovverosia sul capitale originario detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti».

Per la giurisprudenza prevalente, rispetto alla quale la Corte distrettuale non ha ritenuto che parte appellante avesse offerto valide contro-argomentazioni, tale meccanismo non implica alcun effetto anatocistico e non comporta alcuna indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali.

Nella parte motiva, il giudice distrettuale ha precisato altresì come le deduzioni degli attori si fossero ispirate alla letteratura scientifica relativa al concetto dell’interesse composto. Tuttavia, il piano di ammortamento di cui si controverte fornisce una dettagliata rappresentazione dei costi del finanziamento e delle modalità di restituzione e l’accettazione di tale ammortamento ricomprende l’accettazione delle modalità del modello matematico finanziarie di costruzione del medesimo.

Per tali, motivi, nel rigettare la domanda, la Corte d’Appello ha statuito che «quando si fa riferimento a concetti tratti dalla matematica finanziaria è necessario che degli stessi sia esplicato il riferimento giuridico e che sia individuabile un risultato giuridicamente rilevante conseguente alla loro applicazione. In difetto tale riferimento si risolve nell’impropria invocazione dell’autorità su una questione giuridica di conclusioni che si assumono scientificamente fondate in un altro ambito del sapere».

Nel caso di ammortamento alla francese non si può discorrere di effetto anatocistico, in quanto difetta il suo presupposto essenziale ovvero «un pregresso debito per interessi sul quale si possa ipotizzare la produzione di ulteriori interessi».

La contestazione si risolve, pertanto, nella mera affermazione della maggiore gravosità del mutuo che è, tuttavia, una conseguenza naturale delle modalità determinate in contratto, non sussistendo, in senso contrario, alcun divieto di prevedere l’esigibilità immediata degli interessi mutuatari nel corso dell’ammortamento.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, Sent. n. 26286 del 17 ottobre 2019, in questa Rivista: https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/10/19/significativo-e-didascalico-scrutinio-della-cassazione-in-tema-di-interessi-usurari-interessi-moratori-e-clausola-di-salvaguardia/; Cass. Civ., Sez. III, Ord. n. 17447 del 28.06.2019, in questa Rivista: https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/07/05/la-suprema-corte-sulla-differenza-ontologica-tra-interessi-moratori-e-interessi-corrispettivi/

Qui il testo della sentenza.

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