Criteri di indicazione del TAEG: la decisione della Corte di Giustizia Europea.



Nota a CGUE, Sez. VI, 19 dicembre 2019, C – 290/19.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima sentenza in oggetto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha statuito il seguente principio di diritto:

«L’articolo 10, paragrafo 2, lettera g), della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2011/90/UE della Commissione, del 14 novembre 2011, deve essere interpretato nel senso che osta a che, in un contratto di credito al consumo, il tasso annuo effettivo globale sia espresso non da un tasso unico, ma mediante un intervallo che rinvia ad un tasso minimo e ad un tasso massimo.».

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La cornice normativa. Cenni.

La domanda di pronuncia pregiudiziale aveva a oggetto l’interpretazione della Direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori ed era stata presentata nell’ambito di una controversia tra un consumatore e una Banca slovacchi, con riferimento a un contratto di credito al consumo, concluso dal primo con il secondo, nell’ambito del quale il tasso annuo effettivo globale (d’ora innanzi, TAEG) non era stato fissato con riferimento a un valore unico, ma con l’indicazione di un intervallo.

In via preliminare, la Corte di Giustizia evidenzia come la letteralità della prefata Direttiva indichi, segnatamente al considerando n. 19, la necessità che i consumatori, affinché possano porre in essere le loro decisioni con piena cognizione di causa, debbano essere resi edotti delle caratteristiche intrinseche dell’operazione proposta, ricevendo, prima della conclusione del contratto, informazioni adeguate circa le condizioni, il costo del credito e le obbligazioni derivanti[1]. Al fine di assicurare la maggiore trasparenza possibile e per consentire, consequenzialmente, anche un eventuale raffronto tra le offerte, tale budget informativo dovrebbe comprendere, in particolare, il tasso annuo effettivo globale relativo al credito, indice che, nella fase precontrattuale, può essere indicato soltanto tramite un esempio rappresentativo: in tal guisa, questo dovrebbe corrispondere alla durata media e all’importo totale del credito concesso per il tipo di contratto di credito considerato ed eventualmente alle merci acquistate[2].

Nell’ottica di una precipua valorizzazione del dato informativo sin dal primo contatto “conoscitivo” tra Intermediario e cliente, l’art. 4 della stessa Direttiva, relativamente alle informazioni di base da fornire nella pubblicità, prevede che qualsiasi attività promozionale, che indichi un tasso d’interesse o qualunque altro dato numerico riguardante il costo del credito per il consumatore, debba contenere informazioni di base, menzionate in forma chiara, concisa e graficamente evidenziata con l’impiego di un esempio rappresentativo, tra le quali, a titolo esemplificativo, viene annoverato il TAEG. Ad accrescere la centralità conferita a tale ultimo indice concorrono le letteralità degli artt. 10 (“Informazioni da inserire nei contratti di credito”)[3] e 19 (“Calcolo del TAEG”)[4].

 

Il procedimento principale e la questione pregiudiziale.

Nel 2013 il consumatore aveva stipulato con l’Istituto un contratto di credito al consumo, laddove veniva indicato l’importo delle rate mensili, il tasso di interesse e una forbice di TAEG. A tale ultimo riguardo, nel contratto veniva precisato altresì che la quantificazione del TAEG sarebbe dipesa dalla data in cui i fondi sarebbero stati messi a disposizione del consumatore e che, quindi, sarebbe stato comunicato, a quest’ultimo, successivamente a tale momento.

A seguito dell’avvenuto integrale rimborso del prestito, il cliente aveva deciso di avviare un’azione di ripetizione dell’indebito, adducendo, a sostengo delle sue ragioni, che il credito avrebbe dovuto essere considerato senza interessi né spese, dal momento che il TAEG era stato fissato nel contratto non con un tasso unico, ma mediante un intervallo che rinviava a un tasso minimo e a uno massimo.

La domanda non veniva accolta dal giudice di primo grado, il quale aveva considerato che il prestito oggetto di controversia fosse sussumibile nel credito al consumo, il relativo contratto contenesse tutte le indicazioni, richieste dall’art. 9, paragrafo 2, della legge n. 129/2010 (legge relativa ai crediti al consumo e agli altri crediti e prestiti erogati ai consumatori, di recepimento nell’ordinamento slovacco della Direttiva 2008/48/CE), e, da ultimo, che non fosse necessaria un’indicazione espressa del TAEG mediante un valore unitario (qualificando come una “sproporzionata” penalizzazione per il creditore l’eventuale dichiarazione di gratuità del prestito, per il solo motivo che il TAEG fosse stato espresso da un intervallo tra due valori).

