Illegittima segnalazione in C.A.I.: tra obbligo e discrezionalità della cancellazione.



di Marzia Luceri 

Nota a Trib. Bari, sent. n. 3278 del 29.08.2019.

 

Premessa.

Il Tribunale di Bari, con la sentenza in oggetto, ha rigettato la domanda di risarcimento per i danni subiti a causa della segnalazione nella Centrale d’Allarme Interbancaria (d’ora in poi, C.A.I.), effettuata dalla Banca convenuta e reputata illegittima dall’attore, che, più nello specifico, lamentava l’inosservanza dei principi di buona fede e correttezza da parte dell’Istituto di credito, nell’espletamento dell’attività istruttoria strumentale all’iscrizione[1].

 

La disciplina normativa di riferimento.

Premesso che la disciplina normativa da richiamare, ai fini della risoluzione della controversia in esame, sia la legge 15 dicembre 1990, n. 386 (rubricata “La nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari”), pare opportuno anteporre una breve descrizione della C.A.I., della sua operatività, nonché dei presupposti della relativa segnalazione.

In attuazione della delega contenuta nell’art. 1 della l. n. 205/1999, il d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 (rubricato “Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio”) ha profondamente innovato la materia oggetto di disamina.

La ratio dell’indicata normativa è assicurare il regolare funzionamento del sistema di pagamento ed elevarne il grado di sicurezza mediante le segnalazioni d’illegittimo impiego dei relativi strumenti e l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie[2].

Stando a quanto statuito all’art. 10-bis della summenzionata legge, la C.A.I. è un archivio informatizzato, istituito presso la Banca d’Italia e attivo dal 2 giugno 2002, che provvede alla raccolta delle segnalazioni relative a coloro che abbiano emesso assegni bancari e/o postali senza autorizzazione ovvero senza provvista, ovverosia dei cc.dd. “cattivi pagatori”.

Relativamente alla controversia oggetto del presente commento, l’attore, avendo emesso un assegno bancario “scoperto”, senza possedere, quindi, la disponibilità delle somme necessarie al pagamento, veniva iscritto, all’esito della procedura normativamente prevista, nell’archivio di cui al summenzionato art.10-bis.

A tal riguardo, la disciplina sanzionatoria degli assegni bancari prevede che, qualora venga emesso un assegno privo di provvista, l’istituto di credito trattario provveda, ai sensi dell’art. 9-bis della l. n. 386/1990, a notificare al debitore-traente, entro il decimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo e presso il domicilio eletto dallo stesso, il c.d. preavviso di revoca: con tale comunicazione, la banca trattaria avvisa il traente che, scaduto il termine di sessanta giorni ex art. 8, senza aver fornito la prova dell’avvenuto pagamento, mediante la presentazione della quietanza autenticata dal beneficiario[3], il suo nominativo verrà iscritto in C.A.I. e, conseguentemente, “gli sarà revocata ogni autorizzazione ad emettere assegni”.

È opportuno sottolineare l’importanza della tempestività del preavviso di revoca: per mezzo di tale comunicazione il traente, posto a conoscenza delle conseguenze derivanti dall’iscrizione del proprio nominativo alla C.A.I., ha la possibilità di poter intervenire, prima che la revoca abbia effetto, ponendovi rimedio con il pagamento tardivo[4].

 

Le circostanze fattuali e la decisione del Tribunale.

Dall’esposizione dei fatti di causa, emerge chiaramente come la banca convenuta abbia rispettato i termini previsti agli artt. 8 e 9-bis della L. n. 386/1990.

Essendo la disciplina sanzionatoria de qua una normativa a tutela dell’intero sistema creditizio, gli istituti di credito sono obbligati ad avviare la procedura di segnalazione alla C.A.I.; la valutazione in merito alla sussistenza dei presupposti non è discrezionale[5].

A riprova di ciò, l’art. 10 statuisce una responsabilità solidale del trattario che ommetta ovvero non provveda tempestivamente all’iscrizione nel relativo archivio: l’istituto di credito sarà “obbligato in solido con il traente a pagare gli assegni emessi dallo stesso traente nel periodo in cui avrebbe dovuto operare la revoca, anche se manca o è insufficiente la provvista, nel limite di venti milioni per ogni assegno”.

La giurisprudenza arbitrale ha più volte evidenziato come la ratio dell’art. 9-bis risulti chiaramente ispirata a tutela del traente e sia caratterizzata da un rigoroso formalismo, finalizzato a rendere assolutamente certo il domicilio del cliente al quale inviare il preavviso di revoca[6].

