Informazione annotata sull’ordine di investimento: è corretto adempimento dell’onere informativo.



di Antonio Zurlo

Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 11 novembre 2019, n. 29106.

 

As far as the financial intermediation contracts are concerned, the information could be recorded on the investment order. If it is appropriate, the fulfillment of the charge is correct.

 

Secondo l’orientamento ormai consolidatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità, in tema di distribuzione dell’onere probatorio, nei giudizi relativi a contratti di intermediazione finanziaria, alla stregua di quanto previsto dagli artt. 21 e 23 D.lgs. n. 58/1998 e del Reg. Consob n. 11522/1998, la mancata prestazione delle informazioni dovute ai clienti da parte della Banca ingenera una presunzione di riconducibilità alla stessa dell’operazione finanziaria, poiché l’inosservanza dei doveri informativi da parte dell’Intermediario è elemento di per sé costituente un fattore di disorientamento dell’investitore, capace di condizionare in maniera determinante le scelte di quest’ultimo.

Una siffatta condotta omissiva è, pertanto, idonea di per sé a cagionare un nocumento all’investitore, non potendosi, tuttavia, escludere la possibilità per l’Intermediario di addurre prova contraria, circa la sussistenza di sopravvenienze che risultino funzionalmente capaci di deviare l’eziologia derivante dall’asimmetria informativa[1]. A tal riguardo, il Collegio evidenzia come non possa rientrare nel novero delle circostanze de quibus quella (segnalata anche nella sentenza impugnata) per cui, in tempi successivi, il cliente abbia posto in essere altri acquisti di titoli rischiosi, né, tantomeno, la sua generica propensione in tale direzione[2]. La Corte territoriale, inoltre, aveva individuato un serie di profili (quali, a titolo esemplificativo, la consegna del documento generale dei rischi; l’annotazione sull’ordine della rischiosità del concreto investimento; l’avere il cliente già effettuato investimento rischiosi in titoli brasiliani e turchi) ritenuti rilevanti, per dedurne l’infondatezza di qualsivoglia dubbio di inadeguatezza in relazione alle operazioni contestate.

Da ultimo, in relazione alla validità, a fini del corretto adempimento degli oneri informativi, dell’informazione annotata sull’ordine di investimento, la Corte ha ritenuto ragionevole e non implausibile la valutazione (favorevole) compiuta dai giudici di merito.

Difatti, la circostanza per cui l’informazione annotata sull’ordine non sia di per sé decisiva ai fini dell’assolvimento dell’obbligo informativo, vale non a chiudere, quanto piuttosto ad aprire la questione circa il corretto adempimento dell’onere de quo. In effetti, se si dovesse ammettere che l’informazione possa essere anche trasmessa a mezzo di annotazione sull’ordine di investimento, circostanza tutt’altro che irragionevole (dal momento che non si rilevano evidenti ragioni per l’esclusione di una siffatta eventualità), non possono che risultare decisivi, ai fini della valutazione dell’assolvimento dell’obbligo informativo, i contenuti dell’informazione comunicata a mezzo dell’annotazione (nel caso di specie, giudicati idonei).  

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza. 


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 16 febbraio 2018, n. 3914, con nota di G. Bombaglio, La portata degli obblighi informativi gravanti sugli intermediari finanziari ed il danno conseguente alla loro omissione, in Ridare.it, 9 aprile 2018; Cass. Civ., Sez. I, 18 maggio 2017, n. 12544, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 17 novembre 2016, n. 23417, in dejure.it.

[2] Per il rilievo per cui la propensione al rischio dell’investitore sia fattore privo di valore inferenziale quanto alla circostanza che il cliente stesso, se informato, avrebbe proceduto all’acquisto, v. Cass. Civ., Sez. I, 4 aprile 2018, n. 8333, in dejure.it. V. anche Cass. Civ., Sez. I, 6 marzo 2018, n. 5265, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. VI, 4 ottobre 2018, 24393, in dejure.it.

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