Proponendo appello, il cliente chiedeva se la fissazione del TAEG, per mezzo di una forbice minimale – massimale, fosse contraria a quanto disposto dalla Direttiva 2008/48/CE.

Il giudice del rinvio decideva di sospendere il procedimento, onde sottoporre alla Corte di Giustizia

la questione pregiudiziale:

«Se l’articolo 10, [paragrafo 2], lettera g), della direttiva [2008/48] debba interpretarsi nel senso che il contratto di credito ai consumatori soddisfa il requisito previsto in tale disposizione nel caso in cui il [TAEG] è in esso indicato non con un preciso dato percentuale ma mediante un intervallo tra due dati (da – a)».

 

La decisione della Corte di Giustizia.

In sostanza, l’interrogativo posto dal giudice slovacco verteva sulla possibilità di interpretare l’art. 10, paragrafo 2, lettera g), della Direttiva de qua nel senso di vietare che, in un contratto di credito al consumo, il TAEG sia espresso non da un tasso unico, ma mediante un intervallo che rinvia ad un tasso minimo e ad un tasso massimo.

La Corte rileva che l’indicazione del TAEG, sotto forma di intervallo tra due valori, non sia conforme alla formulazione di diverse disposizioni della Direttiva 2008/48/CE, in particolare agli artt. 3 (che, alla lett. i), definisce il TAEG come corrispondente “al costo totale del credito al consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito”) e 19 (che, in maniera non dissimile, al paragrafo 1, richiama una formula matematica per addivenire a un risultato preciso, espresso con cifra decimale), dai quali risulta chiaramente che l’indice de quo debba essere espresso in percentuale, con riferimento a un dato numerico preciso, né, tantomeno, all’economia della stessa, in quanto fonte normativa di armonizzazione adottata proprio con il duplice obiettivo di garantire a tutti i consumatori dell’Unione Europea un livello elevato (ed equivalente) di tutela dei loro interessi e di facilitare il sorgere di un efficiente mercato interno del credito al consumo (v. supra considerando n. 19)[5].

Per un consumatore, il TAEG riveste indubbiamente un’importanza essenziale, dal momento che rappresenta, in maniera plastica e immediata, il costo globale del credito, proprio perché presentato sotto forma di tasso calcolato secondo una formula matematica unica. Tale indice consente al mutuatario di valutare ponderatamente la complessiva portata dell’impegno derivante dalla conclusione del contratto di credito[6]. In tal guisa, pare evidente come l’obbligo di informazione, sì come enunciato all’art. 10, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48/CE, in forza del quale il contratto di credito indica, in modo chiaro e conciso, il TAEG, [contribuisca] alla realizzazione degli obiettivi perseguiti da tale Direttiva[7], e, segnatamente, a quello relativo al livello elevato di tutela degli interessi dei consumatori.

Non si può, quindi, che addivenire alla conclusione per cui, qualora fosse consentito prevedere, in un contratto di credito, che il TAEG possa essere espresso con riferimento non ad un tasso unico, ma ad un intervallo che rimanda ad un tasso minimo e ad un tasso massimo, non verrebbe soddisfatto il criterio di chiarezza e di concisione stabilito dall’articolo 10, paragrafo 2, della Direttiva 2008/48. Tale criterio è, difatti, essenziale affinché il consumatore possa conoscere i suoi diritti e i suoi obblighi, derivanti dal contratto di credito e il ricorso a un intervallo minimale – massimale rende ragionevolmente più difficile una valutazione del costo totale del credito, potendo concorrere a indurre il consumatore in errore, con riferimento alla reale portata del proprio impegno economico.

Da ultimo, la Corte deduce l’irrilevanza della circostanza, riferita dal giudice del rinvio, per cui talune informazioni (in particolare, la data di prelievo del credito o quella della conclusione del contratto), non sarebbero conosciute dal creditore al momento in cui presenta al consumatore un’offerta di contratto di credito: in tal senso, la Direttiva 2008/48/CE si premura di prevedere ulteriori ipotesi, finalizzate proprio alla facilitazione del calcolo del TAEG nel caso in cui alcuni elementi non siano noti (o, comunque, non siano determinabili)[8].

