Sull’adeguamento della modalità capitalizzazione degli interessi.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 12 marzo 2020, n. 7105.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Premessa.

La recentissima ordinanza della Prima Sezione Civile si rivela un interessante scrutinio circa la possibilità di sostituire la modalità di capitalizzazione periodica degli interessi (anche in esito alla nullità, per anatocismo), specie laddove costituisca un evidente peggioramento delle condizioni contrattuali precedentemente statuite e applicate al conto corrente. Circostanza che, per giunta, ha visto una parte della giurisprudenza di merito porsi in una posizione di conflittualità, rispetto all’orientamento consolidatosi in seno a quella di legittimità.

 

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Le circostanze fattuali.

Due correntisti avevano proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal loro Istituto di credito, contestando, tra l’altro, la capitalizzazione trimestrale degli interessi, l’estensione alle commissioni di massimo scoperto e la natura usuraria degli interessi applicati. All’esito della consulenza tecnica contabile, il Tribunale di Pavia aveva accolto parzialmente l’opposizione.

La Corte d’Appello di Milano, dopo aver disposto una rinnovazione della perizia, aveva accolto parzialmente l’appello principale degli attori e, al contempo, aveva rigettato l’appello incidentale della Banca, sulle spese della fase monitoria.

Avverso tale pronunciamento, i ricorrenti proponevano ricorso per cassazione; l’Istituto resisteva con controricorso.

 

I motivi di ricorso e le ragioni della decisione.

Con il decimo motivo, veniva censurata la violazione degli artt. 1283, 1284 c.c. e 117 T.U.B., per essere stata applicata la capitalizzazione trimestrale degli interessi, dopo l’entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000, nonostante il relativo art. 7 la legittimasse solo a condizione di reciprocità tra Banca e cliente, in presenza di un patto scritto (nel caso di specie, mancante) e sebbene la disposizione transitoria prevedesse l’adeguamento dei contratti stipulati prima della delibera (come quello per cui è causa) mediante apposito patto scritto, in caso di peggioramento delle condizioni precedentemente applicate: peggioramento che, erroneamente, la Corte territoriale avrebbe inteso valutare non in astratto, ma in concreto.

Il motivo, sì come formulato, è meritevole di accoglimento.

Come la giurisprudenza di legittimità ha avuto più volte occasione di precisare, il declassamento, da uso normativo a uso negoziale, della prassi bancaria in materia di anatocismo ha concorso a rendere nulle, per contrasto con l’art. 1283 c.c., le clausole in forza delle quali gli interessi debitori venivano periodicamente capitalizzati: di talché, una volta dichiarata nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici, maturati in un contratto di apertura di credito bancario, regolato in conto corrente e negoziato dalle parti in data anteriore al 22 aprile 2000 (ovverosia, la data di entrata in vigore della prefata delibera CICR), il giudice deve, consequenzialmente, calcolare gli interessi a debito del correntista, senza operare alcuna capitalizzazione[1].

A tal riguardo, le disposizioni dettate con la sopra menzionata delibera trovano fondamento normativo nel D.lgs. n. 342/1999, art. 25, commi 2 e 3, che, ampliando la disposizione di cui all’art. 120 T.U.B., hanno rispettivamente disposto:

  • che il CICR stabilisse «modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria», purché con la stessa periodicità del conteggio di interessi debitori e creditori nelle operazioni in conto corrente;
  • che le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati anteriormente al 22 aprile 2000 dovessero essere conformate alle indicazioni del CICR, che con gli artt. 2 e 7 della delibera medesima ha imposto la descritta reciprocità e previsto la possibilità di adeguamento delle condizioni applicate entro il 30 giugno 2000, mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e comunicazione scritta alla clientela alla prima occasione utile (comunque, entro il 31 dicembre 2000), salva la necessità dell’approvazione specifica del correntista, con perfezionamento di un nuovo accordo, qualora le nuove condizioni contrattuali avessero comportato un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate[2].

L’art. 7 della citata disposizione interministeriale è una norma transitoria correlata, per comunanza di fini, all’art. 25, comma 3, D.lgs. n. 342/1999, introduttivo nell’art. 120 TUB del comma 3, sicché, essendosi di questo dichiarata l’illegittimità costituzionale[3], la nullità dell’anatocismo praticato dalle banche (che l’art. 25, comma 3, aveva tentato di comprimere) ha ripreso tutto il suo vigore, risultando perciò «difficile negare che l’adeguamento alle disposizione della delibera CICR delle condizioni in materia figuranti nei contratti già in essere, comportando una regolazione ex novo dell’anatocismo, segnatamente laddove esso si riverberi in danno delle posizioni a debito, non determini un peggioramento delle condizioni contrattuali»[4].

La sostituzione della reciproca capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi, all’assenza di capitalizzazione per effetto della declaratoria di nullità della clausola contrattuale anatocistica, rende evidente che vi sia stato un peggioramento delle condizioni contrattuali precedentemente applicate al conto corrente per cui è causa, sicché, proprio in applicazione dell’art. 7, comma 3, della delibera CICR (per cui «nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela») sarebbe stato necessario nella fattispecie in esame un nuovo accordo espresso tra le parti, non essendo ammissibile un adeguamento unilaterale.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 13 ottobre 2017, n. 24156, con nota di R. Bencini, Sulla capitalizzazione degli interessi del correntista…, in Diritto & Giustizia, fasc. 162, 2017, 10; Cass. Civ., Sez. I, 13 ottobre 2017, n. 24153, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 17 agosto 2016, n.  17150, con nota di R. Bencini, Anatocismo e usura: clausole vecchie e nuova normativa, in Ilsocietario.it, fasc., 6 settembre 2016.

[2] V. Cass. Civ., Sez. I, 11 marzo 2019, n. 6987, con nota di F. Fiorucci, Modalità di adeguamento dei contratti bancari alla Delibera CICR 9 febbraio 2000, in Ilsocietario.it, fasc., 3 giugno 2019.

[3] Il riferimento è a Corte Cost., 17 ottobre 2000, n. 425, con nota di G. M. Santucci, Riflessioni sulla nuova derogabilità del divieto di anatocismo., in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 2, 2001, 179.

[4] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 21 ottobre 2019, n. 26769, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 21 ottobre 2019, n. 26779, in dejure.it.

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