Tornando alla controversia oggetto della presente nota, il Tribunale adito ha dovuto verificare se la banca trattaria, in relazione alla circostanza per cui la raccomandata, relativa al preavviso di revoca, fosse stata restituita con il segno sulla voce “[destinatario] trasferito”, abbia effettivamente agito senza la dovuta diligenza.

A tal riguardo, stando a quanto testualmente disposto all’art. 9-ter, comma 2,della l. n. 386/1990, il cliente ha il dovere di comunicare, “con dichiarazione presentata direttamente alla banca o all’ufficio postale, ovvero mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o con altro mezzo concordato dalle parti, di cui sia certa la data di ricevimento”, quelle che sono le eventuali variazioni del domicilio eletto, ai fini delle comunicazioni di cui all’art. 9-bis.

Relativamente al caso di specie, non risulta che la banca trattaria abbia ricevuto comunicazione alcuna in ordine alla modifica del domicilio del traente.

In ragione di ciò, non può che trovare applicazione l’art. 9-bis, comma 4, il quale prevede che “la comunicazione si ha per effettuata ove consti l’impossibilità di eseguirla presso il domicilio eletto”; dall’applicazione di tale disposizione, si evince come non risulti comprovata la condotta negligente da parte della convenuta

In ultima analisi, ai fini che qui interessano, il Tribunale di Bari ha posto in evidenza la condotta tenuta dalla banca trattaria non appena il traente le ha consegnato la quietanza liberatoria del pagamento tardivo dell’assegno bancario: nonostante tale quietanza liberatoria fosse stata presentata oltre i termini stabiliti dalla legge, l’istituto di credito prontamente si attivòper conseguire la cancellazione della iscrizione in C.A.I.”.

Il giudice di primo grado, in conclusione, ha rilevato non solo la corretta attuazione delle prescrizioni della l. n. 386/1990 da parte della convenuta (qualificando, per tale ragione, legittima la relativa segnalazione), ma ha altresì ravvisato la buona fede della medesima nella condotta posta in essere prima di procedere alla segnalazione, nonché a seguito alla presentazione della quietanza liberatoria. In tal senso, pare opportuno evidenziare come l’istituto di credito, quale contraente “forte”, provvedendo spontaneamente e prontamente alla cancellazione della predetta iscrizione nonostante la presentazione tardiva della quietanza liberatoria, abbia fatto sì che il diritto all’immagine e alla reputazione del traente non venisse sacrificato per tutta la durata della segnalazione (6 mesi).

Alla luce di tali osservazioni, il Tribunale, come anticipato in apertura, ha rigettato la domanda attorea di risarcimento per i danni, imputando all’esclusiva negligenza del traente l’iscrizione in C.A.I.

 

Qui il testo integrale della sentenza.


[1] L’attore riteneva, altresì, responsabili gli operatori postali del mancato recapito della raccomandata contenente il “preavviso di revoca C.A.I.”, restituita al mittente con il segno sulla voce “[destinatario] trasferito”.

[2] V. S. Daminelli, Assegno emesso senza provvista: la segnalazione in CAI è un obbligo per le banche, 30 novembre 2015, www.diritto24.ilsole24ore.com.

[3] La normativa, ai sensi dell’art. 8, comma 3, in alternativa alla presentazione della quietanza con firma autenticata dal portatore, consente che la prova dell’avvenuto pagamento possa essere fornita dal traente, “in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto”.

Qualora il beneficiario dell’assegno non provveda a rilasciare la quietanza liberatoria nei termini necessari alla presentazione della stessa al trattario, il traente, provata la mancata collaborazione, potrà agire nei suoi confronti per il risarcimento dei danni patrimoniali e non. In tal senso, Corte. Cost. ord. n. 319/2006. V. anche M. Monteleone, Assegno scoperto: evitare segnalazioni in CAI e avere il risarcimento dal creditore, 16 febbraio 2014, www.laleggepertutti.it

[4] V. M. Tidona, Il preavviso di revoca nella segnalazione alla Centrale d’Allarme Interbancaria degli assegni non pagati per difetto di provvista, 15 luglio 2011, www.tidona.com

[5] In tal senso, Cass. Civ., ord. 11.04.2017, in expartecreditoris.it.

[6] V. ABF, Coll. Coordinamento, dec. n. 8858/2015; ABF, Coll. Napoli, dec. n. 6780/2016; ABF, Coll. Palermo, dec. n. 3513/2018.

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