Alla luce di quanto rassegnato, la CGUE conclude dichiarando che l’art. 10, paragrafo 2, lettera g), della Direttiva 2008/48/CE non possa che essere interpretato nel senso che osta a che, in un contratto di credito al consumo, il TAEG sia espresso non da un tasso unico, ma mediante un intervallo che rinvia ad un tasso minimo e ad un tasso massimo.

 

 

Qui il testo integrale della sentenza.


[1] Al successivo considerando n. 31 si prevede testualmente che: «Per consentire al consumatore di conoscere i suoi diritti e obblighi in virtù del contratto di credito, questo dovrebbe contenere tutte le informazioni necessarie in modo chiaro e conciso».

[2] Nel determinare l’esempio rappresentativo, parrebbe opportuno prendere in considerazione anche la frequenza di certe tipologie di contratto di credito, con riferimento a uno specifico mercato.

[3] Art. 10 Direttiva 2008/48/CE: «Nel contratto di credito figurano, in modo chiaro e conciso, le informazioni seguenti: […] g) il [TAEG] e l’importo totale che il consumatore è tenuto a pagare, calcolati al momento della conclusione del contratto di credito; sono indicate tutte le ipotesi utilizzate per il calcolo di tale tasso».

[4] Art. 19 Direttiva 2008/48/CE: «1. Il [TAEG] che, su base annua, rende uguale il valore attualizzato di tutti gli impegni (prelievi, rimborsi e spese) futuri o esistenti pattuiti da creditore e consumatore, è calcolato con la formula matematica che figura nella parte I dell’allegato I. 2. Al fine di calcolare il [TAEG], si determina il costo totale del credito al consumatore, ad eccezione di eventuali penali che il consumatore sia tenuto a pagare per la mancata esecuzione di uno qualsiasi degli obblighi stabiliti nel contratto di credito e delle spese, diverse dal prezzo d’acquisto, che competono al consumatore all’atto dell’acquisto, in contanti o a credito, di merci o di servizi. I costi di gestione del conto sul quale vengono registrate le operazioni di pagamento e i prelievi, i costi relativi all’utilizzazione di un mezzo di pagamento che permetta di effettuare pagamenti e prelievi e gli altri costi relativi alle operazioni di pagamento sono inclusi nel costo totale del credito al consumatore, a meno che l’apertura del conto sia facoltativa e i costi correlati al conto siano stati indicati in modo chiaro e distinto nel contratto di credito o in qualsiasi altro contratto concluso con il consumatore. 3. Il calcolo del [TAEG] è fondato sull’ipotesi che il contratto di credito rimarrà valido per il periodo di tempo convenuto e che il creditore e il consumatore adempiranno ai loro obblighi nei termini ed entro le date convenuti nel contratto di credito. 4. Per quanto riguarda i contratti di credito contenenti clausole che permettono di modificare il tasso debitore e, se del caso, le spese computate nel [TAEG] ma non quantificabili al momento del calcolo, [TAEG] è calcolato muovendo dall’ipotesi che il tasso debitore e le altre spese rimarranno fissi rispetto al livello iniziale e si applicheranno fino alla scadenza del contratto di credito. 5. Se necessario, è possibile valersi delle altre ipotesi di cui all’allegato I per il calcolo del [TAEG]. Se le ipotesi di cui al presente articolo e alla parte II dell’allegato I non sono sufficienti per calcolare in modo uniforme il [TAEG] o non sono più adeguate alla situazione commerciale esistente sul mercato, la Commissione può determinare le ulteriori ipotesi necessarie per il calcolo del tasso annuo effettivo globale o modificare quelle esistenti. (…)».

[5] V. CGUE, 5 settembre 2019, Pohotovost, C-331/18.

[6] Cfr. CGUE, 21 aprile 2016, Radlinger e Radlingerová, C‑377/14; CGUE, 9 novembre 2016, Home Credit Slovakia, C‑42/15; CGUE, 20 settembre 2018, EOS KSI Slovensko, C‑448/17.

[7] In tal senso, CGUE, 5 settembre 2019, Pohotovost’, C‑331/18.

[8] A titolo esemplificativo, quando non sia nota la data di prelievo del credito, il creditore dispone, per calcolare il TAEG in modo preciso, delle ulteriori ipotesi previste, in particolare, nell’allegato I, parte II, lettere da a) a c), della direttiva 2008/48. Analogamente, quando non sia nota la data di conclusione del contratto, l’allegato I, parte II, lettera f), ii), di tale direttiva prevede che si possa considerare che la data del primo prelievo sia quella corrispondente all’intervallo più breve tra tale data e quella del primo pagamento che deve essere effettuato dal consumatore.

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